La Fantasia è Realtà – parte seconda

(leggi precedente)

La realtà multipla

La realtà, come abbiamo visto finora, soggettivamente non è una bensì multipla.

Culturalmente, non siamo abituati, allenati né preparati a uscire dal nostro io, perché viviamo all’interno di quel muro di cinta egoistico umanamente accettato.

Fisicamente, non siamo collocati all’esterno del nostro corpo: come nei cartoni animati giapponesi degli anni settanta, lo pilotiamo attraverso i comandi sensoriali alla scoperta della vita e delle sue esperienze.

A questo punto, perciò, possiamo tranquillamente affermare che esistono tante realtà quante sono le sensibilità di ognuno di noi. In pratica, convivono, più o meno pacificamente, infinite verità.

Non solo i cinque sensi, dunque, ci guidano lungo questo meraviglioso viaggio sulla Terra, ma anche altre componenti, l’intuizione, la perspicacia, la capacità individuale di immaginare e inventare, le attitudini e le inclinazioni personali, l’educazione ricevuta e il contesto culturale.

La percezione è, infine, la sommatoria di tutte le informazioni sensoriali e le condizioni emotive e psichiche.

Pensiamo a quando eravamo bambini. Molto spesso i nostri ricordi non corrispondono alla realtà dei fatti accaduti, raccontati, ad esempio da altre persone, presenti nel ricordo.

La cucina della casa dei nonni: ce la ricordiamo grande, sconfinata, magari con una stufa enorme, nera che imperava nella stanza come una vecchia matrona; il tavolo altissimo, complice di mille corse sotto le sue gambe, in cerca del nascondiglio perfetto.

Tornando in quella stanza, da adulti, la ritroviamo più piccola, la vecchia matrona s’è accasciata oramai e sotto a quel tavolo a malapena riusciamo a farci stare le nostre di gambe.

Cosa è cambiato?

Siamo cambiati noi.

Fisicamente possediamo ancora gli stessi occhi, la stessa pelle, lo stesso naso, la stessa lingua e le stesse orecchie.

Ma, siamo cresciuti.

Culturalmente, non riusciamo più a nasconderci sotto a quel tavolo, primo perché verremmo immediatamente trovati e secondo, perché quel luogo non possiede più, nella nostra immaginazione, il fascino del mistero e della magia, della scoperta e della paura di essere scoperti. Non riusciamo a inscenare ancora atterraggi alieni, scontri ravvicinati con mostri spaziali.

Eppure, la capacità percettiva relativa ai cinque sensi è la stessa.

I nostri interessi, i sogni e gli obiettivi, sono quelli a essersi modificati nel corso del tempo.

Allora, possiamo davvero aggiungere che non solo la percezione del mondo esterno varia da persona a persona e dipende da fattori spazio-temporali. Pure la stessa persona, durante il suo percorso di vita, va incontro, com’è naturale che sia,  ad alterazioni della percezione della realtà.

Potremmo fare tantissimi esempi. Spesso, ci troviamo a cambiare idea su un argomento, opinioni sugli altri o atteggiamento nei confronti degli eventi. Questo significa crescere, non necessariamente in linea retta. Non considero la crescita come un innalzamento nelle due dimensioni, ma come una espansione che sfonda lo spazio e il tempo.

Essere in grado di spostare le proprie coordinate sociali, modificare gli orientamenti culturali, trasformare gli stati emotivi e accettare tutto ciò che ne diviene: questo significa percepire la realtà.

Anzi, dirò di più, siamo noi stessi che, quando ci trasformiamo, creiamo una nuova realtà.

Lavoriamo sulle Immagini

 

 

Osservate attentamente i dipinti. L’autore è lo stesso, Henri Matisse. Il soggetto, pure: la tavola imbandita, una del 1897 e l’altra del 1908, ben undici anni dopo.

  • da dove proviene la luce?
  • dove è posizionata la sedia?

Confrontate gli oggetti sulla tavola:

  • sono presenti in entrambe le tele?
  • potreste dire che la donna intenta a imbandire la tavola sia la stessa persona?
  • potreste dire che la scena sia la stessa?
  • qual è il tratto dominante nel primo dipinto?
  • qual è il tratto dominante del secondo dipinto?
  • quali emozioni vi suscitano le due immagini?
  • direste, se non lo sapeste già ovviamente, che l’artista sia lo stesso? che cosa è cambiato?

Interessante è notare il modo in cui il pittore abbandona la pittura realistica per abbracciarne il fauvismo.

A onor del vero, non vi è stata in lui alcuna alterazione delle facoltà percettive. Sappiamo che Matisse era uno di quegli artisti che conduceva uno stile di vita tranquillo, lontano dall’uso di sostanze stupefacenti o alcoliche, le uniche in grado di alterare  le impressioni.

Ciò che si è modificato, invece, è l’approccio intellettuale alla pittura, al cromatismo, alla luce. Questa sua nuova visione e apertura mentale ha interagito in maniera originale con gli organi di senso e ha cambiato a sua intuizione del mondo e il modo di rappresentarlo.

Ora tocca a voi

  • Dopo aver osservato i dipinti di Pollock, Picasso e Van Gogh, nella prima parte del progetto, senza necessariamente conoscerne i vissuti individuali privati e/o artistici, provate a realizzare degli elaborati utilizzando gli stessi titoli, immedesimandovi nello stile.

Alla fine, senza smanie di paragoni, naturalmente, confrontate i risultati.  Sono credibili? Perché?

  • Cercate fra gli oggetti che conservate, di quando eravate bambini, un disegno  o una qualunque traccia di un momento della vostra infanzia. Provate a rielaborare lo stesso soggetto, con la stessa tecnica o in maniera diversa.

Confrontate il lavoro finito. Potreste dire che quel bambino sia lo stesso adulto di oggi?

  • Sapreste dire, secondo voi, cosa fa, dunque, un artista? Cosa lo spinge a realizzare un’opera?

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