“Poesie a Passeggio”di Vittorio Tatti: componimenti pret a porter

Che cosa succede quando l’arte incontra la vita?

Oggi, il virtuale social inzuppa le nostre esistenze di frasi sospese e sguardi assenti, di selfie succinti e occhi dipinti, di foto di cibo e cibo avariato.

In questo deserto emotivo e appiattimento funzionale, l’esigenza di correre incontro al calore umano, di scoprire l’essenza prima della missione dell’artista e del poeta, ha portato il blogger genovese Vittorio Tatti a programmare una vera e propria Performance d’Arte. Seduto su una panchina, con un taccuino e una penna, si metterà a piena disposizione dei passanti, per regalare uno sprazzo della sua anima, una pennellata di quel mondo privato che per troppo tempo è rimasto virtuale. Il bisogno del contatto è ancora la molla che attiva il motore della vita, l’urgenza dell’incontro è sempre quella magica chiave che dà il senso al nostro svegliarci ogni mattina.

Avere qualcosa da dire e manifestare spudoratamente l’impellenza di comunicarla e donarla agli altri è la caratteristica prima dell’artista. Perché la convinzione che quella segreta verità condivisa possa in qualche modo aiutare tutti in un percorso di guarigione spirituale è alla base dell’Opera d’Arte per eccellenza.

C.N. Come mai ti è venuta in mente questa idea di regalare (o c’è un’offerta) poesie estemporanee alla gente?

V.T. E’ proprio un regalo, non chiedo nemmeno offerte. Diciamo che l’idea è nata dal bisogno di esprimersi al di fuori della Rete. Ho sentito, a un certo punto, l’esigenza di portare i miei versi fuori dal blog, non tanto per cercare consensi, ma principalmente per comunicare con persone in carne e ossa. Vengo da dieci anni di virtualità totale e, arrivato a questo punto, provo quasi repulsione per questo mondo.

C.N. Allora partiamo dall’inizio. Come è nata questa tua passione per la scrittura? E quando hai pensato di aprire un blog?

V.T.  La passione per la scrittura è nata appena tre anni fa. Da giovane, non ho mai tenuto un diario, non ho mai scritto un racconto e, tantomeno, una poesia (iniziate a scrivere un anno e mezzo fa). Dopo aver letto un romanzo e stanco della “passività” degli altri miei hobbies (videogiochi e manga su tutti), nella mia mente si formò questa domanda: “se non posso vivere nel mondo che desidero, perché non inventarne uno?” e iniziai a scrivere il primo romanzo (da tre anni in sospeso): centocinquanta pagnine in venti giorni. Da lì, nacque tutto. Decisi di fare “palestra” prima con i racconti, poi con le poesie. E mi si aprì un mondo completamente nuovo, ancora più bello di quello immaginato all’inizio. Ho sempre avuto un blog, dal 2001, ma solo due anni fa con la mia vera identità (necessaria, secondo me, per farsi conoscere).

C.N. Una passione giovane, ma molto forte. Hai all’attivo qualcosa di edito?

V.T. Sì: tre e-books auto pubblicati (uno di racconti brevi e due di poesie) e un cartaceo (quello dei racconti brevi), pubblicato con una casa editrice (è possibile acquistare Bianco e Nero, sia in versione digitale che in versione cartacea).

C.N. Com’è il mondo dell’editoria rispetto al self-publishing?

V.T. Il cartaceo è stato pubblicato gratuitamente. E’ una casa editrice non a pagamento, solo di facciata: se volessi vendere delle mie copie a un evento, per esempio, le dovrei acquistare: non si è mai parlato di conto vendita. Il self-publishing è comodo, ma bisogna impegnarsi tanto (troppo) per pubblicizzarsi (spesso, senza risultati). Chi scrive dovrebbe pensare a fare solo quello e lasciare il marketing a chi è più competente. Le case editrici serie, purtroppo, sono inavvicinabili; dalle altre, vieni lasciato allo sbando.

C.N. Che cosa ne pensi di quelle che ti chiedono dei soldi per pubblicare?

V.T. Penso che stravolgano le regole del mercato: chi scrive deve vendere, non comprare. Le case editrici dovrebbero permettere a questi autori di farlo, dal momento che si prendono il novanta percento dei guadagni. Una volta si usava il termine “rischio d’impresa”, ma le case editrici non rischiano più: che compri l’autore stesso o il lettore, tentano di non rimetterci in ogni caso. A questo punto, mi chiedo: se non credono negli autori che pubblicano, perché propongono loro dei contratti?

C.N. E’ diventata una specie di prestazione lavorativa: tu mi paghi la stampa e la rilegatura (in più mi dai una buona fetta dei diritti d’autore) e io ti do l’illusione di aver pubblicato. Perché poi, in realtà, se non distribuisci è come se non hai pubblicato affatto.

V.T. Infatti, allora a questo punto, un autore fa prima ad andare in tipografia, si fa stampare cento/duecento copie e le vende su internet o nei mercatini.

C.N. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di scrivere in un blog?

