Warhol: la realtà è pop

Tutto il lavoro di Warhol punta alla trasformazione in negativo e alla demolizione dell’immagine del genio moderno ed ispirato, incarnata dagli impressionisti.

L’artista non è più un essere superiore per sensibilità, cultura, raffinatezza, capacità tecnica o, peggio ancora, per predestinazione, ma un semplice ricettore, che riflette sulla supremazia dell’esperienza e si riappropria del reale come materia prima per la sua produzione artistica.

Warhol assume uno sfrontato atteggiamento antisentimentale ed esibisce una netta posizione di indifferenza.

Ammette una acritica adesione al mondo contemporaneo nelle sue manifestazioni più libere, meno legate all’universo del gusto e della convenzionalità, basandosi sulla rappresentazione fedele e sull’annullamento della soggettività.

Già in questa ammissione, però, leggiamo una posizione che l’artista, contrariamente alle sue parole, prende in maniera del tutto provocatoria.

Il reale, dunque, viene considerato in una maniera nuova, con freddezza ostentata ed orchestrata obiettività. La pubblicità è la bandiera del nuovo realismo, fatto di soggetti banali e triviali, i quali determinano una non-scelta, a dimostrazione del fatto che la sostanza non è che l’ immagine e l’immagine artificiale non è che la sostanza.

La profondità, d’altronde, si nasconde sull’epidermide.

L’interesse per la strada, per i rotocalchi, per l’automobile, per gli oggetti domestici e i rifiuti, direttamente prelevati dalla vita quotidiana e urbana sono, negli anni ’60, alla base della cultura popolare.

Bombardati da milioni di immagini e di messaggi, non siamo più in grado di distinguere l’oggetto vero dalla sua riproduzione. Warhol si propone, quindi, recuperando un atteggiamento impercettibilmente irriverente, di non dipingere l’oggetto in sé, ma la riproduzione dell’oggetto stesso.

Nei ritratti di Marilyn Monroe o Liz Taylor, ad esempio, egli ferma sulla tela le immagini di queste esattamente nel modo in cui esse appaiono al pubblico pop e non come realmente sono, trasformandole in icone moderne.

L’oggetto che ci sta di continuo davanti allo sguardo, infatti, continua, paradossalmente, a passare inosservato: ciò che è troppo esposto alla percezione visiva sfugge alla profonda conoscenza.

L’intento di Warhol è quello di rifare le immagini che sono già sotto gli occhi di tutti, per sottrarle all’invisibilità e renderle vedibili, così che, almeno per una volta, sia possibile scorgerle e poi conoscerle per quello che, di fatto, sono.

D’altronde, la sua forza sta proprio nell’utilizzo di un linguaggio diffusissimo in quel momento storico e caro alle masse appartenenti alla nuova borghesia urbana, per poi polemizzare, sottovoce proprio nei confronti della stessa cultura di cui sembra il brillante portavoce.

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