Chagàrt: Life & Love

Marc Cahagall è sicuramente uno tra gli artisti più eclettici che possiamo incontrare nella storia dell’arte moderna.

Impossibile inserirlo all’interno di una corrente specifica, essendosi sempre distinto per il suo peculiare e inclassificabile stile.

L’utilizzo del colore fa senza dubbio pensare a una vicinanza con le teorie spirituali di Kandinsky, la scomposizione geometrica delle figure presuppone chiaramente una conoscenza dell’astrattismo futurista, le immagini prese in prestito dal sogno e dalla visione rimandano a una poetica surrealista.

La bellezza di Chagall sta nel fatto che ha saputo mantenersi speciale all’interno di un marasma di concezioni, correnti, gruppi, celebrando, in un modo del tutto individuale e irripetibile, una passione totale per la vita e l’amore.

La stesura del colore, quasi spatolato, l’accostamento cromatico, il disegno armonioso: tutto ci rapisce in una danza emotiva senza fine di energia, elevazione, tensione spirituale.

Il divino è presente, nella sua duplice valenza umana e ultraterrena, in ogni sua opera.

E’ impossibile rimanere indifferenti di fronte a un suo quadro.

La musica, protagonista muta delle sue figurazioni, accompagna il balletto della vita sui tetti di paesi sottosopra.

Così che, immaginazione e realtà non si alternano, ma si compenetrano in un continuum inscindibile ed eterno.

Chagall, il visionario, mette su tela tutto ciò che c’è oltre la percezione sensoriale che ci circonda, manifestando un contatto diretto con la natura immortale e sovrumana dell’Arte.

A mio parere, solo un altro è riuscito, tra i pittori moderni a mantenere salda la propria originalità e la propria ricerca senza scendere a compromessi: Vincent Van Gogh.

E pur partendo da premesse intellettuali completamente differenti, essi sono giunti, attraverso il colore, la pittura e l’arte alle medesime conclusioni, dimostrando che un percorso di osservazione genuino e motivato conduce all’unica e sola Verità esistente.

Entrambi rappresentano la forbice delle opportunità che rimanere se stessi offre: se da un lato, Chagall ha mantenuto stretto contatto con l’ambiente artistico a lui contemporaneo e coi suoi esponenti, restando perfettamente integrato nella cultura del tempo, invece Van Gogh ha scelto un approccio più radicale e oppositivo, praticando la solitudine al limite dell’emarginazione.

Ciò detto, gustatevi questo slide show di opere accompagnate da “La voce della Luna” di Nicola Piovani, 1990 ( dal film omonimo di Federico Fellini)

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