L’importanza dell’attesa

“In principio Dio creò l’uomo.

Poi vedendolo così debole, gli donò il cane”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Come è già accaduto qualche tempo fa (“Serpiero sputendo”), anche oggi, mentre  rimescolavo i ricci pensieri sulla testa, aggrovigliati fra le dita insaponate, ho fatto una pensata.

La mia famiglia è composta, allo stato attuale da: me, Camelia Nina; Tempesta, seienne  di sesso maschile in piena fase pre-adolescenziale; Maritozzo, dieci anni in più di un quarto di secolo, maschio, in fase di pubertà avanzata regressiva.

Infine, Yoshi, canide di mesi otto, bicromatico distribuito su quasi 35 kg (per ora), affamato come un cucciolo di facocero dell’Africa centro-meridionale.

In realtà, oggi, è proprio di una manciata di fatti miei che voglio parlarvi. O meglio, parto dal mio vissuto quotidiano e poi allargo su su, fino alla fine del mondo.

Esagerata? Può darsi.

L’altra mattina, maschi umani di casa fuori dalle balle, ero a casa da sola con lui:

2

In realtà il post potrebbe terminare qui, con questa foto, ché vi reputo così intelligenti da costruirvi l’articolo autonomamente.

Invece no. Lo scriverò fino all’ultima parola.

Come vi dicevo sopra lui è, appunto, Yoshi. In giapponese vuol dire giusto, onesto o buona sorte.

E sì, perché il mio canide è di origini giapponesi, anche se è nato in Sicilia e parla dialetto meglio di me. Vabbè che meglio di me, chiunque!

Di preciso, Yoshi è un Akita, una delle sette razze di cane giapponesi. Definito, già dal 1931 “Monumento Naturale del Giappone”, prende il nome dalla regione in cui quel tipo di cani abitava. La razza rappresenta il momento storico della nazione in cui si desiderava rivendicare e recuperare la propria cultura, le proprie origini e tradizioni.

Caratteristiche della razza sono: folto sottopelo, orecchie piccole e inclinate in avanti e coda arrotolata.

Beh, a proposito della coda avrei un flashback da raccontarvi.

Il giorno in cui siamo andati a vedere la cucciolata per scegliere il nostro quadrupede domestico, uno scricciolo minuscolo si è avvicinato ai nostri piedi.

Ci ha colpito immediatamente per due motivi: si chiamava Yoshi, come il draghetto di  Super Mario Bros ed era anuro, che letteralmente vuol dire privo di coda.

 

L’ Akita, il cane dei capi e dei nobili. A lui erano riservati trattamenti speciali e disponeva di preziosi guinzagli e collari, addirittura d’oro. Ecco perché, ancora oggi, durante le grandi expo internazionali, i proprietari degli esemplari più inerenti allo standard posseggono guinzagli in seta dorati per mettere in mostra il prezioso compagno.

L’Akita è diventato, quindi, simbolo di potenza, ricchezza e coraggio.

Dell’Akita si dicono anche un paio di altre cosine.

“Silenzioso come la foresta, veloce come un lampo”.

Allora, mentre per la seconda frase ci siamo (è rapidissimo come una scheggia), per la prima ho qualche serio dubbio.

Yoshi è tutto, dico tutto, tranne che silenzioso.

Se io sono nella stanza da letto e lui in cucina e si sdraia, sento un tonfo pazzesco sul pavimento. Perché lui non si accuccia, si stravacca.

Se io sono in bagno e lui non mi trova, comincia a girare per tutta casa, rintracciando gli odori, come se fossimo nel deserto del Gobi, inspirando scie persino negli angoli più reconditi (altro che Vorwerk Folletto) che manco un compressore in modalità deflate.

Non c’è altro canide o umano o ruota di bicicletta e/o motorino, campana, campanello, clacson, sirena di ambulanza e/o polizia che riescano a trattenerlo dall’ululato compulsivo.

E poi, la cosa più bella. Il mio Yoshi è un poeta. Sì, di scuola leopardiana.

Quando alla sera, tipo le sette, in giro non c’è nessuno, non un ombra umana o animale, né mezzo di trasporto alcuno, gli uccellini hanno smesso di cantare, mancu i cuccuvasci si sentono più, bene Yoshi, signore e signori, abbaia. Alla luna. Incessantemente. Anche quando la luna non c’è.

Lacrime.

“Un’altra caratteristica positiva è quella che anche quando il cane non viene lavato da molto tempo, non emana alcun odore, al contrario di molte altre razze.”

Giuro, sono davvero curiosa di vedere in faccia chi ha avuto lo schifoso coraggio di scrivere queste parole. Forse possedeva un Trudy Akita improfumato al CK One.

Perché già a due giorni dallo shampoo, si annusano effluvi inebrianti tali da stordire il pensiero.

Se non sai dove il cagnolo possa essersi nascosto (ebbene lui si nasconde dietro la tenda di velo della cucina e mi guarda di sottecchi pensando “Eh eh, te l’ho fatta!”), basta seguire il miasma cadaverabondo.

