Bidibibodibiboo: l’arte della provocazione. Parte Uno: Il Grande Provocatore.

Oggi, nel cinquantaseiesimo anniversario dalla nascita dell’artista italiano di fama interplanetaria Maurizio Cattelan, sono qui a presentarvi la mia tesi specialistica in storia dell’arte contemporanea sulle opere e la poetica del suddetto personaggio.

Il progetto è suddiviso in capitoli, ognuno dei quali affronta un tema relativo al percorso stilistico e contenutistico del Cattelan. 

Parte Uno: Il Grande Provocatore.

Seguiranno:

Parte Due: Il Trionfo Del Fallimento

Parte Tre: Maurizio & Cattelan

Parte Quattro: Tutti I Bimbi Vanno In Paradiso

Parte Quinta: Il Silenzio Dell’Innocente.

Ho preferito l’impianto fiabesco per diversi motivi: il primo è che non mi interessa la ricostruzione filologica interna ai lavori (che trovo noiosissima e inutile); il secondo è che non mi interessa la progressione cronologica del suo percorso, perché reputo Cattelan un artista che si espande e non che si evolve; il terzo, che poi è il più importante, è che mi sono divertita assai.

Se avrete il coraggio di leggere tutti i capitoli e arrivare fino in fondo, avrete una bellissima sorpresa.

Buon divertimento.


Nel castello, “[…] c’era un tipo leggero come un fantino o un folletto, che ogni tanto saltava su in guizzi e in trilli, come se il mutismo suo” e degli altri “[…] fosse per lui un’ occasione di divertimento senza pari”. La sala era quasi completamente vuota. C’era soltanto ciò che serviva per quell’incontro: un tavolo tondo, carte e sonagli. Il tipo leggero, divertito dalle facce spaesate degli ospiti, buttò un occhio incuriosito sul suo scrittoio e girò la prima carta: Caravaggio. Poi disse:“I suoi malevoli biografi e gli storici del tempo, debbono accorgersi che il ragazzo ha il diavolo in corpo. Il soggetto? Tutto è un soggetto. La “historia”? Non ne ha bisogno. Le leggi accademiche della composizione?Inutili. Si può strutturare una composizione complessa anche solo con un movimento di braccia, un’inclinazione della testa, un volteggio di pieghe, accennando ad una moltitudine di uomini […] che la natura l’ aveva a sufficienza provveduto di maestri”.

Un giullare, sulla sinistra del corridoio centrale, suonò la campana e l’attenzione del pubblico si spostò verso una porta enorme. Un nano in gonna, sulla destra del grande camino, aprì una tenda pesante, lasciando entrare nella sala una luce violenta e tutti rimasero a bocca aperta. Nessuno si accorse che il tipo leggero aveva approfittato della situazione per girare un’altra carta: Goya.

E disse: “C’è in lui una buona dose di fascino per l’una e l’altra faccia (innocenza-orrori, chiarore-nero) e di sicuro egli ben comprende che Eros e Thanatos sono ineliminabili nell’esistenza umana e che quindi non conviene eliminare la parte nera, ispirata alle pulsioni aggressive, mortuarie, punitive: anzi queste rivelano un fascino segreto, un’attrazione irresistibile”. (Renato Barilli)

Gli ignari partecipanti si scambiarono uno sguardo sfuggente ed interrogativo. Il tipo leggero fece un balzo inaspettato sul tavolo tondo, scuotendo i sonagli che aveva alle caviglie e disperdendo le carte. Lanciò un insulto al nano che lasciò cadere la tenda e tornò con un vassoio coperto. Sollevò il coperchio e girò la nuova carta: Balthus.

Il tipo disse: “Questo pittore è una rarità sgradevole, perché a nessuno piace il sacrificio. Questo pittore è esposto alla confusione dei giudizi perché la sua paziente restaurazione della forma lo respinge a volte verso il passato. Più avanzerà, meno facile sarà distinguere lo spirito rivoluzionario che lo anima, che circola sotto le forme, per infondere loro l’inquietudine della creazione”.

La campanella suonò tre volte. Il giullare fece una capriola e il nano scappò a nascondersi dietro a una credenza antica. Il tipo leggero fece uno scatto in avanti, una smorfia con la lingua. Con uno schioppo di dita, tirò dalla sua manica sinistra la quarta carta: Dalì. E disse: “Non esitò a trasgredire le leggi ”.

Il buio calò all’improvviso, senza emettere il minimo rumore. Tutti si sedettero incrociando le gambe, come in attesa di qualcosa. Ed ecco che dal soffitto cadde una carta in fiamme, rischiarando l’ambiente. Gli astanti si affrettarono a spegnerla, calpestandola senza pietà. Quando il fuoco fu spento, il nano la raccolse e la porse al tipo leggero che la girò: Duchamp. E disse: “ Nulla può l’estetica sull’arte”.

