Meravigliatevi pure

Prendemmo la strada che corre lungo la ferrovia.

Passavamo attraverso un mix di viali deserti, balconi silenziosi, giochi di bimbi, note di Umberto Bindi, pomodori dolcissimi, basilico, Basilica, coccole d’amore e tante altre cose su cose succose.

 

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“…ben poco è cambiato, persino la statura è quasi la stessa.”

Le nuvole erano basse e l’aria pungente. Camminavamo sparsi senza un ordine preciso.

 

Cisky procedeva con le mani in tasca, seguendo un’andatura ritmica e cadenzata, una danza sconosciuta, che gli rigirava in mente.

C. “Mi torna alla memoria il mio primo viaggio lontano dal porto sicuro, lontano da casa. Osservo il ricordo in silenzio e mi rendo conto delle analogie con ciò che oggi m’attraversa, oggi che come allora affronto il primo viaggio di Lavoro lontano dal mio porto sicuro (lo sgangherato laboratorio che fu di mio nonno), verso un’isola pressoché sconosciuta. A parte le ammaccature di un trentennio ballerino, a parte qualche gastroscopia, a parte qualche altalena del cuore, ben poco è cambiato, persino la statura è quasi la stessa.”

Dopo una passeggiata più o meno lunga nella campagna a sud della città, ci ritrovammo di fronte ad una specie di casale antico. I muri erano bianchi, giallastri, e alla luce del tiepido sole, spiccavano dai cristalli dei vetri fragili luci accese. D’un tratto, un rombo nel cielo.

C. “E ti pareva che si doveva scatenare il primo monsone proprio l’unica notte in cui dormiremo da soli in una villa pressoché immersa nella giungla?

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“… non far confusione con le chiavi. Con una ti chiudi, con l’altra ti apri.”

L’importante è mantenere la calma e non far confusione con le chiavi. Con una ti chiudi, con l’altra ti apri.”

 

Ci avventurammo.

Le luci erano soffuse e le finestre chiuse, quindi dovemmo fare un po’ di fatica prima di  abituarci al buio e potere vedere bene. Nella penombra, avvistai, un grande camino di marmo bianco. La legna ardeva lentamente. Il fuoco povero bruciava, pallido, sotto due ciocchi quasi carbonizzati.

Pian piano, lo sguardo si allargò. Sul tavolo, due  piccole arance, un centrino di cotone lavorato, una brocca d’acqua.

Ci inerpicammo per una scaletta di pietra. Con un mezzo giro, ci ritrovammo altrove.

Un violino sul leggio, una finestra. Nessuno spartito. Codici miniati e poesie medioevali.

Da una porticina, ci venne incontro un signore. Indefinibile il suo sguardo, in-databili i suoi occhi, inafferrabile la sua postura. Alto, si presentò: pur provenendo dal nord-Africa, non si diceva arabo, pur avendo vissuto per anni a Pechino, non si definiva cinese, pur avendo trascorso la sua fanciullezza a Londra, non  precisava di essere britannico.

Noi ci accomodammo sui comodi e morbidi cuscini sparsi sul tappeto di seta. Lui incrociò le mani nelle mani e ci fissava in attesa  di sentire qualcosa di interessante.

C.N. “Maestro, esiste un’arte creativa inconsapevole, proveniente dal sentimento?”

G.2 “No, non esiste un’arte creativa inconsapevole: il nostro sentimento è troppo stupido. Esso vede solo un aspetto delle cose, mentre la comprensione richiede una visione di tutti gli aspetti.”

La voce era sottile, ma metteva a tacere il più potente tra i potenti. Batteva le mani sulle cosce, accennò quasi un ritmo, senza guardarci.

C.N. “Cosa  pensa dell’arte contemporanea?”

G.2 “L’arte contemporanea non è necessariamente creativa. Per noi l’arte non è un fine, ma un mezzo.”

In realtà molte cose non gli importavano e quelle che gli interessavano erano davvero importanti.

C.N. “E di quella antica?”

G.2 “L’arte antica ha un certo contenuto interiore. Nel passato, l’arte aveva lo scopo che hanno attualmente i libri: quello di conservare e trasmettere una certa conoscenza. Nei tempi antichi non si scrivevano libri, ma si incorporava la conoscenza nelle opere d’arte. Se soltanto sapessimo leggerle, potremmo trovare molte idee nelle antiche opere d’arte pervenute fino a noi.

Per me l’arte è un mezzo per arrivare a uno sviluppo armonioso.”

Mi indicò un caos  di puntini su un foglio bianco, per terra.

