Dj Kilfa e la tecnica di progressione orizzontale

Oggi, mi domando, che cosa vi racconto?

Veramente, non ne ho davvero idea.

Sono una che segue il flusso delle cose. Non mi pongo sempre domande, men che meno intelligenti poi. Vado a istinto. Mi lascio tirare giù dalla voragine intuitiva che, almeno con me, non ha mancato mai un colpo.

Nea è un posto strano, questo l’abbiamo imparato, io per prima, dove vissuti, apparentemente lontani, si trovano a percorre per la lunghezza di un articolo, gli stessi binari. E, in quella manciata di minuti, si racchiude tutto un percorso intrecciato, indissolubile manifesto dell’unicità dello stare al mondo. Unicità che non è solo specialità, ma anche unità.

Tutti, per quanto differenti, in realtà tendiamo alla medesima meta, puntiamo lo stesso obiettivo. Sì, tutti alla fine, siamo uguali.

Carlo Ranieri, è questo il vero nome del protagonista dell’articolo.

Non sono del tutto sicura, però, che voglia che si sappia in giro. Per cui, da questa riga in avanti, sarà per voi e per sempre Dj Kilfa.

In realtà, per quanto io e Kilfa, abbiamo condiviso divertenti momenti della nostra adolescenza (che io ricordo con allegria, nostalgia e affetto), siamo, e neanche sono troppo convinta, due individui appartenenti a mondi inconciliabili.

Io, ghiro famosissimo nella provincia di Messina per la mia incapacità a sopravvivere integra oltre le 10.00 p.m., Kilfa, Re della Notte, Ministro di Luce Riflessa sull’orda scomposta di corpi avvolti nel bozzolo, in procinto di spaccarsi, al ritmo di basi ipnotiche.

Non conosco affatto il regno  di lui, Reale  Sovrano del Crepuscolo. Altro che Ozzy!

Stregone del buio illegale, col cappello uncinato e l’Occhio strizzato.

Diffusore non autorizzato di controcultura crescente, divoratore famelico di idee, detentore delle Radici che sotterra silenziose, nella zona nebulosa che separa la vita dalla morte, s’infittiscono in  attesa di doppiarsi. Certo, non prima che Kilfa l’Officiante abbia dato inizio al Rito.

Questa mia ignoranza insieme alla lontananza intellettuale, sostenute da una certa confidenza, mi hanno sospinto verso ciò che il nostro pugliese Mago del dj set va facendo.

Vi  confesso la bizzarra antitesi che muove le mie scelte e che mi rende normalmente bipolare: mi piace ciò che  Kilfa mi dice. E mi fido, perché gli credo.

Avrò anche i miei motivi.

 

La prima domanda che mi è venuta in mente  è stata questa.

C.N. Quando ti ho conosciuto frequentavi Scienze delle Comunicazioni a Roma. Cos’hai combinato in questi ultimi  vent’anni?

DJ KILFA Beh tante cose.

L’Università l’ho lasciata quasi subito, per l’esattezza frequentavo Sociologia qui a Roma, poi mi sono addentrato nel misterioso mondo degli Illegal Rave (sempre qui naturalmente) e ne sono rimasto affascinato, tanto da farne una vera e propria ragione di Vita.

C.N. Cos’è un’ illegal rave? (oh non è che proprio non lo so, ma per spiegare precisamente, in maniera “tecnica” ecco. Ma si possono spiegare?)

DJ KILFA Certo che si può spiegare, in particolare quello che sono stati per noi negli anni ’90; qualcosa di molto diverso rispetto allo stato attuale delle cose, un vero e proprio movimento controculturale alla pari di quello Punk, giusto per citarne uno. Attualmente stanno pubblicando molti libri sull’argomento e penso che sia anche giunta l’ora di realizzare un vero e proprio documentario

C.N. Cosa diresti di questo mondo se fossi tu il protagonista di questo documentario?

