Pierpaolo Miccolis: le “macchie” veggenti dell’oscuro contemporaneo

Il secondo significato della parola brevetto, secondo il primo risultato dal web, è: attestato ufficiale della capacità di un individuo a esercitare determinate mansioni specifiche a bordo di navi o di aerei…o su Nea, aggiungo io.

Sì,  perché uno dei Giardinieri dei miei, l’ho attestato, ha avuto la capacità specifica di riportarmi indietro nel tempo; mi ha  letteralmente scaraventato in un passato molto remoto, facendomi completamente dimenticare di essere qui, ora. Posso dunque dire che possiede il brevetto di Viaggiatore del Tempo.

A lui, tra l’altro – e sono davvero orgogliosa di dirlo – sono legati molti dei miei ricordi.

Come sempre, la chiamo intervista, ma mai come questa volta, si è trattato davvero di una rimpatriata tra vecchi amici, tra colleghi che hanno in comune una parte del proprio trascorso.

Ciò che di lui è rimasto indelebile nella mia mente è  l’innata disinvoltura con cui si muove, senza alcun problema,  da un ambito di appartenenza all’altro, la quale cosa delinea una personalità schiva e sfuggente ma, allo stesso tempo,  molto spiccata.

Ciò che mi è rimasto più fortemente impresso è proprio la sua grande empatia, rielaborata mediante un sense of humor tutto suo, in ostentato bilico tra glamour e grotesque, generando pertanto, il sublime.

Questa esclusiva qualità si riflette, immancabilmente nella sua arte, in cui ritrovo tracce evanescenti, indistinte di un’anima instabile, non contornata, bisognosa di volare al di sopra di qualsiasi standard o categoria. La sua raffinatezza è esattamente questa: evitare ogni condizione che rientri in uno stile preciso.

C.N. “Come mai l’acquerello?”

P.M. “L’acquerello è glamour ed elegante, proprio perché si presenta così come forma, come traccia pittorica. I soggetti, invece, possono sembrare a prima vista eleganti, però poi in effetti sono molto grotteschi e alcuni anche molto crudi. E quindi la mia arte è esattamente la mia vita, cioè vivo in questa maniera.”

C.N. “In che modo l’acquerello si sposa con il mondo di oggi?”

P.M. “Dopo questi anni di esperienza tecnica, ho imparato tanti segreti per affinarmi e posso dire che è difficile. Ma questa difficoltà è data proprio dalla velocità. La tecnica dell’acquarello è veloce, è contemporanea benché antichissima.

 

Civetta, 2014
Civetta, 2014

E inoltre, ha una caratteristica che io adoro Il buona la prima. Lo sai, l’olio non ti piace? Hai sbagliato? Puoi intervenirci. L’olio non si asciuga mai. Lo copri, lo misceli, lo rifai. Invece con l’acquerello se sbagli, prendi e stracci tutto. Ed è bello, mi piace. E io straccio molto – ride – nel senso che faccio tante prove che vanno male, altre no.”

Le sue “serie difficoltà di concentrazione” gli permettono di perdere il punto, di dimenticare il fulcro e di impegnarsi, piuttosto, sul continuo dispiegarsi dell’essere. Pierpaolo evita la staticità del ruolo sociale, abbandona il perno attorno al quale l’uomo fa ruotare la sua realtà e si perde nei meravigliosi dettagli dell’indefinito, nell’espansione delle inesauribili possibilità.

E’ un’arte la sua in cui, finalmente, l’animale sostituisce e rappresenta l’uomo, superando quell’antropocentrismo specista, quella gradatio entis, di cui qualcuno mi ha impunemente parlato, che, ahimè, caratterizza le convinzioni e il fare di molti sedicenti intellettuali della nostra contemporaneità.

L’energia, di fatto, è qualcosa che non appartiene a una classe, a un settore o, peggio ancora, a una specie. L’energia è una, universale ed è in scambio perpetuo tra tutto ciò che, a suo modo, vive e fa parte di questo cosmo.

