Accidenti alla buccia di banana

Lo scenario è mitologico, post-umano e/o pre-umano, intriso di speranza di conforto dagli affanni dei tempi moderni: luci e ombre di un cielo imperscrutabile turbano gli occhi dubbiosi di un essere incontaminato.

Da quando l’animale umano, lungo il suo percorso selettivo, è riuscito a mettersi supino, a sdraiarsi sulla schiena, faccia all’aria, ha osservato curioso le dinamiche stellari, astronomiche, i movimenti dei pianeti, le occulte scie delle nebulose.

Ha cercato spiegazioni, talvolta fantasiose, al suo essere al mondo, come se ci fosse da chiedersi il perché.

Perché ci domandiamo perché siamo al mondo? E soprattutto, quando abbiamo cominciato a chiedercelo?

La paura delle tenebre ha sicuramente spinto il primate bipede dal pollice opponibile e cervello componibile, a trovare un sostegno esterno, una guida che brillasse come un occhio luminoso, riferimento costante, messo lì nel cielo a ricambiare il suo sguardo con l’illusione di governare e proteggere tutto.

Una cosa è certa, indipendentemente dal puzzle contorto e incastrato male che si è definito nella mente umana. I corpi celesti, con la loro incessante e vivida presenza, impongono, lo hanno sempre fatto, ritmi vitali sacri ed eterni alla terra e a tutti i suoi abitanti o infestatori come direbbe lei stessa (cit. Sem, “Io e la Terra”).

Questi cicli hanno plasmato l’esistenza senza offrire la possibilità di essere compresi fino in fondo o controllati dai ragionamenti.

Quindi, come è accaduto che, a un certo momento della strada, ci siamo messi a modellare creature sovraterrene sospese a metà tra passione e spiritualità?

Herme su pittura su vaso grevo
Hermes, pittura su vaso greco

E’ stato proprio così che, infatti, antropomorfizzati  come bellissimi e asessuati giovani alati, gli Angeli sono venuti a noi.

Ministri sinistri della corte celelste, hanno con impegno e devozione, svolto il ruolo di intermediari divini, di comunicazione tra la sfera umana e quella oltr’umana.

Angelos in greco, non a caso, vuol dire messaggio, messaggero.

La figura dell’angelo, chiariamolo, non è esclusiva proprietà della tradizione e della fede Cattolica, come potete ben vedere dalla foto a sinistra e dalla successiva in basso a destra.

Essa compare molto prima della venuta del Cristo, già presso civiltà di gran lunga più antiche, con funzione di corrispondenza volatile tra volontà superiore e schiavitù sotterranea.

Ishtar_goddess Rilievo Burney paleobabilonese, II millennio ac
Ishtar Goddess, Rilievo Burney, II millennio a.c., periodo paleobabilonese

A metà tra misticismo e mitologia, l’alato rappresenta il tentativo di conciliare due aspetti,  il sacro e il profano, l’umano e il divino, legati all’esigenza di porre fine all’irrequietezza interiore, stabilendo una linea netta tra un fuori e un dentro.

Lì dove i confini sono serrati da profonde demarcazioni di diversità, di categorizzazione, l’uomo si sente al sicuro, al riparo, sotto le calde ali protettrici di un custode volante.

Dormiente sotto i luminosi e innumerabili occhi del cielo, nemmeno riconosce l’indescrivibile piccolezza e impotenza di fronte alla magnificenza ultraterrena.

Ma sotto le piume di vero angelo cento per cento divino, trova il coraggio di trasformare l’illusione in speranza.

calzari alati
Calzari Alati, particolare

Mi piacerebbe dire con  una certa spocchia che si tratta solo di una frivola leggenda e nulla più, ma non posso. Nessuno è in grado di stabilire quale sia la verità.

Men che meno l’artista. Egli è proprio colui che, attraverso l’opera d’arte, propone prospettive che ognuno, a seconda del gradino della scala interiore su cui si trova, accetterà o respingerà.