DJ KILFA Non mi sognerei mai di essere io il protagonista di questo documentario, proprio perché a farla da protagonista di questo movimento è stata in particolare la Partecipazione; la mia non è soltanto un’idea ma qualcosa di cui ho già parlato con qualcuno del mestiere e quindi siamo già oltre le semplici intenzioni.

C.N. Di cosa è fatta questa controcultura? a cosa si oppone? cosa progetta?

DJ KILFA Nell’attuale momento post-moderno, la globalizzazione ha partorito accentramenti governativi e strategie politico-economiche volte a ristabilire una più netta stratificazione.

Io ho partecipato in prima persona e da protagonista, in maniera concreta, ad uno dei primi fenomeni controculturali globalmente disgregante, localmente decentrato e collettivo a livello dell’intero pianeta. Un movimento dalla prospettiva rizomatica che ha rappresentato un vero e proprio rovescio di questa medaglia, spostando il concetto di rete che al suo interno è intesa come relazione tra singoli promotori di eventi, crew, neotribe, etichette indipendenti, radio libere o pirata, su un tessuto connettivo caratterizzato da convergenza ed attraversamenti di sistemi di comunicazione a tecnologia digitale, chat, newsgroup, mailing list, siti web, streaming selvaggio. Le gerarchie, dunque, vengono ribaltate, ed i centri nevralgici del potere si perdono in azioni periferizzanti che si insinuano nelle piaghe da decubito dell’industria dell’entertainment. Un movimento di resistenza  atto a creare problemi là dove il Sistema ha fatto credere che ormai ci fosse un abbassamento della marea.

C.N. Sovvertire il Sistema resta l’impresa più ardua… e in che modo, la musica?

DJ KILFA Musica e non solo. Chiaramente ‘sovvertire’ è una parola grossa, diciamo che la nostra è stata un rimostranza e pure molto forte. Partecipare ad un Rave Party, lo si fa in primis per sentirsi più vivi. In società siamo un po’ come morti viventi, non viviamo più e non parliamo più, ma ubbidiamo meccanicamente. Siamo diventati degli autentici ‘Zombie’ ed è per questo che la loro figura ultimamente è tornata prepotentemente a far parte del nostro immaginario collettivo, un po’ nel Senso metaforico che il maestro Romero aveva costruito su di essi.

 C.N. Come si svolge un Rave Party?

DJ KILFA Un Rave Party rappresenta il miracolo della presenza, dell’essere in un mondo condiviso, partecipato. E’ condivisone di sguardi, sorrisi, sensazioni, odori, auree; si entra in un’autentica simbiosi tra individui; in questa condizione ci si avvicina nuovamente a quel concetto di comunità non dettata dal contratto.

 C.N. Ma non è pericoloso diventare tutti un’unica presenza, in perfetta simbiosi? Io ci tengo, ad esempio, alla mia individualità, per quanto non penso di essere nulla di speciale.

DJ KILFA Inizialmente nel ’96, quando ho cominciato a frequentarli a Roma, non esistevano tutti i mezzi tecnologici di adesso, se ti capitava di ritrovarti per le mani un flyer in b/n che pubblicizzava l’evento, sopra trovavi scritto un info line, chiamando il quale una voce registrata o live ti svelava il luogo segreto della festa. Anzi, ora che ci penso allora nessuno o quasi aveva il cellulare, quindi veniva dato un meeting point e poi da lì alcune navette ti traghettavano in quel luogo di perdizione assoluta … ahahah, scherzo ovviamente, se lo definissi solo per questo andrei a sminuire quanto di buono negli anni è stato fatto, magari più adesso li vedo come una cosa del genere. Anch’io ci tengo molto alla mia individualità pur non soffrendo di un individualismo esagerato; per fare il dj poi un minimo sfrontato lo devi essere e quando sei lì a mixare sei tu da solo (ma ora anche in due, tre, quattro … una gang band) ed il pubblico in dance floor, che alla fine è il vero protagonista, per me lo era ai rave così come lo è adesso nei club.

C.N. Quindi ora hai cambiato “location”? Com’è avvenuto il passaggio?

