Identikit del Creativo

1- PENSARE PER OBBIETTIVI

Il creativo non si pone mai un’unica e sola meta da raggiungere. Il suo cammino, il suo percorso umano e artistico è tempestato di brevi soste, piccoli traguardi. La sua incontenibilità, incontentabilità e irrequietezza lo portano a raggiungere traguardi che non sono mai definitivi. Non punti stabili, dunque, né autocelebrativi, per non provocare inaridimento e intorpidimento dell’anima. Ogni arrivo lancia nuove partenze. Pensiamo a “Le carceri d’invenzione” di Piranesi. Non potremo ignorare la vastità delle innumerevoli e famosissime “prove di stato”: piccoli obbiettivi, considerati in sé opere complete, anche se non finite.

2- CAPACITA’PROGETTUALE ED ESPOSITIVA

Il creativo è, spesso, dotato di una capacità pratica di gestire i tempi e gli spazi, derivante da un’intelligenza particolare che gli permetterà di esporre chiaramente i suoi progetti. Diviso tra il suo personale immaginario e il frenetico e instancabile sistema dell’arte, egli deve mostrarsi capace di amministrare con destrezza e saggezza la vita pubblica e privata, diventando il primo vero “mercante” di se stesso e delle sue idee. I “Frammenti Letterari” del Maestro fiorentino, Leonardo da Vinci, ci svelano un uomo completamente nuovo rispetto alla versione che gli storici ci offrono. Giorgio Vasari, per esempio, lo definiva una persona dall’ingegno sottile, ma con un carattere bizzarro e fuori dagli schemi. Leggendo le pagine che il pittore stesso scrive, però, viene fuori una personalità attenta, razionale e disciplinata e, allo stesso tempo, scherzosa, divertente e dotata di un personale e accattivante senso dell’umorismo.

3- AUTOSUFFICIENZA

L’importanza dell’autosufficienza è evidente e indiscutibile dal momento in cui si parla di creatività. Poiché il creativo è un acrobata della mente dovrà necessariamente essere indipendente nel pensiero e possedere uno spiccato senso critico per  muoversi intellettualmente e praticamente in totale libertà. Di fare capriole, capitomboli e rimbalzi, senza soggiacere alla volontà di nessuno. Questa è, a tutt’oggi, la meta più ambita dall’artista, considerato che durante la sua “evoluzione” sociale, egli ha avuto tutta una serie di padronanze: la bottega, il principe, il committente, lo Stato, il mercato.

“Naturalmente per gli accademici, per la burocrazia culturale e cattedratica del tempo, solo gli -incompetenti- potevano lodare quella pittura. Il principe della pittura di allora, Federico Zuccaro, se ne uscì con la nota frase riportata dal Baglione: Che rumore è questo? Io non ci vedo che il pensiero di Giorgione. […] e sogghignando […] alzò le spalle, andandosene con Dio. Cosa voleva dimostrare l’Accademia? Che in Caravaggio non c’era niente di nuovo oltre alla volgarità e che, in quanto allo stile, era arretrato e sorpassato.”

Si direbbe che i biografi  non sappiano raccontare la vicenda del Caravaggio, il quale vive il rifiuto della sua opera da parte di questa o quest’altra Confraternita. Ma è certo che, appena un quadro veniva rifiutato, qualcun altro lo rilevava. Per disordinata e complicata che fosse l’esistenza del pittore, tra risse, colpi di spada e fughe, si susseguirono opere di grande impegno e ingegno. Caravaggio dispose a modo suo della materia sacra. Il suo discorso con la realtà gli consentiva di non rispettare alcuno schema prestabilito compositivo. La sua arte è estranea del tutto allo spirito del tempo. Ha avuto il coraggio di rimanere libero, indipendente e, dunque, autosufficiente, certo, anche, dell’appoggio di uomini potenti e influenti  fermamente convinti della sua visione e della sua personale interpretazione della Verità.

4- LEADERSHIP

Il creativo deve possedere un forte carisma, una particolare capacità di attirare a sé l’attenzione e di trascinare altre menti nel turbine vivace e vivido del suo pensiero. Per questo motivo, resta necessario che abbia l’abilità di progettare ed esporre i suoi contenuti e che in essi ci sia assoluta autosufficienza. Basti pensare a coloro che sono stati i veri motori attivi di numerose e famose correnti letterarie e artistiche, personaggi, spesse volte bizzarri ed eccentrici, attorno ai quali si creava una folta schiera di appassionati, seguaci, discepoli. Pablo Picasso, fra tutti, ma anche Piero Manzoni, espertissimi nell’esercitare un forte ascendente sugli altri, hanno così dato vita a nuovi movimenti di pensiero, d’arte e di vita.

