Hackatao: Cronache Parallele di Alchimie Verticali

Su Nea, conservo gelosamente una piccola sfera di quarzo rosa.

Di tanto in tanto, lo ammetto, mi piace tenerla fra le mani e fissarla, concentrandomi solo sul colore, la consistenza, la rotondità. Così, mi prendo tutta la sua energia e la unisco alla mia presenza.

Ieri pomeriggio, raccolta in questa muta esplorazione, ho avvertito delle sottilissime voci stridacchiare da lontano. Sibili impercettibili eppure pungenti mi hanno trapassato i timpani.

La curiosità, carnefice del mio cuore, mi ha sospinto ad avvicinare gli occhi alla pallina, talmente tanto che, in un nanosecondo, un fulmine fucsia ha colpito in pieno le mie pupille, catapultandomi all’interno del minerale.

E no, ve lo giuro, non faccio uso di sostanze stupefacenti, solo di esistenze non sedicenti, ma vere essenti.

Un tonfo sordo ho sentito, quando per fortuna, il quarzo è cascato sulla chaise-longue in paglia di Vienna, sulla quale mi accoccolo quando me ne voglio stare un po’ tranquilla.

Sembra, ahimè, che tranquilla non sia una parola del mio personalissimo vocabolario.

Ancora stordita dall’inaspettata proiezione nel prodigioso mondo minerale, mi sono, all’istante, guardata attorno per capire dove fossi finita.

Soltanto dopo aver analizzato per bene l’ambiente, ho scrutato un cartello con un nome scritto in caratteri strani.

Hack-a-tao, ho letto a voce alta.

“Che razza di posto è?” Mi sono domandata, in mente questa volta.

Una vocina dal suono che non sarei capace di descrivervi, quasi non l’avessi mai sentita, frutto acerbo della mia immaginazione, è sopraggiunta dalle mie spalle.

“Hackatao è una atavica progenie che abita il pianeta Oltris, a due giri di valzer da Alfa Centauri, nella giusta metà tra le costellazioni Cassiepea e Cefeo.”

C.N. “Un posto assurdo!”

Voce “Assurda ci sei tu, che provieni da quella dimensione al di là del quarzo rosa!”

C.N.“Beh, quantomeno bizzarro, questo concedimelo.”

Ho lanciato uno sguardo oltre la vocina. Il paesaggio era montano, solido e innevato sulle cime che svettavano ad altezze indescrivibili; liquido e fangoso nelle profondità che scavavano le zolle.

C.N. “Mi scusi, chi è Lei, di preciso?”

Voce “Il mio nome è Sca(R)let e sono il Creatore e Sovrano di questo posto!”

Mentre Re Sca(R)let, aura gialla e ampia, proferiva queste parole che spargevano nell’aria incenso denso, ho percepito qualcosa di strano.

Lentamente, mi si  avvicinavano, farfugliando ipnoglifici stampati nell’atmosfera come fumetti, a metà tra kanji e hpr egiziano, esserini plurilocuari dalle proporzioni non sempre statiche e definite.

Potevano essere minuscoli o ingigantirsi su su, fino a occupare spazi enormi.

Re Sca(R)let “Essi sono i Podmork.”

Non uno, non due, ma un esercito di Podmork avanzava verso di me.

Erano tutti diversi, coloratissimi, opachi e seriamente intenzionati a darmi il benvenuto.

Ho Indietreggiato di qualche passetto e prontamente studiato un piano di difesa, mentre rovinavo contro qualcosa.

“Ahi” Ho udito.

C.N. “Perdonami… Tu sei, invece?”

“Shadi, Podmork numero 1.”

Era una piccola bambina, credo, visto che definire la specie di appartenenza, su Oltris, era una missione decisamente impossible.

ScreenShot001

Re Sca(R)let “Hackatao è governata da  Re Sca(R)let, che sono io, me medesimo, e da Regina Nadianera. I Podmork sono i nostri figli insieme ai proto-Podmork: Shadi Podmork numero 1 e Kaylee  Podmork numero 2″.

C.N. “E dov’è Regina Nadianera, in questo momento?”

Re Sca(R)let Di preciso, foraggiando Kaliban, Ska e Spazzola, e Kaylee Podmork numero 2.”

