Il ballo della Grande Madre. Alessandro Petrini è il Suo abito migliore

Non ve l’ho mai detto (pian pianino vi svelerò tutto): su Nea esistono anche le Gilde delle Maestranze.  Una tra le corporazioni che mi stanno più a cuore è quella dei Sartori.

In un mutuo vincolo di stretta solidarietà, essi si accompagnano a vicenda e si legano a un obbiettivo comune: rammendare gli strappi. E non è poca cosa, non credete?

E’ un lavoro di responsabilità, di leggerezza manuale, di occhio fino. Ricongiungere due lembi tagliati, separati e rielaborare una nuova unità, eh, non mi sembra affatto facile.

Oggi, la cosa è, infatti, abbastanza insolita. Non vi parlerò di un solo artista, ma di una coppia di artisti, che lavorano sugli squarci, sulle rotture. Complementari, inscindibili: mentre uno riflette, l’altra guarisce.

Vado a presentarveli.

Lei, la Terra d’Abruzzo. Terra d’Amore non c’è che dire. Tra ratafìa, salame di cinghiale e arrosticini, il buon cibo non manca mai. Ma la Terra, proprio lei, è la regina incontrastata, coi suoi colori, i suoni e gli odori di altezze inarrivabili e di imperscrutabili  profondità.

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Una Grande Madre, a volte severa, che toglie con durezza per  poi restituire con immensa dedizione.

Ricca di storia, di arte e di magia. Ricca di energia che dal profondo centro sotterraneo si sprigiona fino alle vette più alte. Ed è lì, che sembra di intravederlo quel  Dio sottile che si nasconde oltre le ampie vesti dei suoi officianti e che, invece abita le vette rarefatte dell’eterno.
14Piena di ferite rimarginate pazientemente, di cuciture rifinite con sapienza, di fratture curate col tempo. 19Abitante di questa, l’Uomo, sospeso tra sogno e incredulità. Ritratto a pescar sogni da un buco nel pavimento. Ossessionato dal ritmo, tra ascese e

discese, come su un rollercoaster, insegue i suoi giorni senza afferrarli mai. Costretto a fabbricare il suo tempo, senza mai poterlo vivere. In eterna separazione tra bene e male, soprav-vive in costante e netta distinzione. Pronto a giocarsi la testa col diavolo, ignorando di non avercela, una testa. Risucchiato in un vorticoso

incantesimo, 18è solo con un Cielo in una stanza.

Lui, Alessandro Petrini, fotografo, regista, musicista, artista dalle mille sfaccettature. Uomo. E anche Sartore. Sì, perché, come è giusto che sia, è in grado, attraverso l’occhio fino e la fermezza della mano, di restituire continuità alla sua Compagna, alla sua Terra. E’ capace di farle ri-indossare l’abito più bello, troppe volte strappato dal corso degli eventi, per farsi accompagnare alla grande Danza Universale della Bellezza. Un amante davvero amorevole, devoto e rispettoso.

C.N. Nei tuoi “Landscapes”, la Natura è regina, celebrata e magicamente riflessa. Qual è il tuo rapporto col territorio?

A.P. Amo molto la mia regione e ho sempre pensato che fosse il mio stesso territorio ad avermi ispirato inizialmente e spinto a muovermi e viaggiare alla ricerca di angoli che non avevo mai visto. La natura è parte del nostro essere.  E’ una spinta che ci porta ad amarla. 13E’ probabilmente dentro ognuno di noi, anche se a volte celata. Diciamo che vivere in Abruzzo ha fatto sì che la mia passione venisse fuori in modo più forte.

C.N. Però nonostante questo rapporto così viscerale con la tua terra, mi pare di intuire che ci sia molta influenza da parte della cultura nord-europea. nel modo in cui scegli l’inquadratura e dai lavori di post-produzione, intuisco un background fiorito da abbonanti letture di Tolkien e Lewis. Non è così?

