Anna Maria Castelli, cantattrice per natura

La vita e il teatro, lo abbiamo imparato da tempo, sono molto spesso due dimensioni imprescindibili, così intimamente legate da corrispondenze ed echi interiori da risultarne laboriosa la distinzione.

Quando la musica unisce  indissolubilmente con ago e filo questi due lembi di stoffa già vicini, la magia è l’unico risultato possibile.

Perché, d’altronde, la musica quando non è sentita, vissuta e raccontata diventa solo sterile esercizio tecnico.

Invece, l’arte di Anna Maria Castelli, artista poliedrica di cui vi narrerò oggi, è un’arte feconda, generosa, fertile humus di profonde fioriture del sentire.

L’interpretazione, punto di forza del suo fare, unita a un talento spiccato, fantasioso, ricco di variazioni e ampio, ne rendono preziosa la presenza nel panorama musicale italiano in tutto il mondo.

La cultura è, infatti, multidisciplinarietà, offrendo la possibilità di abbracciare tutti gli ambiti della passione e, attraverso la ricerca estetica e intellettuale, tende verso l’equilibrio spirituale.

L’arte non è altra dalla vita, ma in essa si rigenera e si crea con nuove forme, si tinge di colori originali, si plasma in sentimenti che dal microcosmo individuale puntano alla condivisione universale.

Al di là delle culture, delle lingue e delle tradizioni, essa diventa collante dell’umanità, per farci scoprire, alla fine, che la diversità, ricchezza collettiva, è solo un’apparente separazione.

C.N. La prima cosa che salta agli occhi entrando nel tuo sito o cliccando il tuo nome sul motore di ricerca Google, è che a fianco spunta “Cantattrice”. Ad intuito, posso capire cosa s’intende. Ma spiegami, com’è fatto questo ruolo? quali le differenze dall’interprete “tradizionale”?

A.M.C. Beh, innanzitutto bisogna raccontare da dove trae origine la definizione. Molti anni fa, dopo la scomparsa di Giorgio Gaber, fui invitata alla prima edizione del Festival Gaber, dedicata a tutti quegli artisti che, a vario titolo, frequentavano lo straordinario genere del teatro canzone. Io ero reduce dal successo che aveva avuto in Lituania L’Opéra du pauvre, un’opera composta dal  grande poeta, filosofo e chansonnier francese, Léo Ferré per un’unica voce cantante e recitante (dovevo interpretare tredici personaggi), coro e orchestra. In occasione del festival mi definirono così, cantattrice, ed io sentii straordinariamente calzante questa definizione. Canto e recito nello stesso modo, facendomi portatrice della parola, sia essa cantata o recitata. E’ l’emozione il fil rouge che lega queste due discipline, e trovo che Gaber e Luporini, grazie ai loro testi e all’interpretazione unica hanno creato un genere difficile da percorrere ma intriso di grandi opportunità per chi lo adotta. Sono profondamente legata a questa definizione che porto con sincero onore.

C.N. La domanda seguente è direi, a questo punto, ovvia ma doverosa: quanto spazio occupa il teatro nella tua arte? A chi ti ispiri maggiormente?

A.M.C. Per me canto e teatro vanno di pari passo. Nessuno prevale mai sull’altro… vedi, torna di nuovo fuori la cantattrice! Per le fonti di ispirazione Marlene Dietrich, Gabriella Ferri, Laura Betti, Edith Piaf, Giorgio Gaber, Pierpaolo Pasolini, Vittorio Gassman… la lista di questi personaggi straordinari capaci di emozionare anche con un semplice sospiro potrebbe essere infinita.

C.N. Ti ho sentita cantare almeno in tre lingue: italiano, inglese e francese. Devo ammettere che il francese è davvero il suono che si sposa in un matrimonio perfetto con la tua voce. Secondo te, perché?

A.M.C. Anche se sono nata a Milano, ho trascorso i miei primi cinque anni di vita in Svizzera e il francese è stata la lingua più familiare. Forse è proprio per questo forte legame con la mia infanzia che l’interpretazione dei brani legati a questa lingua, dotata di una musicalità straordinaria, mi è particolarmente cara.

C.N. Dicevo appunto che ti sei confrontata con diversi suoni linguistici, appartenenti ad aree geografiche distanti fra loro, ma uniti dalla natura compositiva: ti muovi, infatti, scioltamente tra la figura del trovatore, menestrello e bardo con la non piccola differenza di essere una donna.