5- APERTURA MENTALE, ANTICONFORMISMO, RIFIUTO DELLA FORMALITA’

E’ inevitabile, a questo punto, toccare una questione molto controversa e discussa nel corso dei secoli dai critici d’arte e dagli artisti stessi. Quella che, a ragione o a torto, è considerata una condicio sine qua non: il rapporto tra genio e follia. Anche se sono stati parecchi quegli artisti che hanno potuto smentire con la propria condotta di vita questa equazione, Matisse, Mirò, per citarne un paio, altrettanto  numerosi sono quelli che, invece, hanno confermato la teoria. D’altronde, non si tratta solo di un luogo comune. Anzi, pare fin troppo chiaro che il creativo, conoscendo alla perfezione le regole, poi le infranga per crearne di alternative, di nuove, magari stridenti con la realtà comunemente accettata dalla società a lui contemporanea. La sua apertura mentale consiste nella capacità di spostare continuamente punto di vista, di cambiare prospettiva e osservare una persona, un oggetto o una situazione da molteplici angolature, riuscendo a recuperare, quindi, una visione a tutto tondo. Il suo anticonformismo abbatte, spesso e volentieri, e per fortuna, muri invalicabili di oscurantismo religioso, culturale, inespugnabili fortezze ancorate alle false tradizioni o alla forma, nascondigli pericolosi di ipocrisie sociali ed etiche. Nel constatare amaramente che il mondo non accetta e neppure comprende la sua posizione, l’artista rischia di impazzire o, nel migliore dei casi, di essere additato come derelitto, emarginato, diverso. E tutto ciò che è diverso, storicamente e tragicamente provato, impaurisce l’uomo piccolo.

6 – CAPACITA’ DI AUTODISCIPLINARSI

Il creativo, infrangendo la regola ufficiale, crea una regola alternativa che diventa il nucleo del suo essere e del suo fare artistico. Non si tratta, dunque, di un anarchico, perché, se è vero che denuncia ciò che è pubblicamente accreditato, è pur vero che segue impeccabilmente, un’altra legge. La sua.

“L’arte è gelosa, non vuole che a lei si preferisca la malattia e così faccio quanto desidera […] bisogna lavorare a lungo e duramente per afferrarne l’essenza. Quello a cui miro è maledettamente difficile, eppure non penso di mirare troppo in alto […] L’arte richiede lavoro persistente, malgrado tutto e osservazione continua. Per lavoro persistente intendo un lavoro continuativo, ma anche il non cambiare le proprie opinioni a richiesta di tale o tal’altro […] Volevo solo dirti che mi metterò a lavorare regolarmente, nonostante tutto.”

                                                                                  Van Gogh, Lettere al fratello Theo

7 – ATTITUDINE CRITICA COSTRUTTIVA, SENSO ESTETICO

Ancora il creativo deve essere in grado di muovere critiche, senza paura o preoccupazioni. Critiche che sono, perciò, costruttive e non distruttive. Il gusto, senza dubbio, riporta al senso estetico, a una visione d’insieme armonica e bilanciata, una coerenza di pensiero e d’azione che vibri come le corde di un’arpa: pizzicate una a una suonano un’unica melodia.

“Personalmente trovo nei dipinti moderni una fascino che gli antichi Maestri non avevano. Per me una delle espressioni più nobili ed elevate dell’arte è sempre quella degli inglesi […] Quel che voglio dire degli antichi e dei moderni è questo, che forse i moderni pensano più profondamente; c’è una grande diversità di sentimenti in “Ottobre freddo” di Millais e “Terreno da candeggio” di Ruysdale come pure tra “Emigranti inglesi” di Holl e “La lettera della Bibbia” di RembrandtRembrandt e Ruysdale sono sublimi per noi come per i loro contemporanei, ma c’è qualcosa nei pittori moderni che si rivolge alla nostra più intima personalità […] Così ritengo che sia stato un errore quando alcuni anni fa i pittori moderni attraversarono una fase di imitazione degli antichi.

[…]

“Poi venne il crepuscolo, pensa che pace, che tranquillità! Immaginati un piccolo viale di pioppi alti, dalle foglie autunnali, immaginati una larga strada, tutta era di fango, con una brughiera immensa sulla destra e un’altra infinita sulla sinistra, poche casupole nere e triangolari costruite con pezzi di torba  dalla cui finestra riluce la luce rossa di un focherello, con qualche pozzanghera di acqua sporca, giallastra, che riflette il cielo, in cui marciscono dei tronchi; immaginati quella palude al crepuscolo, con un cielo bianco che la sovrasta; in ogni sua parte un contrasto di bianco e nero.”  

                                                                                       Van Gogh, Lettere al fratello Theo

8 – CREDERE INTENSAMENTE NEI VALORI PERSONALI

L’autodisciplina, l’identità e la coincidenza tra modus vivendi e modus poetandi diventano valori per un artista.