A.P. Amo le terre del nord, amo la Norvegia, l’Islanda, la Scozia, posti dove il cervello immagina anche oltre quello che già di suo ammira. Sono anche solo sensazioni che si vivono e impossibili da spiegare a parole. Ognuno ha un suo anelito, una ricerca. Le forme del nord sono spesso aspre, brulle, enormi, preistoriche e questo fa leva sul nostro sublime, che è diverso dal bello e dalle sue forme dolci. Il sublime ha anche una connotazione spaventosa e ci prende dentro in un modo forte. Certamente su di me ha una grande influenza anche la letteratura fantastica a 360°. Ho letto Tolkien e Lewis e tanti altri. Se dovessi citare però un autore/autrice in questo senso, mi piace pensare che il mio principale riferimento sia Ursula K. Le Guin, le cui storie, i suoi mondi (alcuni sicuramente ricorderebbero il Nord Europa) e i suoi personaggi hanno cambiato la mia vita.

C.N. Sì, il concetto del sublime utilizzato da noi è con un senso assolutamente errato.10

A.P. Vero, non ha nulla a che vedere con il suo reale significato.

C.N. In che modo la tua vita è cambiata? Com’era prima?

A.P. Sono figlio di tante esperienze diverse. Sicuramente la cosa che maggiormente mi contraddistingue è la curiosità. Questa curiosità mi ha portato a sperimentare un po’ di tutti i campi artistici e culturali in qualche modo. Ho recitato e diretto spettacoli teatrali, ho pubblicato diversi racconti in antologie, sono sempre stato un avidissimo lettore, suono uno strumento da vent’anni e  ho registrato alcuni dischi con diverse formazioni. Ho fatto studi linguistici e sono approdato prima al video e poi alla fotografia. Quello che faccio quindi è figlio di tutto questo e non del solo mezzo che uso ogni volta per realizzare un mio lavoro.

C.N. La tua foto coi cerchi nel cielo mi ha attratto immediatamente: mi ha ricordato la teoria recentemente elaborata da studiosi americani, secondo cui le stelle lascerebbero delle scie che hanno un moto circolare come quello rappresentato da Van Gogh nei suoi cieli stellati. 1Come si realizza una foto del genere?

A.P. E’ una questione di esposizione. Le stelle sono molto più brillanti della notte che le circonda per noi osservatori terrestri. Il resto lo fa la rotazione della Terra. Se noi abbiamo come riferimento il Nord tutto sembrerà ruotare attorno ad esso creando queste scie. C’è bisogno di scatti dai venti minuti in su. E l’attesa rende gli scatti più belli, soprattutto di notte, in montagna circondati dal silenzio.

C.N. Perché giustamente la tua “presenza” è fondamentale? Tu ci devi essere fisicamente vicino alla fotocamera, sei lì presente. Non so perché immaginavo che tu lasciassi la strumentazione e ritornassi dopo un tot di tempo.

5A.P. No beh, rimango, anche se tecnicamente in alcune situazioni si potrebbe lasciare. Ammetto, in alcune situazioni estremamente fredde, di essere rientrato qualche minuto in macchina. Ma rarissimamente si può e se non si muore di freddo è bellissimo guardare il cielo.

C.N. Inevitabilmente penso al time-lapse. Ho visto i tuoi video come “Vertical Vertigo”. Volevo farti più di una domanda a riguardo, vado per ordine. Che differenza c’è, a livello non tecnico ma di risultato “emotivo” tra il time-lapse e le panoramiche dai droni, che oggi vanno tantissimo di moda?

A.P. La resa è completamente diversa, il time-lapse vede lo scorrere del tempo e questo, nel bene e nel male dato che forse è un genere un po’ abusato oggi, colpisce la sfera emotiva dato che rappresenta un qualcosa che gli occhi non riescono effettivamente a percepire.

