Le sirene: musica e testo a confronto

« Tu arriverai, prima, dalle Sirene, che tutti
gli uomini incantano, chi arriva da loro.
A colui che ignaro s’accosta e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la moglie e i figli bambini
gli sono vicini, felici che a casa è tornato,
ma le Sirene lo incantano con limpido canto,
adagiate sul prato: intorno è un mucchio di ossa
di uomini putridi, con la pelle che raggrinza »

(Omero. Odissea XII, 39-46.)

Chi sono le sirene?

Esistono diverse tradizioni che ne tracciano i contorni.

Secondo il folclore, la sirena è quell’essere dotato di virginea bellezza per metà donna, per l’altra metà pesce. Non a caso è proprio Ulisse, durante il suo interminabile viaggio in mare, a esserne vittima, non per sempre.

Secondo la religione greca, invece, le sirene sono donne piumate, talvolta barbute, o uomini. Il sesso di appartenenza è comunque irrilevante, dato che l’altra metà del corpo è quella di un uccello.

In entrambi i casi, comunque, le sirene manifestano una dote peculiare: incantare gli esseri umani che incontrano con le loro ammalianti voci, capaci di far dimenticare tutta la vita intera.

Al servizio della morte, con la loro onniscienza, parlano parole di miele, talmente scivolose e dolci da sciogliere qualunque vincolo di sentimento.

Ministre di morte, dunque, ma non superiori a essa.

Anche le sirene, infatti, potevano morire, ma solo quando una nave fosse passata attraverso i sensuali cori, senza caderne preda.

Traslando il concetto, la sirena è oggi quello strumento che ci sveglia, ci allarma e avverte che qualcosa sta accadendo, dentro o fuori di noi.

Di seguito, due autori contemporanei che hanno reso moderna, ce n’era davvero il bisogno?, questa figura mitologica.

Nonostante non ami particolarmente il primo, mentre nutro un amore considerevole per il secondo, trovo che entrambi i testi siano convincenti, ognuno a suo modo e ognuno in riferimento a un discorso ben preciso.

Sulla melodia, non mi esprimo. L’ho già fatto.

Sirene
Fedez ft. Malika Ayane

Il loro canto tiene sveglia la città, ugole di plexiglass.
Stelle intermittenza sulla boulevard.
Arcobaleni in plastica.
Stanno arrivando, e sono per te.
Ti stanno chiamando, e vogliono te.
Senti, stan cantando solo per te.
Si stanno avvicinando.

Il sogno più grande è permettersi di camminare sulle proprie gambe,
come le sirene.
Iniezioni di fiducia, ma non trovano le vene,
coperte dalle squame, come le sirene.
Mi devo rianimare in un paese non cosciente,
voglia di mal di mare, perché non si muove niente.
Bere come le sirene, come l’etilene, se conviene bene, sennò come viene, viene.

Guardando l’aurora con le facce stanche,
con l’acqua alla gola sognando le branchie.
Siamo soggetti all’usura del tempo,
ma ancora di più a quella delle banche.
Se tocchi il fondo per forza risali,
ma spesso le perle son giù nei fondali.
Davanti alla sfiga, apparire cordiali,
mai sanguinare davanti agli squali.
Sono pesci grossi con palati fini,
la realtà nuda e cruda, bikini e sashimi.
Col mare, le falle, con i polpi vivi,
calmare le acque con i sedativi.
E’ un circolo vizioso, non un circolo polare,
con più S35 che in battaglia navale.
Più cerchi di nuotare, più ti vogliono affogare.
Ti diranno mani in alto quando tu sei in alto mare.

Stanno arrivando, e sono per te.
Ti stanno chiamando, e vogliono te.
Senti, stan cantando solo per te.
Si stanno avvicinando.

Ulisse si è legato per resistere,
tu devi resistere per non farti legare.
Non devi annegare, ma ti devi allenare.
Gare di resistenza, pubblico ufficiale.
Posti di blocco posti al confine,
barricate, barriere coralline.
Con gli sguardi bassi su un gelo di sassi, ti porta a guardare le stelle marine.

Il loro canto tiene sveglia la città,
ugole di plexiglass.
Stelle intermittenza sulla boulevard.
Arcobaleni in plastica.
Stanno arrivando, e sono per te.
Ti stanno chiamando, e vogliono te.
Senti, stan cantando solo per te.
Si stanno avvicinando.

Le Sirene

Vinicio Capossela

Le sirene ti parlano di te
quello che eri
come fosse per sempre
le sirene
non hanno coda né piume
cantando solo di te
l’uomo di ieri
l’uomo che eri
a due passi dal cielo
tutta la vita davanti
tutta la vita intera
e dicono
fermati qua
fermati qua

le sirene ti assalgono di notte
create dalla notte
han conservato tutti i volti
che hai amato e che
ora hanno le sirene
te li cantano in coro
e non sei più solo
sanno tutto di te
e il meglio di te
è un canto di sirene
e si sente nel rimpianto
di quanto è mancato
quello che hai intravisto e non avrai
loro te lo danno
solo col canto
ti cantano di come sei venuto dal niente
e niente sarai

Le sirene sono una notte di birra
e non viene più l’alba
sono i fantasmi di strada
che arrivano a folate
e hanno voci di sirene

riempi le orecchie di cera
per non sentirle quando è sera
per rimanere saldo
legato all’abitudine
ma se ascolti le sirene
non tornarai a casa
perchè la casa è
dove si canta di te
ascolta le sirene
non smettono il canto
nella veglia infinita cantano
tutta la tua vita

chi eri tu
chi eri tu
chi sei tu

chi eri tu
chi eri tu
chi sei tu Mnemosynè? [nota: è uno dei Titani e la madre della Muse, la memoria]

perchè continuare fino a vecchiezza
fino a stare male
e già tutto qua
fermati qua
non hai più dove andar.

Le sirene non cantano il futuro
ti danno quel che è stato

il tempo non è gentile
se ti fermi ad ascoltarle
ti lascerai morire
perchè il canto è incessante
ed è pieno d’inganni
e ti toglie la vita
mentre la sta cantando.

Immagine in evidenza: “La Sirène by Georges Méliès ,1904″

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