Prenderò, ora, in esempio tre artisti lontani tra loro non solo da un punto di vista cronologico, ma soprattutto, artistico. Attraverso la rappresentazione di se stessi nell’autoritratto, questi artisti difendono il proprio ambito di ricerca e ne giustificano la stessa esistenza. L’opera diventa, in questa maniera, testimonianza, manifesto di un’etica tutta individuale. Il genere dell’autoritratto nasce quando l’artista comincia ad avvertire l’esigenza della propria personalità e quando iniziano a essergli attribuiti termini in relazione col divino, con la creazione, col genio, con l’ispirazione, col talento. Da Duchamp iniziatore del Dadaismo, l’autoritratto fa un passo avanti e arriva a denunciare l’enfasi che la cultura occidentale ha posto sull’individuo singolo ed eccezionale, in quanto motore dell’arte e dell’economia. Nel famoso travestimento noto come Rose Selavy, è lampante il gioco di parole in relazione al personaggio interpretato e alla visione incantata del mondo e della vita.

Dalì, padre del Surrealismo, affascinante e discusso. Autoritratti e fotografie esibizioniste lo ritraggono vestito in modo appariscente. Con piccoli baffi rivolti all’insù, capelli impomatati, sopracciglia ridisegnate: egli ha tentato di ridefinire, di volta in volta, la sua identità, mettendosi nei panni di qualcuno o qualcosa d’altro.

In tempi più recenti, Orlan, una donna e un’artista estrema, si interroga sulla natura del corpo. Il suo lavoro si articola sulla padronanza delle tecniche di dominio dell’identità ed esprime tutta l’inquietudine verso le nuove possibilità offerte dalle biotecnologie e sulle mutazioni che da esse derivano. Il fatto che si tratti di una donna è degno di nota, visto che il rapporto femminile col corpo è più problematico e complesso. La donna è ciclicamente sottoposta a variazioni ormonali che producono effetti visibili sul corpo, sulla psiche e sull’emozione. Il ritmo della vita, nelle fasi cruciali del suo sviluppo biologico, è intimamente scandito dalla presenza del sangue. L’obiettivo di Orlan è rompere l’ordine del corpo tramite la sua trasformazione chirurgica. Il corpo mutante diventa anticonformista, antiestetico, antifemminile secondo i canoni dei “questo” mondo. Gli artisti citati, attraverso pratiche più leggere fino alle più estreme, credono intensamente nei propri valori e trovano il coraggio, in quanto esteti sinceri e genuini, di metterli continuamente in gioco, coinvolgendo anche la sfera privata e celebrando la perfetta aderenza tra arte e vita.

9 –  RICETTIVITA’ ALLE EMOZIONI E AI SENTIMENTI

Il creativo è, indiscutibilmente, una persona dotata di sensibilità elevata. Ciò gli permette di vedere e di rendersi conto di cose che la gente munita di una sensibilità “comune” non afferra. L’artista offre la possibilità di far fruttare un’immaginazione visionaria e, come nel caso famoso del poeta bohemien Rimbaud, addirittura di sviluppare capacità di veggenza. E’ sempre la sensibilità che espone il creativo a una più istantanea e immediata ricettività alle emozioni e ai sentimenti. La possibilità di sentire le cose e il mondo tutto in maniera più intima, il dono di vedere la  realtà in modo innovativo e originale, lo rende unico e diverso, nonché speciale.

“Allora, però, arriva un uomo che ci assomiglia, ma ha in sé una forza visionaria. Egli vede e fa vedere. A volte vorrebbe liberarsi di questa superiore capacità che per lui costituisce una pesante croce. Ma non può. Fra scherno e odio, trascina in alto il carro dell’umanità che oppone resistenza e si blocca tra i sassi.”

                                                                                                       Kandinskij, Lo spirituale dell’arte

10 – GAMMA E VARIETA’ DI PASSIONI E INTERESSI

“L’uomo che non ha la musica in se stesso,

che l’armonia dei suoni on commuove,

sa il tradimento e la perfida frode.

Le sue emozioni sono una notte cupa,

i suoi pensieri un Erebo nero.

Alla musica credi, non a lui.” 

                                                                                                              William Shakespeare

“Se tu apprezzerai la pittura, la quale è sola imitatrice di tutte le opere viventi di Natura, per certo tu apprezzerai una sottile invenzione, la quale, con filosofica speculazione, considera tutte le qualità delle forme e siti, piante e animali, erbe e fiori, le quali sono cinte di ombre e di lume.”

                                                                                                             Leonardo da Vinci, Pensieri

E’ così che le infinite combinazioni delle forme d’arte lasciano che il genio si riveli.

 

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