“Per l’Amordiddio”: breviario estetico-non-ascetico di uno spettatore innocente.

Se avete mangiato da poco, vi consiglio vivamente di posticipare la lettura di questo pezzo a più tardi. Se dovete ancora mangiare, vi passerà la fame.

Da qualche tempo si è riaperta la stagione della caccia.

Non so se qualcuno di voi ha o ha avuto cacciatori in famiglia. Mio nonno lo era.

Si svegliava all’alba: pantaloni e camicia di rito, gilet “alla pescatora”, “berretto simil-vascorossi”, stivali pesanti e fucile in spalla. Partiva. Poi tornava. E appariva lì, sulla porta di casa, l’uomo nero scricchiolando ad ogni passo, ad ogni passo spargeva nell’aria odore di selvaggina, morta. Avete presente?

Non ho mai visto dal vero una mostra degli artisti di cui vi parlerò oggi. Il motivo ufficiale è che non ce n’è mai stata occasione, non mi ci sono mai trovata. Il motivo ufficioso è che forse, ma forse eh, “perché non escludo mai il ritorno –“ (cit. Mc2 che cita Califano), tendo di proposito, ma non me ne accorgo, a rimandare.

Franko B, Damien Hirst, Chiara Lecca. Tre nomi, tre rintocchi di pendolo nella mia mente.

Tutti e tre hanno un minimo comune denominatore: una poetica di morte. Esattamente. Thanatos.

Il loro modus operandi si fonda sull’utilizzo di tecniche di manipolazione di materie organiche animali, siano esse intere e/o a pezzi o parti d’interiora, rivisitati in chiave “estetica”.

Penso a mio nonno. Che odore avranno le loro opere?

Odore di morte. Thanatos.

E sulla scia di quest’ odore, volo con Pindaro al remoto passato in cui questa  pratica, di  importantissimo valore simbolico, si è formata e affinata.

Gli Egizi, popolo sapiente dalle straordinarie conoscenze astronomiche (determinate dall’essere verosimilmente i diretti discendenti di civiltà “aliene”, genitrici della nostra), credevano nel ritorno dello spirito alla Sorgente universale. Sulle orme del racconto sacro che fa morire e risorgere Osiride , anche l’uomo, giunto al tramonto del transito terrestre, viene sopraffatto dalle tenebre, salvo risorgere trionfante il giorno dopo (e ricordare vagamente Qualcuno).

In una visione del mondo compenetrata dall’idea di forze vitali fattrici del Tutto, la fede nella sopravvivenza dell’anima dopo la morte è una certezza.

Per questa ragione erano necessarie la non corruzione e dispersione dell’involucro umano, attraverso lunghe rituali pratiche di preparazione, propedeutiche al grande viaggio.

Sostanzialmente il procedimento d’ imbalsamazione prevedeva le seguenti fasi:
1- morire (era fondamentale, direi);

2- lavare il corpo;

3- tirare via il cervello dal naso con l’ausilio di bastoncini metallici uncinati (ho appreso di questa tecnica credo in IV ginnasio e ne sono rimasta mummificata per almeno 5 minuti abbondanti –so’ traumi a 15 anni);

4- aprire con una lama di ossidiana il fianco sinistro del cadavere per estrarre tutti gli altri organi interni, ad eccezione del cuore che, secondo la cultura egizia, era la vera sede del pensiero;

5- disidratare sotto sale il corpo per quaranta giorni (si, sotto sale come il salmone delle acque glaciali della Norvegia dell’estremo Nord);

6- profumare con unguenti, balsami, spezie e resine, q.b.;

Immaginiamo la scena: in una sala operatoria “minimal”, i medici mummificatori procedevano con l’intervento di pulitura avvolgendo il morto, o meglio il suo involucro, nelle bende di lino mentre i sacerdoti recitavano invocazioni per attivare i poteri benefici di protezione delle pietre e degli amuleti che si stratificavano con la fasciatura.

Una rituale danza cosmica che unificava scienza-religione. Per noi del tutto incomprensibile.

Ah, dimenticavo di dirvi che tutto ciò che era estratto, trattato separatamente, entrava a far parte del corredo funerario.
Andiamo a incominciare.

Franko B

frankb1
I still love, 2010

Per chi non lo conoscesse, è un performance artist, nato in Italia, oltre mezzo secolo fa, ma attivo fin da giovane nella scena artistica londinese.

La sua poetica, da bravo body artist, è completamente basata sul sangue, sulla perpetrata, pubblica e condivisa violazione del  corpo alla ricerca di una redenzione personale, dell’espiazione finale dei suoi peccati più intimi. Questa idea è così presente nella sua arte da campeggiare in bella vista nella home page del sito :  “When there’s no future, how can there be sin?”

