Giovanni Sollima: Homo Eclecticus

Su Nea siamo soliti scambiarci favori. Non un semplice do ut des. Un vero e proprio intreccio di cortesie.

E io, ve ne chiedo solo una, piccola piccola. Se siete abbastanza audaci, lasciate partire il play di questo video, prima di proseguire con la lettura dell’articolo e, se l’ingegno è abituato, andate avanti con questo sottofondo.

Spesso mi trovo a chiedermi, che cos’è il talento?

Ogni volta che questa domanda mi balza in testa, non posso fare a meno di pensare alla Parabola dei Talenti, Matteo 25, 14-30.

“Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. 16 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. 17 Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.20 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. 21 Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 22 Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. 23 Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.24 Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25 per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. 26 Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. 28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29 Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 30 E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.”

Dunque, che cos’è il talento?

Innanzitutto, il talento è una moneta e la moneta, in questo mondo, non è altro che l’unità che misura il valore di beni, servizi e/o prestazioni.

In questa Lettura, inoltre, la moneta in oggetto è un dono che viene fatto dal Signore al servo, poiché in Sua assenza, egli lo faccia fruttare.

Ma non è un dono a tutti gli effetti. Perché, in realtà, il Signore lo pretende indietro con tutti gli interessi. Si aspetta, cioè, di recuperarne dei vantaggi, pur non avendo personalmente contribuito all’arricchimento. I suoi servi sono il mezzo per ingrandire il patrimonio.

Ci sono, vediamo, diversi tipi di talenti: abbondanti (cinque talenti), sufficienti (due), pochi ma buoni (uno).

Ciò che fa la differenza, in ogni caso, non è la quantità. La qualità? – diranno i miei piccoli lettori – manco. La differenza sta piuttosto nell’uso che se ne fa.

Se sei sotto una pioggia torrenziale e non ti sposti per cercare rifugio, la pioggia ti bagnerà. Se scappi disperatamente, come un cane appena sciolto, la pioggia ti bagnerà lo stesso. Ma se guardi bene in direzione di un riparo, corri dritto verso quella meta, evitando l’inzuppo totale.

Se hai una qualità, anche solo una, e non ne prendi coscienza e non la coltivi e non la investi e non la fai maturare e non ti muovi cercando nuovi modi per farla fiorire in posti ben piazzati al sole, la tua qualità perderà tutti i petali, uno a uno, fino a rovinare inesorabilmente sotto terra.

E tutto questo provocherà l’ira e la vendetta del tuo Signore, il quale non solo ti ha dato già poco, ma ti toglierà anche quel poco che ti ha dato.

E’ stato in questo genere di vaneggiamenti che mi sono ritrovata casualmente, fra i click della tastiera, il nome del violoncellista del video, Giovanni Sollima.

Due cose mi hanno subito colpito di lui: il fatto che è italiano e il fatto che sia geniale.

E questo connubio oggigiorno è alquanto raro.

Scopro ancora, con una nuova sorpresa ad ogni passo, che è siciliano, di Palermo.

La Sicilia,  Terra oscura, magica, di difficile comprensione, di difficile esplorazione, è per me fonte di un duplice sentimento: da una parte il rifiuto per la voglia di ritornare nella mia terra d’origine, la Puglia; dall’altra l’attrazione scatenata dal fatto che mi ritrovo ad amare artisti che scopro essere, quasi sempre, siciliani.

Questa Terra mi tira, mi trascina, mi esige continuamente, nonostante i miei sforzi di allontanarla dal cuore.

“Narrami, o musa, dell’eroe dal multiforme ingegno […] molti dolori patì sul mare nell’animo suo, per riacquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni.”

Giovanni Sollima ha una formazione classica, tradizionale eppure…avete sentito no?

Il talento.

L’ha ricevuto in dono, l’ha coltivato e curato come una creatura indifesa. Lo ha, poi, moltiplicato per l’esponente massimo possibile.

La consapevolezza che si tratta di un prestito Giovanni ce l’ha. Si intuisce in maniera chiara nella sua musica radiosa, nel modo glorioso in cui restituisce al Signore i frutti raccolti, nella piena umiltà del suo essere  solo un umile servo.

Conosce le leggi per infrangerle. Ama la tradizione per dissacrarla. Possiede il controllo, per perderlo.

Il talento, infine, è la moneta che bisogna pagare, il pedaggio che si deve sborsare per “prendere parte alla gioia” universale. La fatica che conduce dal Sogno alla Realtà. E viceversa.

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15 thoughts on “Giovanni Sollima: Homo Eclecticus

  1. Che meraviglia, non lo conoscevo questo bravissimo violoncellista… veramente straordinario! Molto originale l’interpretazione di Smells like teen spirit dei Nirvana; personalmente avevo apprezzato anche quella di David Garrett, di cui avevo parlato qualche mese fa nel blog, qui il link su Youtube se sei curiosa e ti va di ascoltarlo: https://www.youtube.com/watch?v=81ho-Qx1QUQ . Incantevole – e suggestiva – anche l’esecuzione di “Sogno ad occhi aperti”… Ma grazie per avermi fatto conoscere questo bravissimo musicista! 😉

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      1. Eccolo qui: https://librinellamente.wordpress.com/2015/06/05/il-violinista-del-diavolo/
        Nell’ultimo video trovi anche uno spezzone del film su Paganini, interpretato da Garrett in persona, semplicemente straordinario (senza tener conto del fatto che oltre ad essere talentuoso è anche un bellissimo uomo). Naturalmente Garrett e Sollima hanno stili e personalità diverse, ma entrambi mi appaiono apprezzabili proprio per quella loro capacità di “osare” e di distinguersi dagli altri, con performance anche molto “originali”. Fammi poi sapere le tue impressioni 😉

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  2. Allora, cara Alessandra, ho guardato il video di David Garrett e devo dire due cose: spettacolo per le orecchie e spettacolo per gli occhi! Dotato…molto, direi! 😉

    Comunque, anche lui talentuoso.
    Ciò che di Sollima mi rapisce di più è il ri-arrangiamento dell’intero pezzo in chiave sinfonica. Mi spiego: mentre Garrett mantiene l’impianto rock, le chitarre e la batteria ad esempio e tutto il sottofondo di percussioni in genere, Sollima lo ripensa proprio per un’orchestra.

    In ogni modo, entrambi, due geni!

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    1. Sicuramente l’amore per se stessi deve essere rivalutato oggi, inteso non solo come cura della propria immagine (che comunque è cosa buona, giusta e rispettosa del proprio corpo fisico), ma lo dici anche tu, come cura del proprio Io (il che, in direzione opposta alla prima, non è solo nutrire il cervello con letture colte).
      Personalmente, nel mito di Narciso non trovo molti aspetti positivi, ma se volessi “raddrizzare” questo personaggio, Narciso appunto, lo identificherei con l’agape verso l’interezza del sé fisico, intellettuale, psichico, emotivo, animico. Ricordando sempre, e qui la differenza col mito, che nella nostra “imago” si riflette il “Deus” o “Zeus”, come preferisci. 😉

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