Pneumatici moderni

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Sono passati esattamente vent’anni da quando il fatto che sto per raccontarvi oggi è accaduto.

Perché ho fatto passare tutto questo tempo prima di parlarne? Perché per molti anni, ho considerato quell’evento frutto di autosuggestione, suscitata dalla forza evocativa della Natura.

Avendo sempre avuto una fervida immaginazione, ho sempre pensato che anche in questo caso, avesse avuto il suo ruolo inventivo.

Nel tempo ho attraversato diversi momenti fatti di incontri prodigiosi e di confronti con persone speciali le quali mi svelavano, con molta discrezione, che possibilmente la fantasia, intesa alla maniera tradizionale, non c’entrava nulla. Le stesse mi hanno invitato, con tanta delicatezza, perciò ad approfondire.

Ho cominciato, così, a capire ben bene le circostanze storiche, relative a quel luogo che prima ignoravo bellamente ed è stato in questo modo che ho trovato non poche coincidenze sospette.

Premetto che quella è stata l’unica volta in tutta la mia vita in cui mi è capitata una cosa simile. Non si è mai più ripetuta.

Mettetevi comodi. Sto per iniziare…

Avevo circa quattordici anni e, con la mia famiglia, come di consuetudine, ero in vacanza sulla costiera amalfitana.

Percorrevamo, nel primo pomeriggio, la strada tortuosa che conduce da Amlafi a Sorrento, meta ultima e deliziosa di tutto il tragitto.

Mio padre, alla guida, a un certo punto ha accostato e ci ha invitato a scendere dalla macchina.

Mi si spalancò alla vista, immediatamente, uno scenario magico, surreale, incantato, stupefacente: il Borgo marinaro di Furore.

Ci avvicinammo al lato del ponte che sovrasta la spiaggia e cominciammo a percorrere la lunga fila di scalini che conducono al paesello.

Ecco, tutto è accaduto in quel preciso istante.

Una frazione di secondo si è tramutata in una quantità imprecisabile di minuti, in cui il tempo si è spaventosamente dilatato e mi ha inghiottita, coi suoi vorticosi turbamenti, in una storia che non mi apparteneva. O almeno, così credevo.

Era notte fonda. Sentivo intorno a me grida, urla, una musica proveniente da strumenti che non saprei definire. Odori nuovi, spezie pungenti, acri, odore di umanità. Una massa informe di persone, per lo più donne, si riversava scomposta sulle rive della spiaggia. Solo la luce delle moltissime fiaccole ci guidava verso la meta.

Sì, perché anch’io ero lì. Ed ero una donna con in braccio un bambino, un maschietto. Ero circondata da altre  mamme. In  me c’era un inesplicabile senso di gioia e di allegria. Sapevamo tutte che, questa volta, gli uomini tornavano con un bottino importante.

Alzai lo sguardo, nella mia mente, e lo vidi lì, un grandissimo vascello, gigantesco, e meraviglioso, entrare imponente nelle acque del fiordo.

Di lassù, mani bramose ci salutavano mischiate a voci di conquista.

D’un tratto, come risalita da una lunga e insostenibile apnea, riaprii gli occhi. Ero appena al terzo gradino. C’era di nuovo il sole.

Girai uno sguardo verso mia madre che mi precedeva e ripresi la mia discesa. Confusa. Interrogativa. Incredula.

Queste le notizie che riporto testuali da Wikipedia:

“Le prime notizie storiche definiscono Furore come un semplice casale della Regia città di Amalfi che esce dall’anonimato grazie al catasto Carolino del 1752 che restituisce l’immagine di una piccola comunità costiera con pochissimi terreni coltivabili e scarsamente abitata.

Per le sue particolari caratteristiche fisiche e geografiche, Furore è stata per secoli una roccaforte inattaccabile soprattutto nell’epoca dei Saraceni quando i suoi pochi abitanti sopravvivevano grazie alla pastorizia e all’allevamento.

