Via col vento

35Dove andiamo dipende da dove veniamo. E, se non abbiamo solide radici, ancorate nel profondo centro, svolazzeremo via come pezzettini di carta stropicciata.

Spostare il proprio punto di vista, non significa cambiare, ma scoprire una nuova parte di sé.

Perché la trasformazione spaventa? Perché tutti hanno bisogno di punti di riferimento immobili, assoluti, statici identici a se stessi nel tempo.

E invece, la trasmutazione è fondamentale, è vitale. Oso di più, è utile e indispensabile per sopravvivere alla morte.

In natura, lo possiamo sperimentare facilmente, nulla svanisce nel nulla né proviene dal nulla. Il nulla occidentale, intendo. Ogni cosa, piuttosto, cambia. Per rimanere uguale a se stessa.

Come mai siamo tutti d’accordo con questa linea di pensiero e all’atto del passaggio dalla teoria alla pratica il novanta per cento fallisce?

Per paura. Paura di perdere quelle pseudo certezze che confortano una misera esistenza, fatta di occhi che si aprono al mattino, senza svegliarsi, di corse trafelate per rientrare nei ritmi imposti, senza mai muoversi per davvero, fatta di sogni notturni, che diventano incubi di giorno.

Io, no! Io voglio essere come un tarassaco durante l’infruttescenza e trovare un rimedio al mio turbamento: le radici imbrunite dalla terra umida, gli acheni soffiati via dal vento di grecale.

(Immagine in evidenza tratta dal libro per bambini “La valle dei mulini”, illustratrice Valeria Docampo)

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