Giro, girotondo cambia il mondo

“Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga.”
   Henri-Frédéric Amiel, Diario intimo, 1839/81


Da una serie di vicende del tutto personali, mi sono ritrovata ultimamente a riflettere parecchio sull’idea di uguaglianza.
E, da un discorso particolare, come spesso accade, mi sono allungata verso vette più lontane.

Che cos’è l’uguaglianza?

L’uguaglianza è un concetto, un’idea, un valore, uno status sul quale oggi i potenti, attraverso l’influenza massiva dei media, cercano di creare un appiattimento generale: culturale, sociale, economico, geografico etc…

E da qui scaturisce tutto un susseguirsi di fraintendimenti umani di dimensioni colossali.

In verità, è dimostrabile quotidianamente, non è affatto vero che siamo tutti uguali.
Siamo tutti meravigliosamente diversi. Ciò che ci rende uguali è il fatto di essere diversi.
Sono, perciò, giunta a una conclusione tutta mia, forse: l’uguaglianza è il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità altrui.

Ma allora, qualcuno potrebbe obiettare, se non siamo tutti uguali come è possibile la democrazia?

Secondo il sentire comune, e chissà perché essendo comune rappresenta la giustezza del sentire stesso, tutti quanti dobbiamo avere, in democrazia, gli stessi diritti.
Faccio un esempio assurdo.
Oggi istituisco la Repubblica democratica delle Banane, il cui statuto si delinea perfettamente nella petizione avanzata dal socio fondatore Giuliano G. Vernaschi, artista, musicista e molto altro.

In questa democrazia, torno all’assurdo, tutti hanno diritto a sedersi.

E, poiché è vero che non siamo tutti uguali, eccomi spuntare quel mio caro amico sulla sedia a rotelle il quale mi avverte che lui, ahimè, una sedia ce l’ha già. Per la vita.

Che fare perciò? Come attuare la democrazia?

Rendendo pratico il pensiero secondo cui solo la diversità e la sua valorizzazione porta alla vera libertà.

“Mentre la natura ha stabilito tra gli uomini la più grande diversità morale e intellettuale, la società li pone tutti sullo stesso piano, senza considerare affatto tale diversità, sostituendo piuttosto a questa le differenze e i gradi artificiosi della classe sociale e della posizione, spesso diametralmente opposti alla gerarchia della natura. In questo ordinamento della società stanno assai bene quelli posti in basso dalla natura, e ci perdono invece i pochi che sono stati da quella messi in alto; ne viene che costoro si sottraggono normalmente alla società, e che d’altra parte in ogni comunità, non appena questa sia numerosa, ciò che è volgare viene ad avere la prevalenza. Ciò che fa prendere in uggia la società ai grandi spiriti, è l’uguaglianza dei diritti, e quindi anche delle pretese, pur essendo diseguali le capacità – e di conseguenza le prestazioni (sociali) – degli altri.”
Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851

La mia esperienza di vita personale mi ha portato a constatare un fatto: esistono persone che camminano e persone che stanno ferme. Non sempre chi cammina si muove e non sempre chi sta fermo non avanza.

E ognuno, stabile o nomade, lo è credendo di esserlo davvero.

Perché stranamente noi siamo convinti che i nostri pensieri siano nostri e cerchiamo, disperati, di custodirli gelosamente.

Conosco molti miei colleghi, artisti, fotografi e scrittori spiaccicare sulle immagini dei loro lavori visivi o verbali, pubblicati on line, una filigrana enorme che quasi impedisce la visione dell’opera, per tutelarne i diritti d’autore.

Non trovo molto senso in tutto ciò.

Pubblicata cosi, un’opera non ha motivo di essere condivisa. Quasi che sia più importante sottolinearne la paternità piuttosto che dimostrarne l’entità.

Quando si condividono le idee si corre il rischio che in qualche modo qualcuno le prenda per sè.
L’unica garanzia di proprietà è l’assonanza e la risonanza tra Autore e Opera.
Dove ciò non accade, possiamo star certi di essere di fronte a un fake.

Credo che l’oggettività non esista a livello di scelte poiché appunto noi ci muoviamo attraverso questo “involucro umano” che ha delle impronte ben precise.