DJ KILFA L’artista sfugge ad un ruolo, elude le regole in nome di una più alta ambizione, per dare a sé stessi ed agli altri nuove emozioni. L’ordine viene costantemente fronteggiato da Creatività ed avventura: senza dubbio l’Arte è la comunicazione maggiore. Noi abbiamo organizzato queste feste spezzando le catene dell’ingresso di una fabbrica dismessa con un flessibile per esempio; se organizzi feste del genere non transiti solo dietro la consolle, sei polifunzionale e quest’azione rientra nei tuoi compiti, così come raccogliere sottoscrizioni all’ingresso o improvvisarti barman. Ma non solo chi organizza bensì lo stesso pubblico, mentre balla e si diverte, è consapevole di commettere un ‘reato’, se così si può definire il danzare liberi in una Zona Temporaneamente Autonoma che ci si è riconquistati. L’orecchio del disc jockey è un orecchio straordinariamente competente: maestro dell’arte del rekombinant, miscela tracce sonore immortalate su vinile, o semplicemente in digitale, creando una nuova creatura, comunicazione vivente. La comunicazione è sempre un’avventura, una creazione, nonchè la condivisione di un Senso, e l’opera d’arte di questo alchimista dell’attimo è nel non immortalarlo mai. La progressione sonora di una buona sessione deve fare in modo che l’evoluzione del suono comprenda il passato, il presente e il futuro, in un ciclo continuo. La sua perizia nel miscelare, al fine di creare inquietanti simulacri sonori, ne fa un autentico mago (l’etimologia della parola magia ci riporta proprio all’arte del mischiare). La sua è comunicazione esoterica, non predeterminata, cuore pulsante, un centro attraente intorno al quale tutto ruota vorticosamente, siamo al centro di una spirale. Sulla dance floor, la zona di transito in cui i danzanti fanno sfoggio dei propri corpi merce, quasi una parodia delle grandi esposizioni post-moderne negli ipermercati, prende atto una conversazione che segue le note di una musica improvvisata, che non è da spartito. Gli ascoltatori sono attori di questo fenomeno, non ricevono passivamente il bombardamento dei battiti bensì ne fanno qualcosa di creativo. Il dj in pratica è come un grosso cavo di corrente tra la Musica e la gente, ma questa comunicazione non è da intendersi nelle vesti di semplice trasporto; il feedback è continuo, noi non potremmo andare avanti in consolle se non fosse la gente a trasmetterci l’energia necessaria a partorirne di nuova, da restituire in questo flusso continuo, interminabile. Come d’altronde, suonare per una dance floor vuota, sarebbe come parlare al vento.

 C.N. Meraviglioso! Perciò posso considerare il rave una sorta di opera della Urban Art? Illegale, antitetica, magica, diversa, alchemica.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

DJ Kilfa In cantiere ci sono le prossime uscite delle mie due label: la prima martedì 29 marzo, lancerò il duo italiano POOLS che con il loro primo album G.A.T.U. faranno ripartire il ciclo di release su Underwater Acoustics. A metà aprile invece sarà la volta della mainlabel No Sense Of Place Records, che tornerà sugli scudi con la compilation #Anthems, 3 tracce inedite, una bestseller in versione remastered ed altre 16 tracce che hanno fatto la storia di questa creatura.
Invece per quanto riguarda le mie performance, sia l’1 che il 2 aprile sarò a Bologna, il venerdì all’Arteria ed il sabato al Kindergarten, venerdì 8 invece sarò al Punto 33G di Torino per lo showcase della NSOP ed a fine aprile, esattamente il 30, accoglieremo il primo di maggio allo Spin Time Labs di Roma con un gran MAYDAY PARTY, la sorpresa sarà Drivetrain, un peso massimo che ce le verrà a suonare direttamente da Detroit … Stay tuned 😉

“In una società consumistica, noi, come loro, finiamo per comportarci in modo simile, come fossimo eterodiretti all’acquisto di cose e merci, senza controllo.”

                                                                                                                      George Romero

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