Perbaffo!!!

Lo so, è quasi una settimana che non scrivo sul blog. Avete sentito un po’ la mancanza dei miei interventi da rinco precoce?

Sì, sono stata un tantino impegnata tra problemini di salute (nulla di grave) e disbrigo pratiche pre-natalizie. Ma ora, I’m back!

Non a caso, il post con cui mi sono segretamente congedata parlava esattamente dell’importanza dell’attesa.

Così come Hachiko ha, invano, continuato ad attendere il ritorno del suo padrone, inconsapevole della sua morte, dovremmo anche noi imparare ad aspettare. Ché tutto torna.

E certo che è vero che le relazioni vanno coltivate, innaffiate come boccioli bisognosi di cure. E’ pur vero, altresì, che esiste uno spazio vitale entro il quale l’individualità è libera di manifestare se stessa, senza costrizioni e/o condizionamenti, riprendere fiato, con un gran respiro, per poi rituffarsi negl’imbrogli umani.

Oggi, e neanche questo è un caso vi ho postato due lavori dell’artista italiano, Lucio Fontana.

Per domande varie ed eventuali vi rimando alla pagina del blog FUK, per tutto il resto, stay tuned.

Di cosa si tratta?  In sostanza, trattasi di una serie di tagli praticati con un taglierino, o arma affine, sulla superficie della tela.

In queste opere l’attesa e lo spazio sono indissolubilmente intrecciate, unite in un matrimonio gestuale, intellettuale, metafisico pur se dalla materia generato.

Finalmente l’artista italiano si sveglia di fronte alla realtà dei fatti: la tela non è solo più il supporto della pittura, ma diventa essa stessa opera.

Come un origami giapponese, la trama sottile, bianca o colorata, affronta l’impervio viaggio attraverso la trasmutazione della forma, incontro a improbabili cambi di stato, per diventare, infine, arte.

La materia, solo quando ferita nel vivo, non sanguina come ci aspetteremmo. Piuttosto, svela una dimensione oltre, apre un passaggio al di là, nel silenzioso mistero dell’oscuro eterno. Universo fatto di lunghi abbracci.

Perché in fondo cos’altro è l’attesa se non il dispiegamento all’infinito del presente ignoto?

Quello stato dell’anima in cui le possibilità diventano l’unica possibilità e si esprimono tutte contemporaneamente. Quel momento individuale in cui ogni cosa può accadere o non accadere, ma comunque, esiste.

Il legame inestricabile con lo spazio dipende dal fatto che l’attuazione della possibilità necessita di un luogo in cui avvenire, un luogo non per forza fisico, anche mentale, comunque interiore.

L’attesa e lo spazio, gemelle, inoltre, sono cugine del silenzio, dove la creazione prende inizio e trova fine.

La rottura del silenzio, la vibrazione, il suono determinano la vita.

Ed è così che l’attesa finisce.

 

 

la fine di dio 1963
Lucio Fontana, La fine di Dio, 1963

 

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