Gli scopi della maggior parte delle incursioni saracene furono schiavi e bottino materiale. Essi avevano delle basi fisse, spesso in alcune città costiere oppure in zone montagnose.

Da queste basi poi i Saraceni invadevano le città, i villaggi o i monasteri vicini: si dividevano in bande, saccheggiavano gli edifici velocemente e fuggivano via mare; altre volte invece occupavano la città, imponendo pesanti tasse.

L’insediamento dei saraceni fu talora incoraggiato e sostenuto anche dai signori locali, come aiuto nelle dispute, come nel caso di Andrea, console di Napoli, che era vessato dal principe longobardo di Benevento Sicone e dopo essersi rivolto inutilmente a Ludovico il Pio chiese aiuto ai saraceni. L’intervento venne richiamato anche dal suo successore Sicardo, con le città di Amalfi, Sorrento e Gaeta che si associarono ai napoletani: i saraceni si comportarono con correttezza verso le città campane aiutandole a sconfiggere i beneventani e firmando accordi di pace e commercio.

In cambio i napoletani soccorsero i saraceni durante l’assedio di Messina dell’843 e mantennero una complice neutralità quando caddero sotto il dominio islamico Punta Licosa e le isole di Ischia e Ponza.”

Oggi vivo in provincia di Messina.

Qualcosa continua a tenermi legata, a mia insaputa, alla cultura araba. Eppure ho gli occhi verdi, la pelle cadaverica e i capelli chiari. Ricci.

(Immagine in evidenza, Damien Hirst+Alexander McQueen, Butterflies and skull)

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12 thoughts on “Pneumatici moderni

  1. Purtroppo poche persone credono all’eventualità di simili esperienze. Personalmente ho la mente sempre aperta a qualsiasi possibilità, e qualche piccolo fatto è accaduto anche a me nel passato, ma la maggioranza della gente rifugge da queste cose e non ne vuole nemmeno sentire parlare, o per paura o perché attratta solo dal vortice del materialismo (lavoro, impegni, soldi, notorietà, accumulo di cose e oggetti, narcisismo a go go

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    1. Io credo che non si possa non crederci. Facendo un ragionamento logico ha senso. Altrimenti quale sarebbe il senso di una sola vita? Troppo breve, a volte mal vissuta, altre vissuta pochissimo, altre ancora per nulla, spenta ancor prima di fiorire. Dall’origine del mondo, se per ogni persona venuta alla luce ci fosse un’anima, ma quante anime ci sarebbero? Incredibile, nel senso di non-credibile!

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      1. Perfettamente d’accordo con te. Pensa che queste domande che hai scritto già me le facevo quand’ero una ragazzina, e mi sembrava strano che nessun altro se le facesse. Anch’io sono dell’idea che è la stessa anima che torna e ritorna più volte a fare delle esperienze diverse, e non per nulla, senza il bisogno di tirare in ballo il buddismo, ci sono al mondo milioni di persone (anche di fede cristiana) che hanno ricordi frammentati di esperienze precedenti. Non possono mica essere tutti matti 😉

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      2. Sì, ovviamente il Potere vuole far passare tutti quelli con ricordi di vite passate per pazzi. A me non è successa mai più una cosa del genere, a parte aver fatto una notte, da adolescente, un sogno in cui in una bizzarra carrozza, attraversavo diverse epoche storiche, dagli Indiani d’America fino alla Francia rivoluzionaria. A volte ero una donna, altre un bambino su una barca e cadevo nell’acqua e morivo annegato. Cose che mi hanno lasciata sgomenta, al risveglio.

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      3. Esatto. Ma quel giorno, al Borgo di Furore, era tutto così reale. Odori, suoni, emozioni. Io ero lì, in quel posto, in quel momento. E ne avevo piena consapevolezza di chi ero e cosa ci facevo lì. Insomma, io ero io, anche se non lo ero, più.

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