C.N. “Ah, bene!” Ho cercato di annuire senza dare troppo a intendere che ignorassi bellamente tali entità a cui il Re si riferiva. “E di che cosa vi occupate, qui, su questo pianeta?”

Re Sca(R)let “Di Arte, l’arte con la A maiuscola, l’Ars Regia, l’imperatrice.”

A questo punto, la piccola bambina di nome Shadi Podmork numero 1 mi ha preso per mano e, con delicatezza fuorviante, ha messo fra le mie dita una chiave d’argento, arrotolata in un foglietto di carta. Sorridendo, a sette denti, è poi scappata via, urlando di gioia, facendo giravolte e capriole, come un cerbiatto selvaggio.

Non sto a dirvi quanto è passato tra la preziosa consegna e l’impellente urgenza di srotolare la pagina e capire cosa fosse. Meno di niente.

Riporto quanto sopra vi ho letto:

“Questo è il Segreto dell’Opera che ti aprirà la porta alla conoscenza della Natura e dei suoi segreti. Essa procede dal Tre e nel Tre. Maschio, Femmina e Androgino. Prima dissolvi e poi coagula. Tesi, antitesi e sintesi. E ricorda, nell’Uno c’è sempre il Due.”

Mentre leggevo queste parole, ermetiche come echi di sogni, lontane eppur fortemente familiari, sconosciute ma segretamente possedute, una melodia celeste, a tratti acida ed elettronica, prese a irrorare il Cielo Terrestre: con ritmo sincopato, note capricciose s’inseguivano su un pentagramma capovolto.

Era Regina Nadianera, confessione del Re, intenta a spennellare e disidratare, con orchestrale zelo, le rose recise del suo giardino.

Rinsavita da uno stato di sublimazione uditiva, ho ricominciato a far domande al Re:

C.N. “Come mai, il vostro clan ha un nome così misterioso, Hackatao? Siete qualcosa a metà tra piratesco – hacker – e spirituale – Tao?”

Re Sca(R)let “Hum, allora… A coltivare lo Spirito si trascende inevitabilmente, si entra in una dimensione Piratesca, senza regole, senza schemi. Il nome racchiude in sé, svelando, tecniche e prassi artistiche che sono nostre e solo nostre. Opere, in cui abbiamo messo a frutto la nostra esperienza dei programmi – devi sapere che Regina Nadia è un abile Art Director – e delle tecniche. È stata una strada abbandonata, o meglio si ripresenta occasionalmente per quanto riguarda le Opere, è invece sempre presente nella comunicazione (tra le tante cose che ho fatto nella vita per un periodo breve ho scardinato anche dei Sistemi… ma è un’altra storia).

Scardinare e rivelare cose nascoste, ermetiche che stanno sotto pelle, è da intendere in questo modo ed è da legarsi all’intrico dei disegni nelle nostre opere.

Questo discorso è anche nel nostro Simbolo: il tao è rappresentato da due piccoli draghi che si scompongono e, ricomponendosi, formano un teschio divertente e divertito.

Ecco, qui a Hackatao, ci piace sovrapporre significati diversi alle cose che facciamo e chi si prende il tempo può trovarli.”

C.N. “Come avete concepito questi figli, i Podmork? Sono colorati per intero in alcuni punti, in altri sono pieni di disegni minuziosi e minuscoli. Non capisco.”

Re Scarlet “Ordine e Caos: la struttura del Podmork è composta proprio così. C’è una figura contenitiva tendente all’essenza e alla perfezione (nel segno opera di Regina Nadianera) e il caos della grafite e dell’inchiostro, pregno di figure e riferimenti, un flusso di coscienza che però alla fin fine assume una sua estetica, nel segno opera del Re, che sono sempre io, me medesimo.”

Sillabando in perfetto ordine sintattico queste parole, Re Sca(R)let danzava una musica atona, improvvisata nella sua testa, alternando passi di rumba a saltelli bislacchi, nel tentativo di ricadere sul posto, per nulla scomposto, in perfetto equilibrio sul piede destro.

C.N. “Flusso di coscienza o horror vacui?”

Re Sca(R)let “Ho sempre dovuto riempire, forse per liberarmi dal Caos che ho dentro. Regina Nadianera tende a contenere, ordinare… Le cose qui si complicano perché io nel buttare fuori mi ordino dentro, lei, invece, ordinando fuori si complica dentro. È un continuo rimescolamento, un’inversione dei poli e si ricomincia.”

