Pensieri brutti ed esposti male

Su Nea, si sa, il Genio ormai è di casa…

Qualche tempo fa, mi sono imbattuta per caso, come il novantapercento delle volte credo che mi accada, in questo strano figuro che si professa artista: un artista incapace, sì, incompreso forse, improvvisato può essere, ma pur sempre artista.

Che poi, cosa vuol dire artista? Vuol dire tutto, vuol dire nulla, vuol dire si, vuol dire mai.

Come si può inserire qualcosa in una categoria se nessuno è capace di rimanere se stesso oltre il tempo necessario che serve per cambiare? Fa parte della natura, è la nostra natura.

E allora perché continuare a fingere di costruire gabbie entro le quali inserirci, stivarci, spingerci e accatastarci, ed infine, accasciarci?

Non mi piacciono le opere di Max Oddone, questo è senza dubbio. Non mi piacciono affatto. Ma poiché considero il gusto il metro di giudizio del nulla, ho deciso di andare a fondo, di verificare, di toccare con mano. Perché ciò che vediamo è solo apparenza di ciò che è, se è. Quel che percepiamo non è che proiezione di qualcosa che, in realtà, non esiste che nella nostra mente. Dunque, se la realtà è la copia del mondo perfetto e l’arte non è che copia della realtà, ma dove vogliamo andare? Dove?

Di cosa stiamo parlando? Di cosa?

Ah boh, e chi lo sa. Questo è un giro vorticoso sulla giostra dei cavalli, merry go’round and ‘round and ‘round e così in eterno, un loop infinito che ci gravita a terra.

Sapete cosa? Stando così i fatti, mi vien voglia di chiudere il pc e correre al mare o forse no, no, meglio nel bosco, dove c’è ombra e umidità, dove la luce squarcia le fessure sotterranee, dove è possibile mimetizzarsi con le fragole, inebriati dal colore rosso, accecante, cattivo, struggente.

E sì, cattiva come non riesco a essere mai. Ma neanche buona mi viene tanto bene.

Facciamo così, decidete voi. Scegliete voi cos’è bello e cos’è brutto. Se trattasi d’artista sopraffino oppure no.

Io mi sono limitata a mettere insieme due righe automaticamente come sempre uso fare, quando mi mancano le parole, quando nessuno mi suggerisce di notte intere proposizioni che io devo solo scrivere per non dimenticare.

C.N. Buongiorno Uomo Focaccina che vive a Figa! Mi presento, mi chiamo Camelia Nina e ho saputo di te attraverso Roberto Mazzeo di Art-rite.
Scrivo, quanto meno ci provo, sul mio blog d’arte, a volte pesudo, ma chi può dirlo?, Nea
in qualche modo il tuo percorso ha suscitato in me una reazione… che devo ancora elaborare. Tuttavia, poiché il gusto personale non è il mezzo attraverso cui considero le cose, ti lascio il link del blog. Gli dai un’occhiata e, se vuoi partecipare a questa follia degenerativa, fammi un’ emoticon.

M. O. Ciao Nina, ho sfogliato frettolosamente, anche se io in generale non amo i blog, questo mi pare abbastanza ben strutturato… ma ripeto non me ne intendo. Tant’è che non ne frequento alcuno. In ogni caso, per quel che può valere ti faccio i miei complimenti. Non so nemmeno come funzionino i blog! Sono davvero un artista sfigato.

C.N. Non funzionano. I blog qualcuno li scrive. Altri li leggono. Forse. Pensi che l’arte abbia qualcosa a che fare con la sfiga? Fammi capire.

M. O. In un certo senso si. Per lo meno per quello vorrei dire io con le mie croste.

C.N. Cioè? Che sei sfigato?

M.O. Certo: sfigato, inetto, pigro,incapace … in una parola artista contemporaneo. Che poi sono due le parole, ma sono solo ingegnere quindi non che puoi pretendere che sappia contare fino a due.