A me sta frase fa molto riflettere. Perché mi sembra un modo per giustificare tutte le fesserie che andiamo facendo da millenni ormai. Eppure, di secolo in secolo, di millennio in millennio, il futuro alla fine è arrivato. E noi abbiamo comunque commesso i nostri peccati.

Franko B mette in scena una drammatica teatralizzazione dell’esistente, manipolando pesantemente il suo corpo. E fin qui va, bene. Ognuno del suo corpo ci fa ciò che vuole (mmm…).

Riporto ancora dalla testata del suo sito: “The life and work of Franko B is situated somewhere in between isolation and seduction, benevolence and confrontation, suffering and eroticism, punk and poetry”. It is a certain type of schizophrenia that finds a balance, dramatically undermining the status quo.” (caro Franko, stai dando ragione a me)

La “schizoprhenia” (perché in inglese è più cool) “è una malattia psichiatrica caratterizzata da sintomi psicotici persistenti di alterazione del pensiero, del comportamento e dell’affettività con forte disadattamento, tale da limitare le normali attività di vita.

I sintomi più comuni includono allucinazioni uditive, deliri paranoidi e pensieri o discorsi disorganizzati.

È accompagnata da un significativo deficit nella vita sociale e professionale.  La genetica, i fattori ambientali precoci e i processi psicologici e sociali sembrano contribuire in modo determinante al suo sviluppo. L’assunzione di alcune sostanze stupefacenti o farmaci sembra causare o peggiorare i sintomi.”

Vista così, tutti converranno con me nel dire che la schizofrenia di cui sopra andrebbe curata con una serie ben programmata di sedute con uno psichiatra, bravo.

Invece penso seriamente che per l’artista moderno, soprattutto con un background come quello di Franko B, sia indispensabile per emergere trovarsi una collocazione psicologica deviata, quasi che la semplicità e la naturalezza (badate bene che non sto parlando di normalità) non possano comporre quella condizione necessaria e sufficiente per creare artisticamente. E quindi valuto questa attitude al pari di una strategia mediatica di marketing.

Ciò detto, nel suo tutto personale “immaginario negromantico” (per citare Giusi Diana quando parla di Nitsch), caratterizzato, com’è logico d’altronde, da un pesante horror vacui, “prendono vita” animali imbalsamati (34 uccelli sui trespoli allestiti in un cuneo stretto e 25 mammiferi per la precisione – nella mostra I still love” al Pac di Milano nel 2010) coperti interamente da pittura nera.

franko b i still love
I still love, 2010

Le sue parole: “Ho cominciato a vedere questi animali imbalsamati, quasi per caso, nel mercato dell’antico qua a Londra tutti i giovedì vicino a uno dei miei studi e li ho voluti portare a casa a uno a uno. All’inizio ho voluto dargli una casa, dove potevano essere amati, poi invece ho deciso di dargli un’altra vita, una nuova vita.”


Damien Hirst

Che dire del caro vecchio Damien, quel birbante! Chi non ricorda i lussuosi teschi tempestati di pietrine a simboleggiare la nuova vita della morte?
Leggo su Leggo: “Tutto viene minuziosamente indagato, dalle misurazioni e analisi sulla bioarcheologia del teschio agli studi di riflessione e rifrazione dei diamanti, dalla storia del teschio – quello vero – alle ipotesi sulla sua possibile discendenza.”

Chi non ricorda quelle enormi teche in plexiglass in cui stazionano nell’ordine una pecora, uno squalo, un toro e una zebra, immerse nella formaldeide? Da sapere che gli animali prima sono stati imbalsamati, poi immersi nel liquido conservativo. Dell’imbalsamazione ho già parlato e la formaldeide è un composto chimico organico volatile.

Shark
Shark

E’ stato proprio studiando Hirst che ho piacevolmente scoperto le doti sovente nascoste, di una cara compagna che in altre situazioni è stata molto meno che enciclopedica e frettolosamente spicciola. Io non avrei saputo scriverlo meglio:

“La concezione artistica di Hirst ha una forte attinenza con la moda contemporanea; le sue opere di maggiore impatto, quali lo squalo o il toro sotto formaldeide, sono paragonabili allo spettacolo di una sfilata di prima linea, indispensabile per far sognare le donne di tutto il mondo, delle quali però molti dei pezzi probabilmente non saranno mai messi in produzione.

[…] immagini il più possibile visibili, memorabili, capaci di scavare buchi nella coscienza. Ironia e orrore, bellezza e crudeltà, nascita e morte sono i poli tra i quali oscilla il senso teatrale di un’opera che sa presentarsi sempre in modo diretto e inconfutabile. L’ambiguità del messaggio, che contrasta con la cieca violenza della forma, colpisce e fa centro. Sebbene appaia trasgressivo e irritante, poco educato, talvolta irresponsabile nell’elaborazione del suo punto di vista e alquanto sbrigativo nella gestione manageriale e cinica del proprio personaggio, è sorprendente verificare la qualità di sfumature che attraversano il suo lavoro e l’estrema lucidità con cui Hirst riesce a stabilire un livello di comunicazione immediata con lo spettatore.”