G.2 “Non è così difficile come credi. Basta solo unire i puntini e qualcosa ne verrà fuori. Quello che prima vi sembrava incomprensibile, ora ha un senso. Guardate.”

Poggiò sul leggio il foglietto, prese il violino. Con la testa, ci spinse a guardare la carta. Era diventata uno spartito e tutti quei puntini note sul pentagramma.

Suonò, senza guardarlo.

C. “Perché non sta leggendo lo spartito?”

G.2 “Chi ti ha detto che non lo sto leggendo? Il fatto che non lo stia guardando con gli occhi non significa che non lo stia leggendo! Il percorso non è dallo spartito alla mente, ma dalla mente allo spartito.”

C.N. “Maestro, mi scusi, ma allora nell’arte occidentale non c’è nulla che abbia un significato?”

G.2  “Ho studiato l’arte occidentale dopo aver studiato l’arte antica. A dire la verità, in Occidente non ho trovato nulla di paragonabile all’arte orientale. L’arte occidentale ha un aspetto molto esteriore, talvolta contiene molta filosofia, ma l’arte orientale è precisa, matematica, senza manipolazioni.  E’ una forma di scrittura.

L’arte oggettiva è fondata su delle leggi.  L’arte è conoscenza. Il talento è relativo. Io potrei insegnarvi a cantare perfettamente in una settimana, anche se non avete voce.”

 

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“… accade che ci si ritrovi di fronte ad un’inevitabile fuoriuscita… di Cielo.”

C.N. “Hai sentito Cisky? Stranissimo non trovi? Se non fosse che si tratta del Maestro gli strillerei in faccia che no! non è proprio così.”

 

C.Sto lavorando molto sulla pazienza, ce la sto mettendo tutta e questo caldo non aiuta affatto. Posso comprendere, ascoltare, osservare da altre angolazioni e tanto altro. Su una cosa però,credo proprio di non poterci far niente: quando si cerca di ferirmi, di graffiarmi, purtroppo non accade nulla di auspicato. Contro ogni previsione, ambizione e oscura speranza, accade che ci si ritrovi di fronte ad un’inevitabile fuoriuscita…di Cielo. Se la gente al mattino aprisse la mente prima di aprire le finestre sarebbe tutta un’altra storia.”

G.2  “Se aiutate gli altri, sarete aiutati; forse domani, forse tra cent’anni, ma sarete aiutati. La Natura non può fare a meno di pagare i suoi debiti. E’ una legge matematica, e tutta la vita è matematica.”

C.Nulla è vano nelle vene. Sempre e per sempre.”

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“Nulla è vano se nelle vene.”

C.N. “La Natura è il nostro punto di riferimento sacro e spirituale. Ci insegna le teorie dei colori, l’illusorietà dei fenomeni e tante altre cose. Se fossimo più attenti e silenziosi, ne impareremmo tutto. Tutto ciò che noi cerchiamo, tutte le risposte, sono intorno a noi, dunque, dentro di noi. La Natura, né buona né cattiva. Tutto ciò che in Essa accade è al di là del bene e del male.”

“Tutto è Uno e l’Uno è in tutto. Corrispondenze.”

C.N. “Si può scoprire il sacro in quella umanità esasperata, nella materialità esperita senza freni inibitori, nella pienezza dei sensi. A dimostrazione del fatto che la materialità e la spiritualità sono, infine, la stessa cosa.

Nei tempi passati, gli Artisti, come i Costruttori di Cattedrali, si impegnavano seriamente a collegarsi al sacro, al divino, facendo dell’arte uno strumento per la traduzione di un linguaggio superiore, quello della Natura. Esisteva tra Arte e Natura un’imprescindibile emulazione”

C.Cosa evoca una pozza d’acqua salata se non una sorta d’errore, uno sbuffo del mare, una stagnante nullità dove alla peggio accovacciarsi per pisciare di nascosto? Falso!

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“In questi micromacromondi, la vita sa brulicare…”

In questi micromacromondi, la vita sa brulicare come nei ghat di Varanasi e nei mercati di Carrassi. Granchi, salipci (gamberetti di porto), goggioni (pesci prete), danno vita ad una muta rappresentazione di straordinaria bellezza tattica, tecnica, mimetica, bisbetica. Circospezione, rapidità e io nel frattempo sorrido muto e studio i complessi meccanismi. Tutto ciò accade nella splendida, antichissima, ammaccata, ammiccata Terra. Che vi piaccia o no.”