A.M.C. Quando ho conosciuto Dario Martinelli in occasione del mio primo concerto ad Helsinki lui scrisse un articolo su di me, “Anna Maria Castelli e il concetto di arte cliccabile”, parlando proprio delle numerose finestre che riesco ad aprire su mondi differenti. E’ difficile riuscire a farlo se non si è donne, madri, mogli, cantanti, attrici, insegnanti, imprenditrici… Io ho avuto la fortuna di dovermi occupare del mio talento, del mio dono, della mia famiglia, dei miei figli, dei miei animali, del mio lavoro cercando sempre di conciliare tutto senza rinunciare a niente. Ho scelto di vivere d’arte pur sapendo che questo comportava incertezze ed inquietudini e questo mi ha dato grande forza e ancor più determinazione. Se si è tutto questo, il resto è una logica conseguenza. Vivere e cantare per me sono la stessa cosa, la mia arte nutre la mia vita di tutti i giorni e viceversa; una influenza l’altra.

C.N. Passiamo all’avventura dell’album (R)esistere realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Musicologia dell’Università di Helsinki, rappresentato dal Prof. Dario Martinelli. Come è nata questa collaborazione?

A.M.C. Come ho accennato ho conosciuto Dario ad Helsinki. Siamo rimasti in contatto e in occasione di una sua visita in Italia venne a trovarmi (all’epoca vivevo in Liguria). Poi tornai nuovamente in Finlandia e in quell’occasione mi sottopose alcuni suoi brani da ascoltare per verificare se, a mio avviso, avrebbero potuto essere “nelle mie corde”. Mi sono piaciuti, per la loro freschezza ma al tempo stesso per il grande valore dei testi e per l’eleganza con cui era riuscito a raccontare storie molto diverse ed intense. Da qui alla realizzazione del disco il passo è stato breve!

C.N.  E’ più importante Resistere o Esistere?

A.M.C. Resistere

C.N. Le tue origini sono napoletane. E questo sinceramente non mi ha molto sorpreso quando l’ho scoperto, perché uno spirito così multiforme, un’anima capace di trasformismi apparentemente folli non possono che appartenere alla cultura partenopea, che io amo molto. Non voglio entrare nel merito politico, perché questa non è la sede e non posseggo neppure le competenze per farlo, ma una domanda concedimela, anche perché noto che l’argomento ti tocca molto dentro. Un popolo così ricco di cultura e di suoni e di sapori e una terra generosa e fertile come Napoli (e la Campania in genere) in che modo possono trovare un riscatto sociale e quindi risorgere?

A.M.C Frequento Napoli abbastanza assiduamente. Mio fratello vive lì e anche il mio omeopata! Quello che noto ogni volta è che questa città ha un equilibrio tutto suo, un suo codice, un suo modo di interpretare la vita. Non mi sento di parlare di riscatto sociale o resurrezione perché è un popolo talmente vivo, talmente creativo che non riesco ad immaginarlo impegnato a fare ciò di cui parli. Ciò che forse deve rinascere è l’attenzione (che in qualche occasione si intravvede) verso una città che, forse sarebbe bene ricordare, è stata la capitale di un Regno che non aveva niente da invidiare al resto a tutta “l’altra” Italia.

C.N. Quali sono i tuoi impegni al momento?

A.M.C. I miei concerti sono sempre in primo piano ma anche i miei straordinari allievi del Conservatorio di Messina dove insegno Canto Jazz. Sto impegnandomi molto anche in una bellissima iniziativa a cui ho dato vita insieme al mio compagno di una vita, Abner Rossi: Ospita la cultura©. Portiamo la musica, la poesia, il teatro nelle case della gente o in tutti quei luoghi che vogliono ospitarci. Ogni partecipante versa un contributo e con quello si pagano gli artisti. Si fa “rete” al di fuori della rete! A tutto questo si aggiunge la preparazione di un bellissimo progetto teatrale (ti anticipo il titolo: “Mezza tacca: all’odiata me stessa”), one woman show. Monologhi scritti da Abner Rossi, canzoni e tanto, tanto divertimento. Probabilmente nascerà anche un nuovo CD a breve ma non voglio mettere troppa carne al fuoco!

Non vedo l’ora di potermi gustare questo tuo nuovo lavoro, Anna Maria.

Nell’attesa, cari amici di Nea, vi lascio con questo bellissimo pezzo dove potrete trovare talento, voce, tecnica, ironia, interpretazione, insomma Anna Maria Castelli 100%!

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