C.N. Quindi la vostra missione, qui a Oltris, è contenere il Caos?”

Re Sca(R)let “I Podmork sono i nostri figli, il nostro esercito. Avevo diciassette anni, quando  fui rapito da un Drago di Fuoco e portato dentro un tramonto dolomitico (l’enrosadira) e là trovai la chiave per accedere al mio mondo degli archetipi.

 Ecco, dopo molti anni e un percorso spirituale mio e solo mio, preparativo alle nozze alchemiche, ho incontrato Regina Nadianera e, del tutto spontaneamente, abbiamo partorito loro, i Podmork, i nostri homunculus, la somma emozionale degli archetipi più potenti agenti in noi.”

C.N. “Sono prodotti alchemici, questi esserini?”

Re Sca(R)let “Il Caos va espresso e, nell’esprimersi, assume un certo ordine naturale. Vivendo a contatto con la Natura, te ne accorgi meglio: il Caos vero e proprio non esiste, perché in qualche modo tende comunque ad una sorta di ordine, mai essere assoluto, altrimenti diventa ghiaccio sterile. C’è sempre una variabile danzante. Perché scindere quando l’incastro, la fusione è uno degli atti più piacevoli e naturali?”

In effetti, ho notato una peculiarità in questi omuncoli corno-dotati. Sono fatti in maniera piuttosto sibillina: c’è una parte tutta fitta di colore, a volte nera,  che quasi  sgretola la forma, disentificandosi dalla stessa materia di cui è composta; un’altra parte, invece, talmente ricca di forme da risultare indefinibile in nessun concetto, poiché tutte le comprende, senza tuttavia, poter essere compresa a fondo.

L’effetto finale è un puzzle perfettamente incastrato e ricomposto che, respingendo la rappresentazione mentale della separazione duale, avvantaggia un tutto in completo equilibrio.

Dinamica armonia, eufonico contrappeso, modulato contrappasso.

C.N. “Perché la nostra mente ha bisogno di categorie, Re Sca(R)let? Perché questa inclinazione, tutta umana, ci getta nell’oblio eterno?”

Re Sca(R)let “Perché uno dei nostri Padri fondatori è Aristotele e, fortunatamente, ce ne siamo liberati, noi fortunati pochi abitatori di diritto di Hackatao. Su altri pianeti, nelle galassie più prossime, il suo pensiero prospera  e separa ancora.

Anche artisticamente, avrai notato, ci piace sfuggire alle correnti categorizzate. La nostra Arte è al di sopra di qualunque stile o corrente,  con gran disturbo e smacco ai Critici ed elemento di confusione per i Galleristi.”

C.N. “Chi sono, questi?”

Re Sca(R)let “Indigeni di Alfa Centauri che periodicamente approdano su Oltris, cercando di portare via da Hackatao qualche figlioletto dei nostri.”

C.N. “Che lingua parlano i Podmork?”

Re Sca(R)let “Parlano con stupore di tutte le umane e naturali creazioni, lo stupore primordiale che hai nell’Età dell’Oro dell’infanzia dove tutto è cibo per neuroni, senza categorie. Parlano quello che siamo, cosa sei tu, che ti cibi di una cultura che va dall’afroamericana alla vichinga alla greco-romana alle invenzioni aliene ai Gangarobot giapponesi fino alle fiabe russe. Ecco, parlano di estasi, di meraviglia.”

C.N. “E da dove provengono, Re Sca(R)let?”

Re Sca(R)let “Dal Sottopelle Onirico del Mondo, dal basso, dal profondo, dalle radici della terra, dalla Terra. Sì, dagli archetipi remoti, ctonio andirivieni pulsante, tellurico sottopelle, dove è tutto un intreccio di nervi e neuroni, dove tutto è vibrazione.”

C.N. “Il mondo sta ancora sognando o sta solo dormendo?”

Re Sca(R)let “C’è una parte di umanità che ama dormire e non ha nessuna intenzione di svegliarsi, e chi ne fa le veci si diverte a fargli firmare un brutto testamento. Chi è sveglio è troppo sveglio per rimanere sveglio e preferisce sognare.”

C.N. “Perché i Podmork sono venuti alla luce?”

