ABBASSO GLI ARTISTI: vademecum polemico per aspiranti outsiders

Lo Studio alchemico di Francesco I de medici
Lo studiolo alchemico di Francesco i, g. Vasari, 1570

La domanda che mi sento porre più spesso è: artista? E io: “ehm…ehm”, ché non so mai cosa rispondere.

“Nel Buddhismo Zen si pensa che il carattere dell’artista e la sua indole siano pienamente rivelati dal modo in cui disegna un Enso.

Ensō (円相) è una parola che significa cerchio ed è forse il soggetto più comune della calligrafia giapponese. Simboleggia l’illuminazione e la forza, l’universo. Rappresenta un momento in cui la mente è libera di lasciare che l’insieme corpo-spirito sia creativo: in un unico gesto, senza alcuna possibilità di cambiamento o correzione, mostra l’espressivo movimento dello spirito, in quel preciso momento.

Solo una persona che è mentalmente e spiritualmente completa può disegnare un vero Ensō.

Alcuni artisti praticano il disegno quotidiano di Enso, non solo come esercizio ma come diario spirituale, poiché l’indole dell’artista si rivela dal modo in cui disegna questo cerchio.”

Come si pone l’arte “nostra” di fronte al problema dell’ego dell’artista (e non solo dell’artista)?

Purtroppo, non ho trovato nulla di simile nella pittura tradizionale occidentale. Per quanto l’artista, dal manierismo a oggi abbia continuato a confrontarsi con temi alti, sacri e profondi, ha a mio parere mancato sempre il punto di partenza: se stesso.

Da questa parte di mondo, ci creiamo di continuo problemi di forma senza concentrarci minimamente sui contenuti. Tutto il sistema in cui siamo ingabbiati e che cerchiamo quotidianamente di combattere, a qualunque livello e in qualunque ambito, l’abbiamo prodotto noi.

Abbiamo affermato che l’uomo è il centro di tutta la scienza, la religione, la filosofia, la musica, la danza. Abbiamo abusato pesantemente del suo corpo, dell’uomo, intendo. Portandolo allo stremo delle sue stesse forze. Lo abbiamo assillato, osannato, torturato, glorificato.

Ma ne abbiamo sempre ignorato la “missione”.

L’arte, in questo contesto, si poteva porre come strumento del lavoro da fare su stessi al fine di attuare quella trasformazione emozionale che ci liberasse dalle catene dell’ identificazione.

E invece no. Poiché la nostra capacità creativa dipende dagli altri – e qui tutti a dire “Io sono artefice del mio lavoro” e, zaac, obiettivo centrato – le opere saranno solo vampiri di energia da ammirazione e null’altro. Tenderanno inequivocabilmente a saziare un gusto di forma piuttosto che a generare contenuti. Saranno piene di inutili aforismi. E fintanto che le opere saranno intrise di elevato antropocentrismo specista ognuno crederà fortemente di essere un artista. E tutti a dargli ragione.

Com’è difficile ammansire l’ingordo ego, così pieno di sé; così pieno. Com’è arduo educare quest’alunno indisciplinato. Com’è doloroso comprendere meccanismi in cui si incastra perfettamente.

Quasi impossibile la risalita; polveroso il sentiero.

La vita a livello “base” in cui annaspiamo irrimediabilmente, non è abbastanza. Non è niente.

La sua disorganica illogicità è il suo stesso motore.

Piuttosto che coltivare un’ interiorità spirituale e trascendente, l’artista (o il presunto tale)  magnifica e persegue diabolicamente, nel tempo, l’immagine mondana del bohemien, tormentato e  isterico, seppur a volte, geniale.

Quest’ attitudine, siamo onesti,  ha negativamente influenzato i flussi e riflussi  (reflussi il più delle volte) dell’arte dal passato a oggi. Quante volte, errando come clochard tra installazioni, performances e quadri contemporanei ci siamo detti “ma che ca**…”

Di qui sterili diatribe, lotte, competizione fra artisti, mercanti, galleristi, imprenditori, collezionisti, critici e pubblico; soltanto separazioni e allontanamenti.  Tutti contro tutti.

Il sistema, il mercato, la pubblicità e i media, che hanno nutrito, e ancora lo fanno, l’elevazione egoica dell’artista, soprattutto nel recente passato, hanno arrecato un danno non indifferente alla possibilità di fare dell’arte e della creatività uno strumento importante di crescita, evoluzione, di unione e comunione  e tensione al sacro. Dove per sacro s’intende tutto ciò che sublima il mondo permanente dell’essere e non l’imperituro dell’effimero.

La vera bellezza non si contempla sui corpi imbellettati delle muse nude e voluttuose, ma si cela nei labirinti silenziosi dell’attesa.

Sfruttando le smanie da “primadonna” del cavallo selvaggio, impariamo a domarlo (e ad amarlo), per sferrargli, al momento opportuno, un colpo grosso a guardia bassa.

Centrando in pieno il suo punto debole: Io.

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3 thoughts on “ABBASSO GLI ARTISTI: vademecum polemico per aspiranti outsiders

  1. Non ti viene Il dubbio che ognuno di noi, a suo modo ci sia l’artista; ovvero abbia in se stesso quelle capacità emozionali che in taluni momenti e circostanze riesce ad esprimere a se stesso e agli altri a prescindere dall’ “enso”. Penso che la stessa definizione di arte o artista sia stata nel tempo amplificata al punto tale da perdere contorni e limiti di una ragionevole comprensione umana. Ritorniamo alle piccole cose, e alla loro verità. Forse così facendo, recupereremo anche il concetto di Arte, come capacità insita in ognuno di noi( dal manovale all’intellettuale) di dire e creare nella libertà e nel rispetto degli altri. Poi ben vengano le lusinghe e i riconoscimenti non solo da parte degli addetti ai lavori che con l’arte hanno poco da spartire.
    Michele Armenise

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    1. Ciao Michele. Innanzitutto, grazie per la domanda. Ti rispondo con la frase di Ego, il personaggio di un film d’animazione Disney che io amo particolarmente: “Non tutti possono diventare grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque”.

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