Supervenus: Io sono Io.

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Alcune riflessioni  mi sono affiorate nella mente, già abbastanza popolata, spesso di cose inutili.

Mi piacerebbe, perciò, approfondire il discorso dell’identità.

Chi siamo noi, in realtà?
In un momento storico, che dura già da parecchi anni s’intende, non è roba fresca, in cui le immagini saturano la nostra vista, in cui non c’è più spazio per sentire attraverso gli altri quattro sensi, in cui l’apparenza è fondamentale per essere adattati nella comunità, micro o macro che sia, in cui siamo quotidianamente stressati dallo status quo e dal suo mantenimento, chi siamo noi?
Non è affatto mia intenzione suggerire una risposta, (ad avercela) né in questa sede né altrove. Voglio semplicemente riflettere sull’ambiguità che oggi permea il concetto di identità, troppo spesso confuso con quello di identificazione.

“Io non sono i miei capelli, non i miei occhi, non le mie labbra, né il mio naso. Non i miei fianchi, non i miei seni, né il mio ventre o le mie cosce. Non le mie mani, non i miei piedi, né il mio sedere. Eppure, io sono i miei capelli e i miei occhi e le mie labbra e il mio naso e i miei fianchi e i miei seni e il mio ventre e le mie cosce e le mie mani e i miei piedi e anche il mio sedere.”

Ora vi spiego perché difficilmente troverete foto che mi ritraggano nei miei spazi personali: io non sono me. Io sono io.

(Supervenus, Frèderic Doazan, 17th Bruxelles Short Film Festival, 2014)

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3 thoughts on “Supervenus: Io sono Io.

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