C.N. Cosa credi che ci interessi? Che sei inetto, incapace, sfigato? Che ci interessa a noi spettatori?

M.O. (È un interrogatorio, un’ intervista o una seduta psicanalitica? !?!)

C.N. Un’intervista!  – Pausa – Le tue sono croste. Le mie sono basse insinuazioni.

M.O. Non interessa niente a nessuno… Però io odio la tristezza. La tristezza di tutto. La tristezza della monotonia La tristezza di dover essere tutti uguali, tutti ugualmente bravi  a fare una determinata cosa. La tristezza della seriosità.

C.N. Perché la seriosità è triste?

M.O. La serietà non è triste, la seriosità si.

C.N.  Eh, e perché? (guarda che conosco l’italiano).

M.O. Perché non è mai spontanea. La conformità è triste.  La spontaneità non è mai triste.

C.N. Le tue croste sono spontanee?

M.O. Molto… pure troppo.

C.N. Ah si? A me sembra il contrario.

M.O. Non c’è alcun filtro nelle mie croste. Arriva l’idea e in pochissimo tempo arriva la crosta, senza alcun tipo di leziosità.

C.N. Che differenza c’è tra te e Maurizio Cattelan?

M.O. Lui è ricco.

C.N. Basta?

M.O. In arte, sì.

C.N. Quanto devi a Manzoni?

M.O. Non sono solito lasciare debiti in giro.

C.N. Chissà perché mi aspettavo esattamente questa risposta.

M.O. … scherzi a parte. A Manzoni devo molto.

C.N. Anche questa.

M.O. Io sto sviluppando il suo concetto della merda… cercando di fare una ENORME MERDA.

C.N. Mmm…

M.O. Ci sto riuscendo?!

C.N. Vorrei poterti rispondere in rima secondo il tuo stile, ma poiché non ti conosco personalmente e non è mia intenzione offendere o massacrare nessuno, ma solo provocare ironicamente, mi asterrò.

M.O. Fa’ pure…non mi offendo (Cazzo ti ho già annoiato…)

C.N.Vorrei fare con te con le parole quello che fai tu con il pubblico con le tue croste“.

M.O. Le parole non valgono nulla, proprio come le mie croste.

C.N. Eh no sbagli. Le parole hanno un potere enorme proprio come le tue croste che sono fatte anch’esse di parole.

M.O. Posso parafrasare Shakespeare?

C.N. Devi.

M.O.Le mie croste sono fatte della stessa sostanza degli escrementi “.

C.N. Interessante…

M.O. (Aumentato il mio debito con Manzoni). Bisognerà pagarlo prima o poi sto debito. Vabbé lo incontro lo estinguo.

C.N. A chi? A Manzoni? o al debito?

M.O. A…lessandro.

C.N. ( che spiritoso… nella mente). Quindi per te non c’è proprio alcun tipo di riscatto per la bellezza nell’arte contemporanea?

M.O. No.

C.N. Perché?

M.O. O almeno per come comunemente si è soliti definire la bellezza.

C.N. Come comunemente si è soliti definire la bellezza?

M.O. Estetica. Anzi estetismo.

C.N. E dunque, io ignaro e ingudo spettatore, quando vedo una tua crosta, cosa dovrei pensare?

M.O. Che fa cagare! Che non arrederà mai il soggiorno di casa. Ti posto una foto.

C.N. Quindi, ricapitolando tu sei: sfigato, inetto, incapace, nichilista, funk-azzista, indolente e? Vuoi aggiungere altro?

M.O. Ai poster l’ardua sentenza… tanto per restare in stile manzoniano. Fa’ tu, ma esagera: mi piacciono i complimenti!

C.N. Ok, io scrivo. Se vuoi ti dai una lettura prima che io lo metta on line, altrimenti vado così, naif. Quel che scrivo ti tieni.

M.O. Vai naif. È meglio. Hai carta (igienica) bianca. Così restiamo in tema.

C.N. Grazie per la simpatia. Ti distruggerò. Forse. A me non interessa.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...