C.N. “La Bellezza, per quel che credo ora, è ben lungi dall’essere percepita attraverso i soli sensi. Essi sono la chiave di quella piccolissima porta che conduce alla possibilità di intravederla, la Bellezza. Mi interrogo spesso sulla presenza della Bellezza nell’arte contemporanea. Io parlerei oggi, più propriamente, di un’arte senza etica, piuttosto. Esistono delle forme, delle form-ule che arrivano dritte dove devono arrivare, senza bisogno di essere interpretate.”

C.Arte, libera espressione, sana provocazione, tempi moderni, tempi antichissimi, rispetto, comprensione, incomprensione. Tutto nel frullatore a forma di cervello stanco che mi ritrovo. Quanto accaduto rallenta un po’ i miei entusiasmi, ma allarga il raggio che si propaga dalle tempie, capitelli del mio unico tempio. Sotto uno strato di sudore, tre di colla,uno di spray, due di acrilico ed uno di acqua ragia, riposa sul palmo della mano, adagiata sulla linea della vita, la Vita. Impara l’Arte e mettila nell’arteria.”

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Ph. Corinna

Il Maestro prese a suonare una musica dolce, bellissima, triste e innocente. Le sue mani volavano sulle corde, per fermarsi ad accarezzarne alcune ed indugiare su altre. A tratti rallentavano e poi il ritmo incalzava, seguivano il fluire dei suoi pensieri, o almeno credo. Parlava di una cosa molto profonda e intima, che quasi non riuscii a capire di cosa si trattasse. Di tanto in tanto la sua voce, impercettibile suono interiore, stonava o tremava.

Finito il pezzo, posò il prezioso strumento, lasciando che gli ultimi suoni riecheggiassero onde nell’aria. Chiuse gli occhi, cercò per un attimo di afferrare quelle vibrazioni potenti, mentre con le mani seguiva ancora la scia di quella musica, che, lentamente, stava dissolvendosi, come polvere al vento.

G.2 “Tenetelo a mente.”

Finì. Non per sempre, ovviamente.

C .Grazie tu, per lo splendido regalo.”

Io e Cisky ci scambiammo uno sguardo muto. E il Maestro se ne andò.

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“Ti senti più stressato di un broker finanziario di Manhattan…?”

C.Ti senti più stressata di un broker finanziario di Manhattan e vieni svegliata improvvisamente da una sirena simile a quelle che senti nei film americani? C’è solo una cosa in grado di tramutare tutto ciò nel canto di una sirena del mar dei Caraibi. Comprendere che la felicità è come un gatto che corre dietro alla sua coda. Più la rincorre e più gli sfugge. Ma quando s’impegna in altre cose, la coda gli viene dietro ovunque lui vada.”

C.N. “Conosci il nemico come conosci te stesso. Se farai così, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo. Vale anche questo.”

C. “Purtroppo questa Casa trabocca d’intolleranza, populismo e di tanto altro che sempre più spesso rende il tessuto social-e bianco e azzurro come il cielo, più grigio d’una fetida fogna. Condividere per dividere: che grottesco ossimoro moderno!

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E allora mi chiedo: come si può ridere, mangiare, suonare e ballare che ne so, ad una festa che celebra i popoli di tutto il mondo, come ci si può mostrare afro-friendly, gay-friendly, se poi sotto sotto si ha la coscienza di Cetto La Qualunque, di Maccio Capatonda, di Checco Zalone? Non lo so, quello che credo di sapere è che davvero in pochi fra noi sono salvi, tutti gli altri purtroppo, senza neanche volerlo, senza neanche saperlo, sono Salvini.”

C.N.  “Tutti vogliono la pace, ma poi litigano col vicino. Credo che ciò accada per via del senso del possesso, non solo delle cose materiali. Finché ragioneremo in materia di Io, Me, Mio nessuna pace ci sarà nel mondo, né dentro di noi. Il meccanismo della sopraffazione può anche essere innato, ma è appunto un meccanismo. Possiamo uscire dalla meccanicità, imparando a gestire gli istinti. La lotta appartiene a una specifica fase dello sviluppo psicosessuale e, come tale, deve essere superata per passare allo step successivo.  Spesso, invece, ci ritroviamo adulti senza essere cresciuti. Siccome, al contrario di quanto crediamo, non siamo liberi, perché schiavi dei nostri schemi mentali e sociali precostituiti, così fortemente radicati in noi – da non ritenerli neppure altri da noi – allora ecco, che siamo in lotta, in guerra, in competizione. Contro tutto e tutti, non solo all’interno della nostra stessa specie. Questa evoluzione di cui molti parlano, che solo a nominarla sembra una cosa da stregoni, in realtà è più semplice di quanto si pensi. Osservarsi con molta onestà e capire i meccanismi di cui sopra è più che sufficiente.”

