Imaginàrt

 

Anche dopo un forte scirocco, la notte arriva sempre.

In principio è il pianoforte.

Con grado, si aggiunge una pista a quella del solo pianoforte. La voce.

Le voci.

Si inseguono creando una leggerissima mancata sovrapposizione che da’ vita a un’eufonica eco.

La batteria, pulita, cadenzata come un orologio.

Ecco il basso che riempie i vuoti in background.

Partono i violini che abbracciano il cuore e lo sospingono, come nuvola, verso il cielo.

Nella terza strofa, dopo il primo ritornello, un orecchio attento è in grado di intuire un violoncello, in basso a destra.
Un crescendo di suoni e colori che abitano lo spazio. Un puzzle che si compone pezzo dopo pezzo.

La voce nasale, graffiata, ferisce la dolcezza della melodia.

Un equilibrio dinamico tra sopra e sotto.

E le parole? Di sicuro, la cosa più irrilevante di tutto il pezzo.

Ora, dimenticate “Imagine” e ascoltatela. Per la prima volta.

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