Re Sca(R)let “Perché erano nel buio, erano buio. Il buio ha aperto gli occhi, tanti occhi, il buio ha visto la luce. Il primo Podmork lo generai durante la notte: mi provocò un sogno potente in cui milioni di occhi si aprivano e mi venivano incontro. Ho sempre dato molta importanza ai sogni, mi hanno salvato, aiutato e risolto parecchie situazioni nella vita. Non potevo trascurare questa. Mi piace pensare, e vorrei che risaltasse proprio questa cosa, che i Podmork non sono nati a tavolino, non c’è stato un progetto o una strategia.”

C.N. “Di che sesso sono i Podmork?”

Re Sca(R)let “Assessuati.  In una mostra sui Sex Toys, infatti, organizzata dai nativi di Alfa Centauri in un pianeta della costellazione Andromeda, ci siamo divertiti assai, proprio esprimendo la perplessità, l’innocenza e lo sconcerto dei Podmork di fronte all’argomento Gender. Sono, essi, il terzo genere, l’androgino.”

Ho ascoltato tutte le parole di Re Scar(R)et con enigmatica attenzione, bevendo ogni sua parola come un potentissimo filtro, magico intruglio di zolfo e mercurio, prodigiosa pozione di elementi chimolofici.

Ero pronta a salutare Re Sca(R)let e a trovare una maniera per ritornar su Nea, quand’ecco avvicinarsi Regina Nadianera. Non legge mai giornali per rilassarsi un po’, le piace più cantare le trifonie dei mongoli.

Senza realmente capirne il perché, il suo ingresso mi ha immediatamente imposto di inchinarmi, con riverita commozione.

Regina Nadianera “Stai. Prendi. Dissolvi. Ricomponi.”

E con un leggerissimo movimento della mano sinistra, mi ha segretamente donato un sacchetto contenente granuli di sale.

Turbata e confusa, mi sono lasciata condurre in una vallata immensa dove lo sguardo si perdeva verso linee estranee alla prospettiva centrale. Un intreccio di auree e azoto, respiro e argon, vapore e ossigeno. Odore di Nuovo.

Regina Nadianera “Questa è la piazza del centro del mondo. Re Sca(R)let, come prevedevo, ha dato delle risposte condivise e le ha rese magiche. Ma prima di andare via, devi vedere questo…”

I miei occhi sono scivolati su un grandioso monolite ricoperto tutto d’oro. Il Podmork  trasmutato imperava superbo nella valle miracolosa.

Esso, il Podmork, aprendo la sua abnorme bocca, mi ha fagocitata e, così come ci sono entrata, sono uscita dalla pallina di quarzo rosa.

Una sola frase, nella mia mente.

“Non tutti capiscono, ma potrebbero. Quelli che capiscono, possono.”

 Ciao Re Sca(R)let. A presto Regina Nadianera. E arrivederci, Podmork.

Il progetto Hackatao nasce dall’unione di due anime d’artisti, inquiete e creative, Sergio Scalet e Nadia Squarci.

L’elaborazione dei Podmork, personaggi sospesi tra pop e surreale, tra il cosmo spirituale e l’azzardo dell’avventura, in continua ascesi evolutiva, ha avuto un percorso essenzialmente spontaneo, inconscio, naturale, quasi automatico così come è avvenuto per l’incontro tra i due che, oltre a essere compagni di lavoro, sono anche compagni nella vita e genitori di due bambine, Shadi e Kaylee, per l’appunto.

L’intento intellettuale, la missione esplorativa dell’idea Hackatao tende alla distruzione degli schemi, alla decodifica di linguaggi cifrati inaccessibili, più che altro all’abolizione dei Sistemi pre-costituiti di ragionamento, quegli stessi sistemi che ci ingabbiano e ci schiavizzano quotidianamente.

In un ritmico alternarsi, come proprio una danza alchemica, di fuori/dentro, sopra/sotto, Sergio e Nadia si passano il testimone nella realizzazione della loro Opera.

Il fuoco scatenato apre le porte a un mondo nuovo, a un mondo Uovo.

Contenuto e contenitore congiunti in un matrimonio cromatico, sapiente, elegante ed equilibrato diventano la formula prodigiosa per la lettura della vita, dei suoi misteri, dei suoi codici impenetrabili.

Comprenderli è impossibile, o quantomeno difficile. Contemplarli, però è tutto un piacere.

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