L’artista, sinceramente preoccupato per il mondo, è continuamente in cerca, instancabilmente curioso, capace di andare oltre ogni scoperta. Non smette mai di meravigliarsi e meravigliare.

Spesso, per questo, accusato di essere pazzo.

Ma quanto è savia la sua dissennatezza!

L’arte, come la spiritualità o anche l’astrologia, spiega l’incapacità umana di conoscere, possedere, anche solo concepirlo l’infinito ed esprime l’ardente desiderio di riunificarsi ad esso, perché da esso l’uomo si è determinato, e rimarginare la sanguinante frattura dell’esistenza, rimuovendo il dolore provocato dalla scissione duale.

autoritratto con nusto di mercurio 1923, de chirico
Giorgio de Chirico, Autoritratto con busto di Mercurio, 1923

E allora, lo immagina nella trama intrecciata di una tela, nei volumi sinuosi del marmo, nel suono taciuto delle parole, nelle pause grammaticali di un pentagramma, nei messaggi di un giovane alato che crediamo generato dalle stelle.

Il divino è in ogni forma d’arte, in quanto sacra è la dimensione più vicina alla preghiera: il silenzio.

Il silenzio dei rami di un albero, di una nuvola appena creatasi, di una punta metallica che scava dentro una superficie brunita di rame, cercando nel segno vendetta ai propri graffi.

L’angelo, in bilico tra forze telluriche e ascesi spirituale, capace di alzarsi in volo, staccare i piedi da terra e percorrere in sogno un’atmosfera rarefatta e impalpabile, intima e interiore, morbida e sottile, fatta di simboli, colori, linee e volumi in continua metamorfosi.

L’angelo, fatto della stessa sostanza dell’energia cosmica che regge il sole e gli astri in equilibrio con l’armonia universale.

Cade, infine, l’angelo dal cielo, con un gesto di suprema espressione di libero arbitrio (“Better to reign in hell than serve in heaven”).

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Ma non è che gli angeli siamo noi?

 

 

 

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4 thoughts on “Accidenti alla buccia di banana

  1. Intanto grazie per la citazione…
    … e soprattutto per “Eye in the Sky” di Alan Parsons. Ci sono veramente cresciuto con quel disco. E’ stato il secondo LP che ho comprato in vita mia (stavo iniziando le superiori, e il primo era stato “The Greatest Hits” (di allora) dei Queen).
    Bel post davvero. Nel mio piccolo, avevo scribacchiato qualcosa anche io su angeli (e diavoli) un po’ di giorni fa.
    Hai uno stile fantastico quando sei ispirata: scrivi quasi in metrica.
    Comunque, vedi di guarire (te lo ripeto, lascia stare le medicine: fai una scelta consapevole, un bicchiere bollente di rum e miele).
    Poi, se e quando senti di voler parlare di c***i nostri, a me va più che bene.
    Take care
    Sem (giosem11@gmail.com)

    Liked by 1 persona

    1. Citazione doverosa, perché i testi sono davvero interessanti. Anche se ancora devo leggere quello di oggi, ho giusto dato un’occhiata fugace, ma ci devo tornare con calma.
      “Eye in the sky” è sicuramente ai primi posti nella mia personale top ten del millennio!
      Grazie per i complimenti! A volte mi sembra proprio che non sia io a scrivere le cose che scrivo. Mi capitano improvvisi lampi, anche notturni, nelle orecchie. Frasi o periodi interi addirittura già composti. E io devo solo annotarli prima di dimenticarli, perché dimentico in fretta. Per questo ho sempre un taccuino e una penna sul comodino al lato del letto o nella borsa. E’ come un’incombenza, come andare a far pipì. Che te devo dì!
      Due sono i fatti: o il mio cervello lavora in background anche quando è in stand by, o qualcuno si diverte a usarmi come microfono personale. Non ho ancora deciso quale delle due.
      Sicuramente ti scriverò, non appena si tranquillizza la tempesta intorno e interna a me.

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