Dici, Wiki?

Passata un po’ più di striscio sotto gli sguardi distratti del nostro caro spettatore sprovveduto, sebbene ci sia comunque stata una forte reazione da parte di ambientalisti e animalisti, una delle sue opere del 2009: la bicicletta da corsa di Lance Armstrong per il Tour de France, decorata con centinaia di ali di farfalle che egli stesso e i suoi collaboratori hanno staccato dai corpi degli insetti e incollato sulla bici. Qui il delirio poetico tocca gli apici di uno sconclusionato vaneggiamento secondo cui, lo capiamo tutti, no?, le ali VERE di farfalla farebbero VERAMENTE volare il ciclista.

hirst damien bike

Fatto sta che i pezzi più colossali di Damien Hirst sono rimasti per lo più invenduti, sia per i costi stellari sia per la soggezione che le dimensioni spropositate delle stesse producono. O forse per il bizzarro rapporto che intercorre tra le due cose?


Chiara Lecca da Forlì (come Eulalia Torricelli)

chiara lecca artist

Finalmente una donna. Le donne, sacre custodi della vita e del segreto misterico della creazione?  Anche no.

Alla base della sua ricerca c’è il ritorno a un automatismo associativo, neo-surrealista. L’obiettivo è di riportare alla luce, attraverso la materia organica quell’istinto selvatico (e a volte di selvaggina si tratta, appunto) per svincolarlo dall’inorganicità del quotidiano. Con scarti alimentari di produzione (scarti di macelleria, insomma, ma come la giri sembra sempre brutto) quali vesciche, denti e peli ella vuole spiazzare l’imbranato spettatore, ingannandolo con la buona fattura di un marmo fasullo o un irreale vetro soffiato. Altro non trattasi alla fine che d’intestini.

chiara lecca artist

L’artista alletta ancora l’immaginario fiabesco del suo pubblico innocente con orecchie di lepre imbalsamate e aggregate in un grottesco mazzo di orchidee selvagge.

Il metodo di preparazione di questo materiale è chiamato tassidermia. Questa tecnica viene utilizzata a scopo scientifico e permette nel tempo la conservazione delle pelli animali, attraverso un trattamento con sostanze di mantenimento, preparandole all’imbottitura con strutture articolate di varia natura. Secondo tradizione, la tassidermia serve principalmente per la messa a punto dei cosiddetti “trofei di caccia”.

Secondo Elisabetta Pozzetti che l’ha intervistata all’Arte fiera di Bologna nel 2013 la chiave della sua poetica è la “freschissima (che scherzi? N.d.A.) valorizzazione di ciò che viene scartato” tramite una “grande fantastica capacità di rielaborazione che ricorda Arcimboldo”. L’intervista continuava con meravigliose spiegazioni delle opere, purtroppo poi è passato il treno e le uniche parole che sono riuscita a carpire sono state “zampette”, “orecchie”, “investimento sicuro”? E poiché sono una persona molto pigra, non ho portato indietro la barra di navigazione di youtube.
Per finire questo suggestivo quanto funereo viaggio attraverso il lato oscuro del nostro tempo (artistico), voglio raccontarvi di un altro “maestro”. In realtà egli, anatomopatologo tedesco, ha seguito un corso di studi in medicina e soltanto in seguito ha sviluppato un interesse specifico per il lato estetico del suo lavoro.

Gunther von Hagens

E qui, finiti i rintocchi, il pendolo si è fermato.

Gunther von Hagens ballerina

Lui è l’unico che ci ha pensato, nell’arte, ad esibire come un animale impagliato, il corpo VERO dell’uomo  scarnificato, torturato, smembrato, rimodellato e, così, glorificato. E l’ha fatto brevettando un procedimento  di sua invenzione che permette la conservazione dei corpi, umani, tramite la sostituzione dei liquidi con polimeri e silicone, chiamato plastinazione.

Sostanzialmente il processo di plastinazione prevede le seguenti fasi:

  • morire (anche qui fondamentale, direi);
  • imbalsamare e dissezionare – si blocca cioè la decomposizione iniettando a pompa la formalina attraverso le arterie;
  • rimuovere pelle, tessuto connettivo e tessuto adiposo;
  • asportare acqua e grassi con l’uso di acetone – tutto ciò che viene estratto, è buttato;
  • impregnare a forza – i polimeri penetrano ogni cellula del corpo durante l’immersione in contenitori a pressione;
  • posizionare l’ormai manichino nella posa che più aggrada all’artista, tramite spaghi, mollette, e fili;
  • solidificare l’opera con metodi di “asciugatura” relativi al tipo di polimero utilizzato: esposizione a raggi UV o fonti di calore o ancora…a gas.

