I sogni son desideri?

Il sole, quella mattina, era ancora cereo, determinato a non sorgere.

Beh, a questo punto, per essere proprio precisi, forse conviene dire quel giorno, visto che non vi è mattina senza  sole che si levi.

A rifletterci bene, però, se il giorno è quella cosa contrapposta alla notte, come la luce lo è alle tenebre, allora è scorretto anche dire quel giorno.

Quindi, il sole era ancora cereo, determinato a non sorgere, punto.

Si tirò, impaziente, le lenzuola di nuvola purissima, fin sopra all’ultimo raggio, per coprirsi meglio, dato che, non essendosi alzato, l’aria era davvero fredda.

Guardò il tetto del suo piccolo mondo, un mondo dove non era possibile abbandonarsi ai sogni d’amore protetti del sonno.

Ah, come avrebbe voluto sprofondare in un letto di fili di erba di lana, calda, morbida, delicata. L’aveva sempre sognato!

D’improvviso, decise di andare a chiedere aiuto al mare.

A questo punto, però, si può dire, quella mattina il sole decise di chiedere aiuto al mare, considerato che per andare doveva prima alzarsi e alzarsi significava sorgere e sorgere significa luce.

Così, gli parlò :

“Tu, amico mio, non sogni mai?”

E quello da lì :  “Cosa ti fa credere una cosa tanto bizzarra? Certo, sogno e anche tanto!”

“Ma sei in continuo movimento, onda dopo onda, tempesta dopo tempesta. E pure quando sembri calmo, flussi caldi e freddi si spostano rapidi e massicci sotto la tua superficie!” Appuntò l’altro, con estrema finezza.

“Il mio sogno è lambire con lentezza le sabbie chiare delle spiagge solitarie, i sassolini tondi delle baie disabitate, le rocce spoglie di montagne secche. E quando  si avvera è estate!”

Non soddisfatto della risposta, decise di consultare l’albero più vecchio che avesse mai conosciuto.

Così, gli parlò :

“Tu, amico mio, non sogni mai?”

E quello da lì :  “Ma certo, che domanda!”

“Ma sei sempre attento ad accogliere gli animali del bosco, a preoccuparti di donargli l’ombra. E pure quando sembri fermo, la tua linfa scorre verso ogni punto più lontano dei tuoi rami!” Notò l’altro, dall’ingegno acuto.

“Il mio sogno è abbandonarmi alla neve soffice e limpida, bianca e algida, gelida eppure materna, perchè mi circonda e mi copre, mi lascia stare in solitudine per tutto il tempo di cui ho bisogno. E quando si avvera è inverno!”

Allora, il sole spostò lo sguardo verso la campagna profumata di erba fresca e si accorse di una bimba che rincorreva, allegra, un gomitolo azzurro molto chiaro, preziosa refurtiva di una marachella innocente.

I  fili verdi oscillavano, silenziosi, ai soffi impalpabili e dolci di un vento leggero. Le mani pallide e luccicanti della piccola raccolsero la palla di lana e cominciarono a spargere cordicelle azzurre sul prato.

Ad occhi aperti e increduli,  lui le sorrise, mentre le correva incontro, investendola di lampi di luce gioiosa.

Era l’inizio della primavera.

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