Ma che sei Maat?

Quanto pesa il mio cuore?

Chris Maynard,
Chris Maynard, “Where feathers come from” (turkey feather)

In linea di massima, sono contraria ad ogni forma di categoria. E’ proprio il senso d’appartenenza la causa delle moltissime scissioni, paradossalmente. Ci fa preoccupare di appartenere a un gruppo, a una terra, a una lingua, non mai di appartenere solo a noi, che significherebbe, alla fine, appartenere al Tutto.

Sento, infatti profondamente che il bene e il male non esistono in senso separato, distinti in due categorie opposte. Essi si  giustappongono in muta sussistenza. Mi spiego. Immagino che dobbiamo sempre ricondurre tutto a una dimensione spazio-tempo per cogliere le verità. Non possiamo assolutizzare astraendo dal contesto. Una cosa, una persona o un evento non è mai o buona o cattiva di per sé, ma “è” buona o cattiva e seconda delle circostanze in cui viene inserita dai ragionamenti. 

Cosa è buono o cattivo, d’altronde? Come stabilire e perché questa divisione?

Già dalle sue radici, il linguaggio sperimenta il fascino tormentato dell’ambiguità. Quando l’immagine andava lentamente trasformandosi in  segno grafico, il significato si faceva sempre più arbitrario. La sequenza dei segni grafici è collegata a un’idea soltanto per scelta di un accordo pattuito. Non è obbligatorio che esista fra di essi un rapporto di reciproca eco.

L’impero delle parole, si può dire,  è costruito su convenzioni arbitrarie, su qualcosa di molto fragile. Cosa succederebbe, perciò, se le fondamenta crollassero?

La langue è un sistema acquisito, previamente stabilito, che diventa un campo arido e secco, privo di cuore. Se non impariamo il silenzio.

Il successo della comunicazione, spesso, giace nella capacità di ascolto dell’uditore. Il silenzio è raffinatezza, cernita, setaccio accurato della parole.

11.09.2001

5

Nel numero non c’è menzogna. C’è tutta la verità disvelata nel suo perpetuo dinamismo. Esso rappresenta una verità che si trasfigura continuamente nel suo opposto, attraverso cambi di prospettiva, per ritornare ad essere uguale a se stessa. “Rivelata” è l’anagramma di “la verità”.

Il numero è del tutto privo di pregiudizio e, a differenza del linguaggio, non è un’astrazione . E’ la physis medesima delle cose. E’, dunque, la realtà che esiste e si esprime silenziosa e armonica. La sua origine e la sua creazione.

La parola e il numero come l’ombra e la luce. L’ombra è ciò che la luce non vede, ma involontariamente rivela, esprimendo il fine ultimo di riunirsi al tutto, superare il dualismo interiore e rimarginare la sanguinante frattura dell’essere.

 Il problema della conoscenza e dell’approccio ad essa deduco che sorga dal fatto che la maggioranza intende ancora la cultura come indottrinamento, proveniente dall’esterno. Non considerando la capacità individuale di emancipazione ed evoluzione, al di là di sedicenti guru o maestri.
Se ognuno contribuisse attivamente alla sua propria personale crescita interiore, nessuno correrebbe il rischio di essere deviato da una frase contenuta in una canzone, dal verso di una poesia, dalla piega che prende un panneggio di una scultura, dal rosso di fondo di un dipinto di un artista schierato politicamente. E da qualunque linguaggio che sia suscettibile di ambiguità, di fraintendimento o che contenga in sé il germe del pre-giudizio e del sospetto, in qualche modo.
Si correrebbe solo il meraviglioso rischio di imparare le sfumature della vita nelle sue infinite manifestazioni ed espressioni, senza giudizi di valore. In tal modo giustificati per la nostra fragilità.
Gusto zero. Ground zero. Pura contemplazione.

E tu? Quanto pesa il tuo cuore?

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8 thoughts on “Ma che sei Maat?

  1. condivisibile ma: per emanciparsi c’è BISOGNO di qualcosa da cui emanciparsi. L’identità è imprescindibile per poterla trascendere. Le uova hanno bisogno d’un guscio per poter generare un pulcino; invece che la grande frittata di un Tutto indistinto. Per arrivare all’empireo, Dante, ne ha dovuta fare di strada, e non ce ne era una alternativa. Per questo, secondo me, la globalizzazione è il peggior attentato alla coscienza possibile, nonostante si proponga con nobili intenti; elimina ogni possibilità di confronto nella diversità, e senza confronto(anche violento) noi non esistiamo.
    Riguardo la seconda parte… molto pitagorica; ma il povero Pitagora ebbe il suo Ippaso ahahaha Non si può ridurre l’esistenza ad un sistema perfetto, semplicemente perchè l’esistenza esiste e sussiste solo grazie all’imperfezione 😉

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