Immaginiamo la scena. Come morire due volte, in pratica.

Giusto per dirlo, fino al 21 giugno scorso le opere di von Hagens sono state visibili nella mostra itinerante BodyWorlds a Roma, Napoli, Bologna e Milano.

“Tutti i preparati anatomici che è possibile vedere in mostra sono veri!”, recita lo slogan pop, venghino siore e siori.

Da pura ricerca scientifica volta alla formazione degli studenti di anatomia, il lavoro di Gunther von Hagens si è connotato pian piano di un elemento estetico, tale da cominciare a pensarne esposizioni aperte al pubblico.

Secondo il suo parere, il corpo umano possiede in sé una bellezza talmente intrinseca che non è possibile non condividere la meravigliosa sinergia di muscoli, nervi e organi che celebra l’essenza della vita.

E io che pensavo che questa volta ne avevo trovato uno che finalmente aveva avuto l’ardire di mettere l’uomo al pari di un animale impagliato a trofeo di una caccia spietata, su un bel caminetto acceso! No, nello spettacolo orripilante della nostra tragica esistenza quotidiana, neanche ciò che abbiamo dentro, fisicamente dico, neanche quello è più un fatto privato.

Anche nella direzione opposta a Franko B,  Hirst e Lecca, emerge tristemente l’antropocentrismo specista e narcisista, a me tanto caro, che genera e condanna questo tipo di pratiche cosiddette artistiche.

Sì, perché a Milano, poi, il corpo della donna incinta con feto annesso, prevista nel percorso espositivo, è stata censurata e quindi non presentata. La stessa città che ha ospitato “I still Love” di Franko B, e tanto altro.

gunther von hagens donna incinta

E ho pensato: strana quella cultura che genera i suoi mostri per poi ucciderli! Degenerata figlia di Kronos divora i suoi stessi figli.

Non so se mi facciano più paura quelli che producono le citate opere o quelli che ne scrivono  definendole “elegante oblio di uno zoo doloroso”.

Forse più di tutti ho paura di quelli che le chiamano arte. Nel senso, io non lo so se lo siano. Ma almeno mi pongo la domanda. Senz’altro sono delle sperimentazioni oltremodo interessanti e affascinanti sotto il profilo antropologico, psicologico, sociologico e culturale.

Io, povero spettatore innocente, posso dire solo questo: dopo che mi avete fatto vedere sangue, scuoiamenti, disidratazione, dopo che mi avete estratto tutti gli organi interni, fate come gli Egiziani, lasciatemi almeno il cuore. Non cercate di convincermi. Il dubbio, se non altro quello, lasciatemelo.

Voglio rassicurarmi, però: è stato recentemente appurato che la formaldeide è una sostanza chimica assai nociva per l’uomo e provoca il cancro; nel 2011 a Gunther von Hagens è stato diagnosticato il morbo di Parkinson.

Dove non ha potuto l’etica umana, ci è riuscita la Provvida Ventura. E chissà cos’altro ancora ha in serbo la nostra cortese Signora.

Perché una cosa la so per certa: secondo una legge universale, la Natura paga sempre i suoi debiti. Ma è quando deve riscuotere i suoi crediti, amici miei, che dà il meglio di sé.

“Il punto più basso raggiunto dall’ Arte nel XX secolo, è la manifestazione di questa crisi. La dimostrazione del materiale, l’ Arte delle spoglie mortali, l’ esposizione di sostanze non trasformate, ma massimamente distribuite secondo punti di vista intellettuali, sono la manifestazione di una costituzione umana ove il fragile eterico minaccia di essere licenziato dal corpo fisico e a seguito di ciò perdere l’ unione con le parti superiori.” (J. Greiner, Riv. Antroposofica n.5, 2007 “Le forze di resurrezione dell’arte)

baude cordier belle bonne sage
Baude Cordier, “Belle bonne sage”, Medieval Codex Chantilly,
Annunci

2 thoughts on ““Per l’Amordiddio”: breviario estetico-non-ascetico di uno spettatore innocente.

  1. ” […] strana quella cultura che genera i suoi mostri per poi ucciderli! Degenerata figlia di Kronos divora i suoi stessi figli.”
    Siamo inconsapevolmente vittime del sistema disumano e boia di quello umano. Ma il campo artistico è quello in cui più, secondo me, si amplifica il concetto di “etica” in quanto tale, soprattutto se- nella fattispecie- non vai a caccia (nel senso più stretto del termine) di prede da trasformare in opere d’arte. Ad ogni modo, come dici, è bene quantomeno porsi delle domande ogni tanto..

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...