Bestiario, 2013
Bestiario, 2013

P.M.”In questo bestiario che ho ricreato, nessuno è amico di nessuno e, paradossalmente, sono tutti amici di tutti. Questi animali convivono, seppur diversi. In De Scensum, gli uccelli raffigurano una personalità umana: ecco, nel mio lavoro gli umani sono rappresentati dagli animali, che intraprendono questo viaggio, come quello che facevano gli Sciamani e tutt’ora fanno attraverso l’assunzione di droghe, ed entrano in un mondo asettico, bianco dove fanno un incontro particolare con una creatura dell’oltretomba.

 C’è un filo di continuità tra il mio vecchio lavoro, quello che chiamiamo il mostro, e il mio nuovo e recente lavoro,  un uccello, anche se a due teste.”

Il nutrimento immaginario, visionario, chiaroveggente, arriva dritto dal clima medievale per quel che riguarda la scelta di alcuni contenuti, dalle atmosfere antiche, per i riferimenti della tecnica ad acquerello.

Addictiv by honey, 2012
Addictiv by honey, 2012

Trasportando, implacabile, il discorso su un piano assolutamente attuale, Pierpaolo, appunto, ci racconta un medioevo contemporaneo non buio, tribale od oscurantista, ma inteso come un tempo di recupero delle tradizioni e delle radici arcaiche, un ritorno al senso di appartenenza, che in altri posti e in altri ambiti sono, purtroppo, perduti. In un momento storico, come quello moderno, devoto oramai alla globalizzazione culturale e umana, volto alla eliminazione di qualunque differenziazione particolare, con la scusa del cosmopolitismo, la sua poetica ancora difende e promuove il coraggio dell’identità e ci rivela che il cosmopolita non è il cittadino del mondo, ma il cittadino che porta il mondo a casa sua. Uno scambio incessante di informazioni destinate, al contempo, a creare un ponte tra le diversità. Argomento, questo, che gli è molto caro e che tradisce un amore orgoglioso per il territorio.

C.N. “Perché è nato questo interesse per le divinazioni?”

P.M. “E’ una cosa che è strettamente  legata al mio territorio. Io non sono un artista che lavora in questa direzione, però il mio interesse è nato in maniera quasi automatica e inevitabile. Gli artisti del sud sono molto legati alla propria terra. Gli artisti del sud portano il sud ovunque. Ed è questo che li rende diversi.  Perché abbiamo un territorio meraviglioso. Non che al nord non ci siano spazi meravigliosi, però forse noi ce ne rendiamo conto di più? Non lo so, sono solo delle ipotesi, non voglio entrare in conflitto con nessuno o dire cose inesatte.

Pirocinesi, 2014
Pirocinesi, 2014

Però magari, se io non fossi stato di Alberobello, che è il Paese più bello del mondo, se io non fossi stato pugliese, non sarei neanche diventato un artista. Ho davvero coscienza del mio territorio.

Analizziamo la storia dell’arte, anche quella contemporanea, prendendo in esempio alcuni  grandi artisti. Orlan, una delle regine della body art. Lei è di Sant Etienne, tipico comune francese che vanta una bellissima tessitura. Tu vedi della tessitura nel suo lavoro? Mah, forse sì, da lontano delle cuciture, però sono fatte sul corpo, è un’altra cosa.

E poi c’è Pascali, pugliese, il suo territorio nel suo lavoro c’è. Il mare, le pozzanghere.

Vedi come sono gli artisti del sud? Facciamo una riflessione seria?

Per gli artisti del sud, il territorio, l’ambiente in cui vivono, entra nelle opere e poi esce in maniera davvero esplicita.”

 “A proposito dell’immaginario visionario. Il lavoro sugli uccelli è nato nel 2010. Non lo so perché è nato in me questo interesse. Mi piaceva il fatto del volatile sofferente, che non può volare, impossibilitato alla libertà, perché aveva il becco troppo grande o le ali troppo piccole, le zampe con la displasia. I primi uccelli erano terrificanti, gli ultimi no. Erano anatomicamente rispettosi. Come è possibile che un mostro si sia trasformato in un uccello? Non lo so. Però è successo. E da allora mi sono interessato, in maniera quasi scientifica, non soltanto agli artisti che hanno trattato lo stesso tema, ma proprio alle razze, ai continenti, alle tipologie, alle specie e alle famiglie.”