V.T. Vantaggi: puoi condividere i tuoi interessi con qualcuno, puoi tentare di farti conoscere, hai un minimo di riscontro sulla validità di quello che scrivi. Svantaggi: il “successo” sul blog non equivale al successo nella vita reale (quasi nessuno acquista gli e-books che vengono pubblicizzati), quindi un po’ t’illude.

C.N. Cosa vuol dire avere successo nella rete? Il “virale” non diventa mai reale?

V.T. Poche volte il successo virtuale si traduce anche in successo reale. A scrivere un commento positivo ci vuole molto poco; più impegnativo, invece, è sostenere l’autore acquistando i suoi e-books. Il fatto è che i blog si stanno conformando all’identità dei social networks: tutti vogliono essere protagonisti, tutti vogliono scrivere, tutti vogliono vendere. Siamo tutti amici, ma siamo anche tutti rivali.

C.N. Io non ti sono rivale. Alla fine, se sai di possedere delle qualità, ti rendi conto che viene attuata una selezione naturale. E comprendi che, in fondo,  l’unione fa la forza. Certo, è vero che a volte vedi esplodere (di successo) dei testoni, però a lungo termine…

V.T. Può essere che alla fine, non ci sia davvero qualità? Tutto sommato, chi scrive davvero bene riesce a farsi leggere. Non ha nemmeno bisogno di “elemosinare” attenzioni, perché gli utenti divulgano spontaneamente i suoi scritti.

C.N. Sì, condivido. Quando hai capito che il mondo virtuale è e rimarrà sempre virtuale così come tutto ciò che si trascina dietro, hai deciso di andare incontro alla gente. Prima di entrare nel merito dell’evento che hai progettato, ti faccio un’ultima domanda che mi sta davvero a cuore. Perché la gente, oggi, dovrebbe continuare ad aver bisogno di Poesia?

V.T. Guarda, non credo che le Poesia in versi sia necessaria. Quello che conta, invece, è riuscire a comunicare con la voce, lo sguardo, la carezza, con il bacio, non con una emoticon. Lasciamo da parte versi, endecasillabi, rime e via dicendo: c’è bisogno di capire se abbiamo ancora un’anima.

C.N. Allora, parlami del tuo progetto. In pratica, cosa farai sabato a Genova?

V.T. Cercherò un posto dove sedermi, metterò di fianco a me un cartello con la scritta “Poesie a Passeggio” e cercherò di interagire con le persone. Ci metterò la faccia e il mio nome, esporrò parte della mia essenza (scrivendo versi) per donarla a chi farà altrettanto (con una semplice richiesta).

C.N. Si può scegliere un tema?

V.T. Sì anzi, l’invito è proprio quello di esprimere chiaramente quello che si vuole (dopotutto, la poesia è personale e personalizzata, non si “ricicla” mai). In più ci sarà un amico, blogger anche lui, che farà delle foto e porterà testimonianza dell’evento.

C.N. Quali sono le capacità che deve possedere un Poeta estemporaneo di Strada? Uno Street Poet?

V.T. Bello questo termine! Che capacità deve avere? Intanto sangue freddo: bisogna avere la capacità di essere lucidi, pur mantenendo aperta la porta del proprio cuore. Poi, bisogna saper scrivere qualcosa (soprattutto, senza fare errori grammaticali), bisogna saper tradurre in parole le emozioni che si sentono sulla propria pelle. Bisogna improvvisare, creare, modellare, il tutto mantenendo la “sincerità” di dover donare qualcosa che non sia inventato. Infine, penso ci vogliano anche un po’ di psicologia ed empatia: devi capire cosa ti viene chiesto, e devi scriverlo cercando di essere coerente, senza tradire quello che sei.

C.N. Conieremo questo neologismo. Vittorio Tatti, lo Street Poet dell’Avanguardia Social. Potrebbe essere un titolo, ti piace? Rima o verso libero?

V.T. Direi entrambi, a seconda dell’ispirazione.

C.N. Secondo te, come mai non sei riuscito a coinvolgere i giornali locali? Hai provato con le radio?

V.T. Perché non conta nemmeno tanto sapere scrivere, quanto avere la capacità di pubblicizzarsi. Voglio pensare che siano così oberati da non potersi dedicare alla mia iniziativa, ma è una falsa verità.

C.N. Certo che è una falsa verità… mi sembra un boicottaggio. Potresti scrivere un manifesto della poesia di strada (esiste già un manifesto della Poesia di Strada di Ivan Tresoldi, relativo al graffitismo e all’Assalto Poetico, ma è un progetto differente, N.d.N.) e, visto che in rete funzioni benissimo, coinvolgere e proporre ai tuoi colleghi un flash mob poetico, in diverse piazze d’Italia.

Perciò, cari i miei amici di Nea, se vi trovate a Genova o nei dintorni, andate a salutare Vittorio e fatevi donare un pezzo della sua anima. Non ne resterete delusi. Godetevi un attimo di tregua dalla frenesia del quotidiano, ritrovando, negli occhi di uno sconosciuto, un po’ di poesia.

Vittorio sarà presente Sabato 30 gennaio a Genova, quartiere di Albaro, zona Spiaggia di Boccadasse, dalle 14,30 alle 16,30.

 

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