Buongiorno Umanità con la U maiuscolissima: diario di un barese in Sri Lanka

Questo è uno di quei momenti della vita, della storia personale e del mondo, in cui condividere le emozioni positive e le vibrazioni che nascono dagli scambi umani è davvero un gran bisogno.

Lui è Cisky, un dotato artista barese, pugliese, italiano, europeo, internazionale, mondiale, terrestre anche se, a volte, a questa terra, è del tutto alieno.

Un prezioso e caro amico “virtuale”, conosciuto grazie a facebook (della serie “quando i social sono ben utilizzati”), ma contatto comune con persone che conosco fisicamente.

Con Cisky è nata subito una forte empatia di intenti, di gusti, di intuizioni, di aspettative e speranze.

Lui è veramente il caso, più unico che raro, ma fortunatamente non solo, dell’artista che in primis è una persona eccezionale e poi, grazie al fatto di essere eccezionale, è un artista incredibile.

La differenza sostanziale sta, in  effetti, nel fatto che non c’è alcuna differenza tra avere talento ed essere talentuoso, perché le due cose coincidono perfettamente. Non c’è alcuno sforzo, nessuna forzatura, nessuna costruzione. E’ tutto così naturale, come naturali sono le cose della vita quando accadono.

E allora divertitevi, meravigliatevi e commuovetevi pure.

Buona lettura.

P.S. Mi ero ripromessa di raccontarvi di lui “solo” come viaggiatore, “camminatore che va cercando la pace al crepuscolo”, ma non posso non invitarvi a godere della sua arte, musica dolce per occhi e cuore, rinfranca lo spirito e placa la mente, come una carezza dopo un pianto in solitudine.

Cisky Art

Namastè, Francesco.

“Avete presente quel momento della giornata così delicato e interminabile in cui non volete nient’altro che una birra, una sigaretta e un po’ di silenziosa pace? Sto parlando degli ultimi dieci minuti di lavoro, i più lunghi, i più nevrotici.

Io ci tengo a precisare con ossequiosa attenzione che non lavoro in miniera ma posso sottoscrivere che dopo svariate ore di sudore, punture di zanzara e un incalzante mal di schiena, la voglia di “brodare” il Mondo intero viene anche a me. Dunque, mi trovavo nella più antipatica delle fasi lavorative, quella in cui nonostante tutto preferisco non farmi aiutare da nessuno: “arrigittare i ferri del mestiere”. (recuperare tutti gli attrezzi da lavoro, n.d.r.)

Ero chino sui miei fatti colorati quando davanti al cancello di casa, scorgevo un signore sulla sessantina che farfugliava qualcosa con le tonalità tipiche dei marinai,di braccio di ferro, o di qualcuno che magari gli spinaci se li era fumati.

Credetemi, la tentazione d’ignorarlo e proseguire nella conquista della mia birra è stata incalcolabile ma purtroppo quando vedo capelli bianchi sulla testa di un essere umano, mi ritrovo inesorabilmente fottuto dalle scioglievolezze del cuore.

Dunque mi avvicino un po’, quel po’ che secondo lui non è sufficiente abbastanza poiché continua a sbracciarsi facendomi segno di raggiungerlo. Io dal canto mio,forse attirato dal fulvo sogno di luppolo e schiumetta sui baffi gli faccio notare che sono scalzo,salvo poi rendermi conto da solo, conoscendomi, di aver detto una gran cazzata cosicché decido di raggiungerlo.

Ogni cento parole cingalesi ne farfuglia una in inglese: ” road…MY road…vehicles…” Capisco subito il nodo della questione: il signore sostiene che i veicoli che vanno e vengono dalla nostra villa,quartier generale del resort che verrà, nel fare svariate manovre hanno creato una fanghiglia all’inizio della sua strada che non gli permette di uscire di casa con il suo veicolo: un colorato tuk-tuk a tre ruote.

Preso atto che in quella stradina di fronte a noi esistono altre forme di vita oltre alle scimmie, le iguane,i pavoni e le zanzare, gli faccio capire che proprio non avrei saputo come aiutarlo, ma che avrei chiesto al nostro domestico di raggiungerlo per poter parlare con lui, nella loro lingua Madre musica.

Cerco Manjula ma non lo trovo, quindi torno dal signore provando a spiegargli che il mio amico non era in casa ed esordisco con : “My sri lankan friend is…”

Ecco, da questo momento accade l’impensabile: il signore forse convinto che stessi appellando lui così, amico sri lankese, non mi da il tempo di continuare, m’interrompe con una stretta di mani ed un meraviglioso sorriso a scacchi, mi prende sotto braccio e mi conduce verso casa sua, non prima d’essersi tolto le infradito offrendomele e ricevendo in cambio un tanto gentile quanto incredulo  “epā,sthūthiyi.” (No, grazie!)

Gli insetti alle caviglie in quel breve tratto di giungla mordono alle caviglie non meno di Gattuso nel 2006 e schiaffeggiandomi per benino, giungo finalmente a casa sua dove ad attendermi ci sono suo figlio adolescente e sua moglie sorridente. Mi offrono un succo d’arancia, mi accendono uno zampirone sotto i piedi, non capisco quasi un cazzo di ciò che dicono ma sono come un bimbo a cui hanno appena regalato il gioco tanto atteso per Natale. Farfugliamo tutti, gesticoliamo e ci vogliamo tanto bene in soli dieci minuti.

Ritorno verso casa, le zanzare non mordono più o forse mordono e non le sento, finisco di sistemare le mie riviste, i miei pennelli e la schiena è tornata più in forma di quella di Buffon nel 2006.

Finalmente stappo la mia birra, siedo a terra nel giardino e mentre accendo il fiammifero malcapitato,penso a quanto straordinario sia prestare attenzione a chi hai di fronte,a quanto sia grandioso offrirsi il privilegio di tendere una mano, a quanto tutto questo,sia tutto quanto.

Penso inoltre al fatto che alla fine ci avevo preso, il signore di cui non ricorderò mai il nome machissenefregatuttattaccato,è stato un capitano della Marina, almeno così diceva la foto impolverata che troneggiava in salotto, così diceva il mio cuore,così dicevano i suoi occhi velati di orizzonti e di vele.”

 

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