Ailuromanzia, 2015
Ailuromanzia, 2015

In un lungo excursus artistico, umano e spirituale, Pierpaolo si sofferma su diversi contenuti e studia questioni come l’alimentazione, i mostri, la figurazione di uccelli e le divinazioni (ailuromanziapiromanzia, ieromanzia, aeromanzia, pirocinesi, controllo della mente, negromanzia)

E lo fa interpretando il tutto dal punto di vista esoterico, occulto, quasi mistico, scavando nei meandri delle memorie collettive, scendendo nel profondo e cupo stomaco delle allucinate verità popolari.

Negromanzia, 2015
Negromanzia, 2015

Da questo magma instabile di emozioni, di informazioni, di materia prende vita una figurazione. Il cerchio si chiude dove è iniziato: la macchia di colore riversata sul foglio traccia man mano una forma che si genera autonomamente, sia sul piano visivo che su quello mentale.

C.N. “I tuoi primi lavori mi hanno fatto pensare inequivocabilmente, ai test psicologici con le macchie di colore, a cui il paziente deve associare la prima immagine che gli viene in mente, senza le mediazione della ragione.”

Addictiv by honey, 2012
Addictiv by honey, 2012

P.M. “Sì, in un certo senso è così. Incominciavo a lavorare con il colore ad acquerello sulla carta senza una forma precisa in mente  e lasciavo, in maniera automatica, sulla scia dell’automatismo psichico dei surrealisti, che si creasse da sola una forma. Poi, una volta che l’avevo individuata, cominciavo a lavorarla e ne venivano fuori dei genitali piuttosto che dei mostri. Anche se non mi piace chiamarli mostri, perché alla fine mostro non è nessuno. Niente è veramente mostruoso e se lo è, è bello. Piuttosto lo definirei non ordinario, come appunto le mie figurazioni animalesche o grottesche. D’altronde, se non le facciamo noi che lavoriamo in questa maniera, se non creiamo noi delle forme che non esistono, chi le crea? La scienza? E’ meglio di no, perché rischia di fare dei pasticci colossali. E’ meglio che l’arte inventi nuove cose.

Queste macchie possono essere tutto per tutti, tu ci vedi un volto io ci vedo qualsiasi cosa e ricorda la divinazione che veniva fatta ai tempi dei Babilonesi con le nuvole, quando gli Indovini che abitavano nelle corti, guardavano le nuvole per predire che la battaglia sarebbe stata vinta o persa.”

Presagio 1. 2015
Presagio 1. 2015

Dall’incrocio tra due marmotte e un’aquila predatrice, si scatena un primo presagio fatto di una forza triangolare tra i personaggi. Un fluido spostamento di posizioni, muto dialogo fra energie, che non ci aiutano a distinguere, fino in fondo, la preda dal predatore.

Tutto è, infine, collegato e i ruoli in qualunque tempo e momento sovvertibili.

Tutto è niente, contemporaneamente. La magia arcaica del legame dell’essere con la sua parte tellurica, in constante ascesa verso stati di coscienza altri e alterati, impregna gli acquerelli.

Con un inaspettato, forse involontario, complimento si conclude questo affascinante viaggio: Le camelie sono bellissime, quasi come una stella a cinque punte!”

Perché mi piace Pierpaolo Miccolis? Perché sapientemente mesce, come l’acqua col vino, spirito e sostanza. Conosce la differenza e intende la complementarietà. Padroneggia ed emancipa una tecnica ardua, ingiusta esclusiva della figurazione di vedute e paesaggi. Anzi, dirò di più. Anche i suoi acquerelli sono vedute e paesaggi. Ma di quelli interiori, superiori, astrali. Dove, tra materia ed energia, l’essere si coniuga con la felicità.

Non ci credete? Rileggete l’articolo.

P.M. “Ero felice e lo sono tutt’ora. Perché come dire, giudicarsi infelice sarebbe la fine, no? Nessuno ha davvero dei motivi per essere felice, però dobbiamo imporcelo. Questo è un ottimo modo per andare avanti. Quindi sì, posso affermare di essere felice.”

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