Gira il mondo, gira

La mamma e il padre di Caarlo (si noti bene la pronuncia, Caarlo va letto esattamente come è scritto, perché era così che sua madre strisciava il suo nome, quando lo chiamava) si erano sposati per amore. Di questo nessuno ha mai dubitato. Avevano sempre desiderato due figli ma era stato loro destinato soltanto uno. Per questo motivo, l’avevano circondato di amore sincero in abbondanza e l’avevano allevato con cura e devozione.

Un giorno, però, Caarlo fu chiamato, all’improvviso, in una giornata di sole chiaro e limpido, fresco preambolo estivo, al Cielo. La gioia che aveva riempito per dieci anni quella casa di colpo svanì e le giornate, per i due genitori, si trasformarono in monotone e angoscianti repliche di un pianto straziato.

Cadevano le foglie. Le foglie cadute riempivano il viale della casa, ricoprendolo come un mantello leggero e fragile.

Un bambino, dal viso tondo e roseo e gli occhietti luccicanti si inoltrò nel cumulo di sfumature d’arancio alla ricerca di un oggetto che, dall’ impegno nella ricerca, pareva essere davvero prezioso. La mamma di Caarlo lo vide dalla finestra e, incuriosita, gli chiese, uscendo vicino alla porta : “Hai perso qualcosa?”

Il bambino sgranò gli occhi con la mano ancora tra le foglie. L’aria soddisfatta e il sorriso a bocca aperta indicavano che la ricerca era andata a buon fine.

Porse alla signora l’oggetto e scappò via, senza dire una parola. Lei girò l’oggetto sconosciuto e chiamò il marito. Sul ciglio di casa, guardarono il cielo che si rifletteva in quel frammento.

Fu allora che Caarlo vide un’espressione di serenità sorgere nuovamente sui loro visi.

 

 

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