Operazione Oṃ Restaurant: nutrirsi con lentezza

“Questa sillaba esprime l’assenso. Quando si vuole dare l’assenso a qualcosa si pronuncia Oṃ. E ciò a cui si dà l’assenso verrà realizzato.”

                                                                                                              Chāndogya Upaniṣad I,1,8

Cosa c’entra la cucina con la sillaba sacra Aum?

Questo suono, anche se molti lo ignorano, è all’origine dell’intero processo di costruzione celeste ed è molto più simile a una vibrazione, essenzialmente interiore, che in sé tutto l’universo contiene. Diviso in tre parti si rigenera e procede nella sua unità. Esattamente come la Trinità cristiana  a cui, forse, crediamo di essere più avvezzi, racchiude i principi primi del cosmo: creazione, conservazione, dissoluzione. Brahma, Vishnu e Shiva: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Dall’interno, la vibrazione fluisce all’esterno e poi riverbera e risuona nuovamente all’interno. Si riproduce negli elementi con cui entra in contatto, si amplifica, cresce e ritorna in un continuo scorrere che dissolve qualunque separazione tra dentro e fuori.

Il cibo si colloca esattamente in questo posto: nutrimento vibrazionale ed energetico che ricostituisce l’unità con il Tutto. L’atto stesso del mangiare ha una sacralità rituale oggi dimenticata, quasi del tutto ignorata. Per cui molto spesso, mentre mangiamo facciamo milioni di altre cose al punto tale che, alla fine, non ci ricordiamo neppure di aver mangiato e ci sentiamo più affamati di prima.

Nutrirsi, oltre che essere diventato qualcosa di assolutamente nocivo e tossico per il nostro organismo e per la nostra psiche, è l’espressione più sfacciata dell’automatismo di cui siamo schiavi, della meccanicità che ci trattiene ancora nel sonno.

Mangiare, invece, dovrebbe ricordarci di essere presenti e concentrati. Ancor di più, aiutarci ad andare incontro alla vita, alle sue molteplici contraddizioni e diversità per scoprire, infine, che tutto è già perfetto, così com’è.

E, nella meraviglia, accorgersi di essere svegli e vivi.

Fatte queste premesse, vi parrà chiaro che non ho potuto fare a meno di essere attratta da un nome così interessante come quello che Corinna ha dato al suo progetto, Oṃ Restaurant.

Quindi, come al solito, non ho potuto fare a meno di cercarla e chiederle di cosa davvero si trattasse.

Dopo i saluti, Corinna mi riceve così:

“Diciamo che vengo da due/tre settimane no stop sveglia fino alle 4:30, dal momento che non ho un vero e proprio ristorante…”

“… perché c’è qualcuno ancora troppo pigro o forse troppo di corsa… che non dedica il tempo necessario almeno a leggere e capire di cosa si tratti e quindi mi arrivano domande del tipo:  ma hai aperto un ristorante? Oppure: ma che cos’è quella pagina?

Antipasto, Cupoletta sour-sweet di riso e semi di lino servita su vellutata di zucca e zenzero, funghi trifolati alla menta su pane croccante
Antipasto:cupoletta sour-sweet di riso e semi di lino servita su vellutata di zucca e zenzero, funghi trifolati alla menta su pane croccante.

Il punto è proprio questo: siamo nell’era della velocità. Velocità in tutto: quando passeggiamo sembra che facciamo la corsa campestre! Parliamo velocemente, ascoltiamo velocemente, pensiamo, osserviamo, sentiamo e mangiamo velocemente e questo inevitabilmente porta ad una perdita di consapevolezza in quello che facciamo e in quello che siamo e non va bene. Perdiamo il senso delle nostre azioni e il mangiare è rientrato in questo meccanismo insano.”

C.N. “Ti do ragione, ma ho fatto una considerazione. Spesso dietro la scusa della velocità, della mancanza di tempo si cela una mancanza di voglia.”