Eccezione fatta per alcune Verità indiscutibili che però possono essere raggiunte e accettate solo da un certo numero di individui che hanno investito energie per raggiungerle.
In realtà, ultimamente, sto cominciando a credere nella non scelta ovvero l’accettazione attiva di ciò che mi capita.

Pensavo, infatti, che il presente fosse scritto nel mio passato e che allora non conoscessi abbastanza la lingua per leggerlo e comprenderlo.

Ora, invece, mi accorgo che lo sto ancora scrivendo.

Giorno dopo giorno.

Ma spesso, la linfa poetica smette di fluire e si accumula in emboli emotivi, mentre la pagina bianca appare come un’enorme lama tagliente.

Non serve strappare, inutile accartocciare.
Una frase scritta male, un pensiero espresso con le parole sbagliate torneranno a tormentarmi, come monito di fallimento.

Dovrò procurarmi una penna cancellabile e un’anima imperturbabile.

E mentre cerco di decifrare i codici attraverso i quali la vita mi parla, scopro cose interessanti.

Non sono siciliana d’origine eppure la vita mi ha condotto in questa Terra triangolare che ruota secondo ritmi ciclici, come una falce lanciata controvento. Trinacria, simbolo allo stesso tempo del disco solare e di radicamento.

Geograficamente, la Sicilia è posta a sud rispetto alla mia Puglia.
Più giù.

Bene.
La mia vita mi ha portato più giù: giù nel mio seminterrato interiore, nella cantina dell’anima dove è arrivato il momento di portare una lampada.

Non solo.
La vita ha molto senso dell’umorismo e si rivolge a me davvero chiaramente.

Mi ha portato a San Giorgio. Mi ha portato da San Giorgio.
Di fronte alla sua lotta contro il Drago.

Credo che ciò sia sufficiente a cominciare a scriverla, questa pagina bianca e a trasformare il sangue sgorgato a causa dell’enorme lama tagliente in inchiostro intelligente.

E’ stato ragionando in questo modo che ho capito che per costruire qualunque cosa, le pietre non bisogna lanciarle ma sistemarle nel modo giusto da creare un equilibrio.

Il cemento è l’equilibrio stesso.

Laddove c’è equilibrio creato non dallo scagliarsi pietre ma dall’attenta disposizione di queste, non c’è alcun bisogno del cemento per tenere su la costruzione.

Unico problema è che gli insegnanti sono ovunque e si sentono insegnanti, mentre solo alcuni di loro lo sono davvero.

La cattedra è uno stato mentale.

Il danno più grave che una cultura possa fare all’uomo deriva dall’imposizione di un’etica comportamentale attraverso la professione di fede o non so quale altro sistema intellettuale.

L’etica non è qualcosa che proviene dall’esterno, ma una serie di valori generati da una disciplina interiore volta all’autocoscienza.

In pratica, noi ci comportiamo “bene” perché secondo i precetti cattolici un buon cristiano deve. A prescindere dagli impulsi e dai desideri reali che vengono vissuti con indescrivibili sensi di colpa, repressi e quindi nutriti, provocando l’esatto contrario di quello che dovrebbe fare. Invece che eliminare i mostri, li moltiplica.

Ecco perché siamo un popolo di schiavi schizofrenici.

Mi auguro, perciò, che questa Liberazione non sia soltanto fisica, scolpita nella memoria, ma sia soprattutto interiore e quotidiana.

Che la Resistenza non si opponga a qualcosa, ma lotti per qualcosa.

Che non sia contro qualcosa, ma a favore di qualcos’altro.

Che non crei una diga, ma lasci fluire il corso degli eventi.

Perché in fondo (r)esistere vuol dire continuare a credere di poter attuare il cambiamento.

 

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One thought on “Giro, girotondo cambia il mondo

  1. che cosa meravigliosa hai scritto… non mi trovo solo d’accordo sull’additare più colpe del necessario al cattolicesimo. D’altronde i sessantottini hanno agito esattamente all’opposto delle sagge indicazioni da te elencate, distruggendo senza costruire niente. L’etica e la morale sono sempre arbitrarie, ma senza non può esistere nessuna società(che è SEMPRE una cessione di libertà individuale in cambio di vantaggi collettivi); e dunque, nessuna identità e cultura

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