Andy Ventura: Vignettissimo Me!

Ecco, oggi ho intenzione di spiegarvi il motivo per cui ho creato Nea. E’ un motivo, in realtà, molto semplice e nasce da una banale considerazione.

“Noi rischiamo davvero la catastrofe. Con relativo black-out!

Ci sveglieremo un mattino e non funzionerà più nulla: non si accende la luce, il boiler è spento, l’ascensore non funziona, in strada tutte le macchine sono ferme, i distributori di benzina sono bloccati, vuoti e nel cielo non si vede più neanche un aereo passare.

Quindi via, fuori tutti dalle città, verso le campagne, fra gli alberi e nei prati a costo di sopravvivere mangiando erba e radici. Ma che cos’è? l’Apocalisse?

Tanto per cominciare il denaro non servirà più a nulla, non varrà più niente, avrà valore solo quello che si riuscirà a mangiare direttamente. I grandi imprenditori li vedremo in fila alle mense della Caritas.

E la Speranza? La Speranza c’è. Anzi c’è la certezza che una parte dell’umanità si salverà. Chi? I primitivi si salveranno. Quelli che ancora non hanno conosciuto il progresso, la grande produzione industriale, il profitto ad ogni costo.

Vivono da sempre in terre selvagge: in Africa, nelle foreste amazzoniche, in Asia, in Australia.

Per questi primitivi il black-out non esiste. E’ da sempre che sono in black-out! Loro sono quelli rimasti al tempo della pietra, ma non lo sanno.

E noi? Così detti civili, come ce la caviamo? L’unica soluzione è diventare, a nostra volta, uomini della pietra.” (*)

E’ proprio da qui che è partita la mia esigenza di creare questo blog, un angolo di mondo, sollevato da terra, circondato dalle piante, a un passo dal cielo. Dove mi faccio raggiungere da straordinari Giardinieri che ognuno a modo suo coltiva fiori speciali, profumati e se ne prende cura, dal germoglio fresco alla foglia cadente.

Prendersi cura di un fiore è come avere un’idea: coltivarla, annaffiarla, abbeverarla quotidianamente, nutrirla, approfittando della libertà che abbiamo di scegliere il seme, il terriccio, il posto in cui posizionarlo. Potendo in seguito, quando l’idea ha messo radici profonde, travasarla in un vaso più grande. Potremmo far annusare il suo profumo ai nostri amici, ammirarne insieme i colori e gli effetti benefici che la sua presenza esercita su chi la circonda.

E’ un grande impegno, un’idea. Una responsabilità. Realizzare  che la nostra è una condizione di servitori di un sistema politico, culturale, religioso e controbattere, allegramente vivaci, che questo no, non è il mondo che vogliamo! Opporci alle regole che ci impongono ritmi sfiancanti, al limite dell’umano, per impedirci di riprenderci il nostro tempo e utilizzarlo per pensare, per amare.

Andy è un Giardiniere così. Mi ha fermata nella frenesia del quotidiano e, strappandomi un sorriso a mezza bocca, ha sospeso il mio tempo. Come una sfrontata bolla, mi è scoppiato in piena faccia, lasciandomi l’amaro del sapone sulle papille. Gli occhi, un po’ brucianti, buttano  fuori qualche lacrima.

Travestito da giullare di corte, Andy e il suo folle manipolo di “fantocci“, ti soffia la lingua di gatto nelle orecchie, talmente forte da dovertele tappare con le mani.

Non è uno che si dilunga, Andy. Non è un gran chiacchierone. Va dritto al sodo come una freccetta al centro del bersaglio.

Risponde preciso, netto, chirurgico, costringendomi a curvare leggermente all’insù l’angolino sinistro della bocca. Una smorfia quasi piacevole.

Deformazione professionale, la sua.

Tra una risata e una satira, d’altronde, c’è solo un trascurabile anagramma.

C.N. Che influenza ha l’America e il suo background culturale nella formazione di un fumettista?

A.V. Una grande influenza. Cinema, fumetto, figure pop. Ogni cosa trasuda cultura pop. Amo anche e sopratutto le figure pop Italiane però. Fantozzi, tutto il comparto pubblicitario e televisivo. Dove c’è Pop c’è casa.

C.N. Qual è stata la tua formazione? Sei cresciuto nel fumetto? Quali i tuoi maestri?

A.V. Io nasco grafico, mi evolvo come illustratore per bambini, arrivo a fare il vignettista satirico e non solo. I miei maestri? Moebius, Pazienza, Pratt, Kirby, Ortolani e molti altri.

C.N. Le tue vignette (anche se trovo “riduttivo” definirle vignette) mi fanno pensare alla scrittura creativa e al pensiero laterale. Ti dice niente?

A.V. Più che scrittura creativa io la chiamo valvola di sfogo personale. Grazie alla vignette mi svuoto dalle mie pulsioni interiori più profonde. Quando ne pubblico una mi sento quasi rilassato. Molto rilassato.

C.N. Qual è stata la sfida “musico-visiva” più difficile?

A.V. Dopo le prime quindici molto immediate e popolari ho voluto sondare molti comparti della musica leggera italiana mai esplorati. Non ce ne sono stati di difficili, più che altro molti versi si prestavano a interpretazioni varie. Dovevo solo scegliere quale sarebbe andata meglio disegnandola.

C.N. Faceless portraits: si tratta di rappresentazioni di personaggi “famosi” o comunque appartenenti alla cultura popolare attraverso la caratterizzazione dei loro tratti salienti, eliminando l’immagine che abbiamo creato nelle nostre teste. Si possono definire icone aniconiche?

Questo slideshow richiede JavaScript.

A.V. Perchè no? Ho solo eliminato il superfluo e ho lasciato la sostanza. Quello che serve a capire chi abbiamo davanti. Ritratti senza volto, ma con un’anima.

C.N. Oltre che di fumetto-musico-visivo ti occupi di satira (che mi ha fatto molto pensare al mitico Forattini). Esistono ancora personaggi che fanno satira non politicizzata e autentica, in Italia? (domandone, attenzione alla risposta!)

A.V. Oggi la satira in Italia ha perso totalmente peso per un semplice motivo, la politica ha perso peso. I politici hanno perso peso. Dopo Berlusconi è molto difficile fare satira. I vignettisti satirici decenti oggi sono pochi. Molti persi per strada, alcuni stanchi e fiacchi.

C.N. Ti definisci artista? dovendoti in qualche modo definire, in quale categoria di appartenenza ti collocheresti?

A.V. Mi definisco grafico, illustratore e vignettista. Artista no. L’arte è un’altra cosa.

C.N. Qual è il ruolo dell’arte, se c’è, nella satira?

A.V. Nella mia non c’è. C’è solo sberleffo contro i potenti.

Rido per dieci minuti abbondanti. Poi mi domando se davvero è una battuta e smetto di ridere.

C.N. Qual è la peggiore domanda che ti hanno mai fatto? (vale anche per qualcuna delle mie)

A.V. Per adesso no, non ce ne sono state.

E se non questo, allora qual è il valore dell’arte? E se non questa, allora cos’è l’arte?

Una flebile fiammella nel buio pesto del black-out. Debole, fievole, timida, tremolante. Ma ancora accesa.

(*)Monologo di Dario Fo sulla Teoria dell’Evoluzione della Specie di Darwin)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...