Una musica (soave) può fare

Provate a cercare “Madonna degli Artigiani” sul web e vediamo cosa ne esce fuori. Volete un anticipo? Niente. Non ne esce fuori assolutamente niente.

Eppure, il pomeriggio di un’afosa domenica d’agosto, con un paio di amici, tra Picasso e una mostra d’arte sacra, inspiegabilmente (ma io conosco benissimo il perché) scelgo la seconda, dove tra irrilevanti caravaggeschi e arredi sacri, panneggi e ostensori, putti e paramenti, non c’è assolutamente nulla di eccitante  da ammirare che si avvicini minimamente una scultura tribale di zio Pablo.

E, invece, boicottando la  noiosissima guida, aggirando la terribile parete divisoria di cartongesso, così stridente tra quelle volte a perdifiato, vengo sonoramente colpita in piena faccia da Lei.

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Un ignoto scultore siciliano, tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo ha avuto l’ispirazione di realizzare questo legno intagliato e dipinto, alto 123 cm.

La Madonna degli Artigiani.

Chi sei, tu, ignoto scultore? Io ignoro il tuo nome e moltissime cose che tu conosci alla perfezione.

Credetemi, l’Italia l’ho girata e molte Chiese ho visitate, ma (una) donna così, seduta su un trono di nuvole, non mi era mai capitata. Prima.

La veste color del cielo, tempestata da stelle fiammeggianti. Come se stringesse un’arpa, mi invita ad avvicinarmi.

Cosa vedo?

In una mano, appoggiata sul ginocchio sinistro, una scala. Le sue dita carezzano la tastiera di un cembalo, producendo una musica muta, vibrata, risuonante nel silenzio della mia meraviglia. Riecheggia nel mio intorno e nel mio interno.

Nell’altra, un martello. La corporazione degli artigiani ha lasciato traccia del suo operato. Penso che ah, ma allora non è affatto anonimo, questo scultore siciliano!

La luce che per una fortuita coincidenza le illumina il volto, non la rende meno magica dei dipinti caravaggeschi che la circondano. Anzi, la Madonna risplende di una luce potente che le sgorga superba dal petto, picchiettando di schizzi irrequieti la sua veste.

“Vieni”. Mi dice. Come posso non obbedirle?

Mi avvicino ancora. Di più. Conto dodici pioli. “Cosa vuoi dirmi?” Le chiedo.

Lei mi guarda, silenziosa. Lo sguardo accogliente, ma severo. Mi offre il martello. “Labora”.

Scava, elimina il grezzo, raffina, togli il soverchio. Procedi, attraverso il mio grembo, alla vera trasformazione.

Non vedo il luogo dove conduce la scala.

“Tu non sei solo una madre. Sei la Madre.”

E così, tra sussulto e stupore, leggo ai piedi la sua provenienza:  “Chiesa di San Giacomo”.

“Ah.”

Nel frattempo, i miei amici si sono persi. No no, sono intorno alla guida.

“Il cammino stellato che hai visto nel cielo significa che devi recarti in Galizia con una grande armata per combattere le perfide genti pagane, liberare la mia via e la mia terra e rendere visita alla mia basilica e al sarcofago. Dopo di te, lì si recheranno tutte le genti cristiane, venendo anche per mare, chiedendo perdono dei peccati e cantando le lodi del Signore, le virtù e i prodigi che operò. E in verità essi vi andranno, dal tuo tempo fino alla fine di questa età presente.” (Iter pro peregrinis ad Compostellam-Liber Sancti Jacobi)

Foto in evidenza per gentile concessione di Gabriele Camelo, “Camino de Santiago”, 2004.

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