C. “Questo forse si, in generale, ma non sto facendo un discorso etico. Non posso credere che vogliamo mangiare velocemente anche! Io credo che si tratti di un vero e proprio meccanismo, non so se rendo l’idea. Qualcosa che col tempo è diventato quasi, come dire, naturale, tanto da non farci neanche caso. E’come se col tempo questo meccanismo abbia talmente lavorato dentro di noi, da farci perdere la mancanza di voglia, ma in maniera del tutto inconsapevole.”

C.N. “Intanto complimenti per la scelta dei colori per l’apparecchiatura: blu e arancio sono oltre che due bellissimi colori insieme, due importanti significati. Ho notato nel tovagliolo c’era un bigliettino (oltre alla forma di loto ovviamente). posso sapere cosa c’era scritto?”

Primo, gnocchi fondenti in crema di ricotta e coulis di fragole
Primo: gnocchi fondenti in crema di ricotta e coulis di fragole.

C.“Ogni bigliettino portava un messaggio diverso nulla di trascendentale, nel senso… messaggi carini, aforismi simpatici sulla cucina o sul mangiare, mini-riflessioni in formato sms, quindi tipo massimo 150 caratteri, che in qualche modo, anche con un sorriso, aprissero un varco, uno spunto di riflessione.”

C.N. “Mi pare di aver capito che non conoscessi tutti i partecipanti alla cena, poiché credo che questo tuo nuovo concetto di ristorante abbia come fine quello di unire attraverso il cibo le persone. Ho capito giusto?”

C. “Assolutamente si.”

C.N. “Ok. La location è sempre la stessa, casa tua mi pare, o si modifica?

C. “Diciamo che la location è uno dei motivi per cui non è un Home Restaurant ma un OM Restaurant!

La location, quantomeno per gli eventi che organizzo io direttamente, dovrebbe essere casa mia. Ma dal momento che si tratta di fare social eating, non escludo assolutamente di poter cucinare anche altrove: a casa mia come a casa tua, sua, loro. Insomma, se riuscissi in questo… capisci? Persone che aprono la loro porta di casa ad altre persone, sconosciute, per accoglierle intorno alla loro tavola.

Lo scopo è proprio quello di ritrovare nella lentezza, la consapevolezza di quello che mangiamo (che nutre il corpo e lo spirito), ma anche di quello che siamo: Esseri Umani

Secondo, Doratura di seitan ricoperta di avocado e mandorle
Secondo: doratura di seitan ricoperta di avocado e mandorle.

Non so mai se riesco a far arrivare la portata di questa cosa. Allora, evento organizzato da me quindi nel 90% dei casi a casa mia; evento organizzato dalla persona X che magari vuol festeggiare un compleanno e mi chiede di cucinare a casa sua e fin qui ok. Ma la persona che ti dice: ehi, che ne diresti di fare il tuo evento a casa mia?, vuoi perché magari lo spazio è più grande e quindi permette di accogliere più persone, vuoi perché al pranzo/cena si può affiancare un evento collaterale: quello che è il mio obbiettivo, aprirci all’altro.”

C.N. “E’ un’idea bella sotto molti punti di vista. L’ostilità iniziale potrebbe essere quella di aprire la mente a questo nuovo concetto di catering, nel senso che siamo tutti più o meno abituati al catering, perché è anche quello veloce, ma il social eating è uno step successivo avanzato, come un catering pro.  Il tuo progetto mi ha colpito da subito perché ci trovo ricercatezza estetica e ricerca culinaria. L’impiattamento riconduce all’apparecchiatura e tutto chiude il cerchio dell’accoglienza della socialità, del convivio, della condivisione, esattamente come accade per l’arte.”