Se sei a tavola o sul divano e d’improvviso, un’aulenza fragrante allo gnu imputridito invade le tue nari, non temere, è Yoshi. O i piedi di Maritozzo.

[20]Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». [21]Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. [22]Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». [23]E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

[24]Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: [25]Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.[26]E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Ci sono tanti modi di intendere questo passaggio della Genesi, nella Bibbia Cattolica. In tema col post di oggi, lo interpreterò così.

Non so chi ci abbia mai messo in testa l’idea che noi, esseri umani, siamo superiori alle altre specie del creato. Forse per via di quel verbo, domini, che si trova al versetto ventisei.

Dunque, dominare è un verbo che deriva dalla parola latina dominus. Veniva utilizzata, nella Roma antica, per designare uno stato sociale, cioè quello dell’uomo libero rispetto allo schiavo, che non possedeva diritti su se stesso.

In pratica, il dominus è colui il quale dispone della libertà degli altri esseri viventi di cui, in un assoluto delirio di onnipotenza, si è messo a padrone.

A mio parere, però, ci troviamo davanti a un errore di traduzione.

In latino, infatti, tra le altre lingue che ho considerato, il verbo tradotto con dominare è praesum che oltre a  comandare, governare, eseguire un lavoro, essere responsabile di qualcosa, ha, come ultimo tra i significati, tutelare e proteggere.

E allora perché abbiamo/hanno deciso di tradurre con dominare? Ovvero essere padroni di qualcosa/qualcuno?

Ah, se solo avessimo atteso, prima di  azzardare una parafrasi specista!

Io so solo una cosa.

I cani, i gatti, i pesci rossi, i pappagalli, gli animali da compagnia, così detti “domestici” e quelli del mondo tutti non sono stati creati per stare sotto alla nostra piramide, per trasportare i mattoni delle nostre pene, schiacciati dal peso insopportabile dei nostri sbagli, ma per camminarci a fianco.

Per rendere la nostra vita quotidiana, tra un urlo isterico e una risata, meno tragica e più compassionevole.

Per crescere insieme. Per imparare dai silenzi e dalla fedeltà degli uni e dalle azioni e cure degli altri.

Per scambiarci le energie e rinnovarle in maniera pulita.

Non so voi, ma io ritornerei allo slideshow a principio del post, non prima di
essermi gustata le foto di qui sotto.

 

Annunci

9 thoughts on “L’importanza dell’attesa

  1. Mi hai fatto ridere, veramente! Ma non ho capito se le tue lacrime, quando Yoshi abbaia furiosamente alla luna, sono di gioia o disperazione 😉 😀 Bellissimo il tuo cane, stupendo. Raccapricciante invece l’errore di traduzione di cui parli, perché se non fosse stato fatto l’evoluzione della morale umana avrebbe preso una piega completamente diversa… senza dubbio migliore.

    Liked by 1 persona

    1. Eh eh, sono lacrime di disperazione!!! :@
      Grazie per i complimenti, è bello quanto monello! Speriamo che crescendo si calmi.
      Si anche in greco c’è un verbo differente da dominare nel significato più profondo.
      Ho studiato la genesi in greco quando andavo al liceo e posso assicurarti che le parole fanno una differenza enorme, più ti avvicini alla lingua originale più penetri nella Verità di ciò che è scritto. Ed è completamente differente da ciò che leggiamo oggi.

      Liked by 1 persona

  2. Ciao Nina, concordo ASSOLUTAMENTE sul fatto che, per comprendere pienamente il messaggio racchiuso in uno scritto, lo dovremmo leggere nella sua lingua originale. Nel caso della libro della genesi, visto che non c’era nessun umano a scriverla… non saprei dire quale lingua fosse. A parte i paradossi, siccome l’antico testamento è scritto in ebraico (anche se magari non da Mosè in persona come molti ancora sostengono…) quei passaggi andrebbero letti dopo aver studiato… l’ebraico antico, mica le faccine di Whatsapp!!!
    Altrimenti si corre il rischio di scrivere, come nella versione in greco antico (e poi via via in quelle successive fino alle lingue moderne) del vangelo di Matteo (19,24) «E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» confondendo i due significati della parola aramaica “gamal”, che può significare sia “gomena” che “cammello” e scegliendo, per la traduzione greca, chissà perchè, proprio “cammello”… e dando così origine ad uno tra i passaggi più buffi che possano mai essere presenti in qualunque testo sacro (e molti potrebbero dirmi che non è l’unico esempio…).
    Un caro saluto

    Liked by 1 persona

    1. Si, tutto vero. Le parole contemporanee hanno completamente perso parte del loro potere evocativo e radicale. Se risaliamo infatti già al latino o algreco appunto, troviamo passaggi molto più interessanti e così via via, fino ad arrivare all’hpr egizio (a cui tempo fa ho dedicato un lavoro grafico). Le parole mi hanno sempre affascinato, per questa cerco di raffinarne oltre che affinarne, l’uso.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...