C.La vera rivoluzione? Scegliere il venditore ambulante più cheyenne di stasera e con la scusa di una birra,ordinare un panino alla farina di Kamut, con salsa di sesamo, ricottina di soia, sciroppo d’agave, un pizzico d’aneto,un filo d’olio evo e una spolverata di curcuma. Il vaffammoccammamt dovrebbe essere incluso nel prezzo. Speriamo bene.

Pensa che ieri mi è stata amorevolmente offerta la possibilità di effettuare un percorso benessere di un paio d’ore. Ho pensato a dov’ero solo un mese fa e per un attimo tutta quell’acqua,quella doccia,quei getti orizzontali,verticali,obliqui,si son fatti spilli sulla mia pelle. Poi però la luce delle candele e la musica,hanno contribuito al mio innegabile relax.

Dopo la sauna, il bagno turco e qualche discorso italiano degno della pluri-premiata pellicola di Sorrentino, ero finalmente in accappatoio a godermi la mia tisanuccia, su un lettino posto davanti ad una vetrata che mi separava da un piccolo giardino zen.

Ho chiuso gli occhi e ho respirato a lungo. La musica mi ha condotto soavemente a visualizzazioni mistiche, cavalcavo queste note vagamente andine ed ho sentito le linee nazca solcarmi la pelle, ho udito i suoni amazzoni di chi guida la foresta e le sue anime, ho percepito l’osmosi tra il mio interno ed il mio intorno quando ad un certo punto ho avvertito la sublimazione massima di tutto questo. Avevo ancora gli occhi chiusi e ho sentito una presenza importante materializzarsi accanto a me, ho sentito crescere la forza di una luce che rischiarava la mia fronte ed ho pensato che come il Siddharta stessi per raggiungere il tanto leggendario nirvana. La curiosità e l’eccitazione per quanto stava accadendo è stata così forte che ho deciso di aprire gli occhi dinanzi al mio personalissimo Dio….eccolo il mio Dio,eccolo accanto a me: un microcefalo di 130 kg che gioca a burraco online sul suo tablet da 50 pollici.

OHM e mmerd, questo il mio mantra.”

C.N. “Mmm.”

C.“Coloro che ho considerato i miei più grandi punti di riferimento, m’hanno sempre insegnato che le cose belle, i cosiddetti miracoli, avvengono in silenzio. Perché è nel nido del silenzio che le cose belle crescono, incubate nel silente calore della propria pancia, della propria energia.”

Dopo giorni e giorni di silenzio e stelle, ecco l’evento che sconvolse le nostre orecchie: nel buio più totale, fra le contorte sagome di un palmeto senza fine, suoni simili a quelli di un televisore ci assordarono, come una torcia puntata negli occhi appena sveglio.

Ci fiondammo in direzione di quei suoni e nel cortile retrostante ad una casetta di fango, ecco apparire la grande Bellezza: tutti i bambini di quella coorte erano seduti per terra, davanti ad una tv piccolissima, alimentata da un singhiozzante generatore di corrente.

Penso che questo televisore sia il più grande mai visto in vita mia. Penso che la felicità non si misuia in pollici, ma con tutte e due le mani. Possibilmente aperte. E protese in avanti.”

Il nostro piccolo viaggio giunse al termine, trascorsi tre giorni dal nostro arrivo. Ci fu la partenza.

C.N. “Eh, Cisky, e allora?”

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“Se la gente, al mattino, aprisse la mente prima di aprire le finestre…”

C.Esistono momenti nella vita in cui ti ritrovi a pranzare con un primo surgelato in busta.
E’ dunque importante sapere, che nel 90% dei casi il prodotto è confezionato al nord, dove le porzioni vengono calcolate secondo parametri completamente differenti rispetto a quelli del sud.
Quindi suggerisco sempre di controllare il luogo di confezionamento e se come nel 90% dei casi è confezionato al nord, se ad esempio c’è scritto che il contenuto è per due o più persone , se ad esempio sei solo suggerisco caldamente di “menare” tutto il contenuto della busta, anzi già che ci sei….ammin-pur-la-bust!”

Mentre da qualche parte del mondo le stelle continuano a cadere copiose, penso al fatto che ogni tanto qualcuna m’ascolta pure. Grazie a chi sa, grazie a chi crede, grazie a chi vede.

Sì. Ci piace ringraziare individualmente. Ci piace Ringraziare.

 

N.B. Tutte le foto di Cisky. Una foto By Corinna

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