C. “Proprio per questo non escludo anzi, ripeto, rientra nel progetto, l’idea di affiancare eventi collaterali. Enon solo! Mi ricollego al concetto del social eating per concentrarmi sul concetto di social isolandolo un momento. che significa social? SOCIALE, giusto? Andiamo un attimo oltre: classi sociali, vita sociale, consuetudini sociali etc. L’uomo è un animale sociale, è portato a vivere in società con altri uomini. Estendiamo, ora, il nostro sguardo, per andare oltre i nostri confini, fisici e non. Guardiamo alla realtà: perché l’importanza di aprirsi all’altro?

Perché viviamo in una realtà dove si ha paura dell’altro, ecco. Specie quando è straniero, no?”

C.N. “O diverso, in qualunque senso.”

C. “Quello che vorrei fare è anche riunire le culture diverse sulla tavola ed intorno alla tavola. Riavvicinare le culture senza timore e farlo attraverso il cibo che è una di quelle cose che, per eccellenza, ci riporta tutti sullo stesso piano intorno alla tavola, perché è un momento di intimità. Pensa che da noi, in Pulia, a Bari,per offendere qualcuno o fargli capire che non conta nulla, gli si dice: sim ma’ mangiàt ‘nzim? (trad: abbiamo mai mangiato insieme io e te?) e, dunque, mangiare insieme diventa condividere un momento intimo con degli sconosciuti, in più scoprendo una cultura nuova. Con le sue tradizioni, i suoi cibi, le sue usanze. Si dice che la cucina sia lo specchio della società. Allora scopriamo che il concetto di diversità va a braccetto con quello di ricchezza!”

C.N. “Quindi, oltre all’assonanza con la parole home, perché hai scelto il nome Om Restaurant?

C.WelcOM lunch mi è sembrato abbastanza adatto per un pranzo inaugurale e di benvenuto sia agli ospiti che al progetto in sé (se hai dato un’occhiata all’evento, a proposito dei lupercalia e del 14 febbraio, c’è una connessione con l’inizio anche di una nuova vita). Ma sostituire la parola HOME con OM ha un significato ben preciso: l’OM è considerato il suono primordiale che ha dato origine alla creazione, interpretata come manifestazione stessa di questo suono. Prova a ripetere nella mente la parola primordiale, prova a sentirne la potenza, l’essenza di cui è portatrice, qualcosa di antico, che ha radici profonde e forti.

Dessert, Mousse degli dei al peperoncino con nido di panna e frutti di bosco
Desseert: Mousse “degli dei” al peperoncino con nido di panna e frutti di bosco.

Il progetto si basa anche sul concetto metaforico della rinascita e dell’accogliere un nuovo ciclo di vita. Può essere sviluppato anche sul riequilibrio dei chakra: i colori sono importanti sulla tavola, per i nostri occhi, molto più di quanto noi possiamo immaginare. Considera che ogni nostro chakra è ricollegato ad un colore, per cui, in linea di massima, mangiare alimenti arancioni anziché rossi, può contribuire a riequilibrare il secondo o il primo chakra. Non è una questione di sapori. Come dicevo prima, il punto è che il cibo che mangiamo non nutre solo il copro, ma anche l’anima: fornisce il tipo di energia che il corpo e l’anima richiedono.

Anche per le diverse culture e le tradizioni culinarie vale lo stesso discorso. Non ci sono dei limiti preimpostati e questo ovviamente lascia grande libertà di movimento ai fornelli.

Di sicuro siamo molto di più di ciò che mangiamo, ma comunque ciò che mangiamo può aiutarci ad essere molto di più di quello che siamo. Ti è mai capitato di aver mangiato abbastanza cibo, ma di sentirti come se non avessi mangiato niente? Mangiare consapevole è anche questo, per me. La mia è una ricerca di un benessere psico-fisico che passa anche, e forse soprattutto, da ciò che ingeriamo e  basato anche sul principio di Amare Se Stessi.

E’ proprio in questo senso che dal lavorare io sul progetto, ad un certo punto è stato il progetto a lavorare su di me.”

 La locanda

L’essere umano è una locanda,

ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.

Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.

Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,

lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.

Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.

Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell’aldilà.

                                                                                                                 Jalal al Din Rumi                                                                      

 

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