Dei blog che seguo e cose varie part. 1

ScreenShot002

La prima domanda a cui uno scrittore “fino” deve rispondere è:

“perché mi devono leggere”?
Dai diciamocelo, quante volte, soprattutto davanti a interminabili paragrafi abbiamo saltato parole, e addirittura file di parole, pensando alla lista dei desideri di Amazon?
Invece, Valentina Graziani, con la sua verve naturale e uno spiccato ritmo al contempo beat e dissacrante, ti fa pensare: “ma quasi quasi leggo un’altra riga”. È così, di riga in riga.
Anche quando racconta, confidenzialmente, di improbabili banchetti onirici consumati nel suo personale immaginario teatrale.

Alessandro Borri, compagno di vita e di scrittura di Valentina è il saldo sostegno di motivazioni e contenuti. Il suo nome tra parentesi, nel titolo del blog, non intende renderlo secondario, ma parte intrinseca del progetto umano e professionale. Come lo Yin e lo Yang, V(ale)ntinamente, in cui non esiste definizione di identità: essi si compenetrano fino a perdersi l’uno nell’altro e diventando l’uno l’altro.
Questa è la vera Identità.

“Occorre aggiungere che lo scrittore prima di tutto si esprime per l’esigenza del proprio narcisismo, “Non omnis moriar, exegi monumentum aere perennius!” (Quinto Orazio Flacco). Più o meno tradotto dovrebbe suonare “ Non morirò totalmente, elevai un monumento più duraturo del bronzo” ossia la sua letteratura. Perché il suo ideale è di cambiare il mondo con le parole e , se questo corrisponde anche al gusto dei suoi lettori contemporanei, gli compete a buon diritto il titolo di scrittore. Per me il vero scrittore, però, deve infrangere la barriera del tempo, trascendendone qualunque sua curva diacronica, magari pur nel rifiuto, talvolta, dei suoi contemporanei, e questo avviene ed è avvenuto per numerosissimi artisti. Solo in tal modo egli prima d’essere scrittore è da considerare un vate. « Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso, ragionato disordine di tutti i sensi. » e aggiungo di ogni tempo.
(Arthur Rimbaud, da Lettera del Veggente) – Sergio Pettinelli

“Ma in realtà dipende da cosa uno intende per scrivere. uno può avere tanti motivi, per svegliarsi un giorno e decidere che ha da comunicare qualcosa – una storia in genere – e si mette (nella migliore delle ipotesi) a lavorare su sé stesso e sui propri limiti per renderla al meglio. Il narcisismo è uno, ma non credo sia il più importante. Altrimenti, tanti smetterebbero presto. Scrivere (bene) è una faticaccia. Non che paragonerei mai la cosa a qualsiasi altro mestiere, intendiamoci, ma tra i lavori intellettuali, è uno dei più faticosi (e ingrati, per lo meno in questo paese).” – Valentina Graziani

“E’ giusto quanto tu dici sui processi motivazionali, ma tra di essi esistono un’infinità di paletti, basti pensare al diario di una sedicenne: non è forse anche lei una scrittrice? E chiunque abbia l’intento di scrivere parte, a mio avviso, proprio da quella sedicenne, raccontando la storia del processo della propria ricerca di identità, qualunque sia la storia che si narra, ma che ti prende al punto “io” di narrarla. E se in essa non ti limiti ai cuoricini, al primo amore, bensì riesci a catturarne il concetto assoluto e a trasmetterlo nella dovuta forma, il messaggio si trasforma in letteratura, altrimenti resta semplice dolce diario dei tuoi sentimenti. Il motore di tutto questo parte, sempre a mio modestissimo avviso, da un ipertrofico Ego, che caratterizza sempre l’artista e quindi anche il vero scrittore. Ma l’Ego gioca poi con un bipolarismo psichico, che si scorpora dal proprio sé, trasformando l’opera in altro dal sé e non in diario, in questo processo si è veri scrittori o si resta sedicenni.” – Sergio Pettinelli

“Beh, non partono tutti dal diario adolescenziale, dai. C’è chi semplicemente sente l’impulso – o si trova fra le mani una storia (che sia o meno narrativa, che sia o meno poetica). Ci sono autori che non sono mai stati capaci di tenere un diario, ma nemmeno di provarci. Ci sono autori che continuano a comprare e mettere da parte quaderni che riempiono quotidianamente, ma lo stesso sono ben consapevoli che quella roba non andrà mai fuori da quegli stessi quaderni. Poi sì, senza dubbio c’è la sedicenne che si innamora, e a un certo punto inizia a uscire dal mero autobiografismo…” – Valentina Graziani

E la vera letteratura, a parere mio, si cela proprio in quei quaderni mai editi, perché questa consapevolezza, spinge l’autore a essere tragicamente onesto e vero nella sua scrittura. Invece il confronto col pubblico, considerate tutte le dinamiche che partono dal manoscritto, passano dalla correzione e arrivano alla stampa, deforma, purtroppo, il vero intento espressivo. Amo, per questo, quei frammenti, quegli scritti postumi di lavori mai volontariamente pubblicati. Non posso non citare al riguardo “Favola d’amore” di Hermann Hesse.

Perché alla fine lo scrittore a questo serve, a farsi leggere.

Annunci

One thought on “Dei blog che seguo e cose varie part. 1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...