C.N. Nella tua pagina, il commento di un utente ti chiedeva quanti scatti ci volessero per la realizzazione e ti ha fatto un’altra domanda che è rimasta senza risposta: dove prendi tutta questa pazienza? Sia di raccolta immagini che di scelta e poi montaggio?

A.P. Penso che se i miei familiari mi dovessero attribuire una prima qualità, quella è la pazienza. Amo le attese, per quello amo molto leggere.

C.N. Ultima della serie. Quanto è importante il silenzio nel tuo lavoro?9

A.P. A volte c’è bisogno di tanta concentrazione. La creazione parte dal silenzio, dal cervello che vaga e fa le sue associazioni di pensiero. Il mio va così, pensa una cosa e poi la associa a un’altra, poi a un’altra, poi a un’altra, a catena. Un artista che stimo molto, Christophe Kiciak, quando lo intervistai mi disse che cercava l’ispirazione sotto la doccia. Di conseguenza ne faceva tante.

C.N. Fantastico! Anche a me spesso capita di avere le migliori idee mentre stendo i panni. Tuttavia, sarei molto in imbarazzo se mi ritrovassi a volerne fare di più.

Ridiamo come due cretini.

C.N. Ho visto che hai realizzato lavori importanti per la tua terra appunto, l’Abruzzo, in particolare hai lavorato con Pescara e i meravigliosi paesaggi che ci offre. Ne hai condiviso l’inosservata bellezza. Ciò che è sotto gli occhi, purtroppo è spesso ignorato, ma non volontariamente. E’ una conseguenza della sovraesposizione visiva. L’arte perciò ha anche un valore sociale? Può restituire valore a quello che rimane invisibile all’occhio distratto della comunità?

A.P. L’arte dovrebbe avere un valore sociale. E’ una espressione personale, ma può comunicare e veicolare il Bello. L’arte può anche sensibilizzare su temi di una certa rilevanza. Non sono un autore di questo tipo, ma ho profonda stima e apprezzamento anche per chi sceglie quella direzione.6

C.N.  Direi che sensibilizzare alla bellezza del territorio e della natura è un tema di una certa rilevanza e di tutto rispetto. La cosa che mi piace della tecnica del time-lapse, e dei tuoi lavori nello specifico, è che mentre tutto scorre (per citare quelli) la Natura resta immobile, cambia per rimanere uguale.

A.P. Sicuramente e questo concetto ne nasconde tanti altri. Probabilmente per quello il timelapse piace così tanto anche al grande pubblico.

C.N. Il grande pubblico, a parere mio, è facilmente veicolabile attraverso le emozioni superficiali: tu gli fai due foto di un ruscello male, illuminato dalle lame di  un sole improbabile, e una musica “Strappamutanda” e tutti giù di lacrime e di “beeee-llo”. I tuoi lavori, al contrario, uniscono una poetica fruibile, ma non per questo banale, con una magia unica. Si vede che studi molto, ecco.

A.P. E questo mi fa enormemente piacere, spero di arrivare più in là e colpire un po’ più in profondità.

C.N. Mai scommettere la testa col diavolo? 20

A.P. I riferimenti nelle mie creazioni attingono sempre a sfere culturali e artistiche diverse. In questo caso il riferimento era da una parte Edgar Allan Poe, dal quale ho tratto l’idea ispirandomi a un suo racconto. Gli scacchi e la morte poi riportano sempre al Settimo Sigillo, un caposaldo per gli amanti del cinema come me. Ecco, unire letteratura e cinema è stata una delle cose che più mi hanno ispirato.

C.N. Anche a me, Alessandro.

Ricucire è un sottile compito, delicato, da professionista serio. Ecco l’Artista.

“Questo mondo è più che sufficiente per me. Lo ricorderò questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri volti su cui discende la sera […]. Cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare. E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere.” 

Ecco l’Arte.
11E adesso vi lascio. Quando ci rincontreremo, sarà giunta l’ultima ora. Io non ho alcun segreto da svelare. Non mi serve sapere.

Per ora rammendo.

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