Il giullare stringeva tra le mani una torcia, quando fece il suo plateale ingresso una donna bellissima, con due grandi occhi chiari, un vestito bianco e un cappello bizzarro, dal quale, come per magia, estrasse la sesta carta. Il tipo leggero le strizzò un occhio, sperando in un incontro non troppo futuro. Voltò la carta: Manzoni.

E disse: “Chi è il più forte tra i due: chi deride o chi è in grado, sia da un punto di vista psicologico che da quello economico, di comprarsi la propria caricatura oscena?” 

Il tipo leggero sbadigliò e sbuffò, si grattò la testa e, decise, senza farlo notare, di estrarre una carta dal mazzo: Warhol. E poi disse: “Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo […] L’arte che non ha avvenire, che è solo figlia del suo tempo e non diventerà mai madre del futuro, è un’arte sterile”.

Finalmente e con grande sorpresa di tutti, uno degli astanti si mosse dal gruppo. Si inginocchiò, chiese una moneta al tipo leggero, la mise sulla lingua e tirò fuori l’ultima carta da una tasca: Orlan. L’ anfitrione disse: “La pelle inganna […] nella vita si ha solo la propria pelle […] c’è un errore nelle relazioni umane perché uno non è mai ciò che h […].” 

Il tipo leggero urlò all’improvviso. La sua bocca si spalancò incredibilmente, quasi tagliandogli la testa a metà.

Tutti impallidirono e, come carte al fuoco, si sciolsero in cenere bianca. Rise con candido sadismo, senza accorgersi che almeno uno di loro, con la complicità del suo pallore, era riuscito a fuggire, sano e salvo.

Il nano e il giullare, abituati a queste scene di folle stupidità, cercarono piuttosto di informarlo di quanto stava per accadere. Ma non furono abbastanza svelti. Tutt’a un tratto, una voce penetrò, petulante, nella sala centrale: “E tu, l’hai visto?”

Un gigante di due metri d’altezza, con le mani grandi e massicce, una inappuntabile uniforme da sentinella e con uno stravagante turbante in testa, sul quale spiccava una sfavillante fiamma argentea, teneva stretta fra le mani una matita di ridicole proporzioni e cercava affannosamente di disegnare su un foglio minuscolo.

Di tanto in tanto, si rivolgeva al suo fido compagno di sventure, un troll di nome Iano, dallo sguardo attento e uno strano luccichio negli occhi.

“Si, io l’ho visto!” Rispondeva Iano, cercando di non sembrare troppo convinto di quello che diceva, mentre, accompagnato dal flauto di Pan, ne raccontava le gesta eroiche.

“E tu? – ruttò verso il tipo leggero – Tu, l’hai visto?”

“Io? Suppongo di si, signore!” Ridacchiò.

“E l’hai visto bene?” Domandò senza stancarsi di ripetere quella domanda.

“L’ho visto nell’unico modo in cui era possibile vederlo, signore!” Ribadì compiaciuto, scuotendo i sonagli.

“Da oggi puoi chiamarmi Alì – disse solenne – Dalì Alì!”

Rimase un attimo in silenzio, in attesa di un applauso, come se avesse detto chissà quale cosa. Ma l’applauso, ovviamente, non ci fu. Il nano e il giullare sogghignarono in silenzio. Alì riabbassò la testa sul foglio e questa volta lo bucò, ostinato a segnare tracce, degnando Iano della sua distratta attenzione.

Infuriato, balzò in piedi e, trascinando una gamba, mosse due passi, poi col fiatone, risedette su una sedia di ferro. Iano, con sorpresa, rivolse la prima parola al tipo leggero : “Immagino che avrai capito perché il suo nome è così strano… per fare da lì a lì ci mette due giorni, ma lui preferisce la citazione colta! E comunque, tutti lo chiamano Frankie, la sentinella!”

Poi, mosso da una certa fretta, dopo aver chiuso tutte le tende, prese una vecchia luce al neon e la proiettò sul muro. Il tipo leggero rimase immobile, quando si accorse che, sulla parete più grande della sala, si imponeva l’ombra nera e sgraziata di un naso lungo, grosso e raffreddato. Si toccò il viso e, per la prima volta, si accorse che si trattava del suo.

Iano non tardò a fissare quell’ombra, tracciandone un contorno con una penna stilografica. “E’ lui!”– Disse. Alì estrasse una carta dal suo turbante, la voltò: Cattelan.

Disse: “Possiede l’irriverenza di Oscar Wilde, lo stupore di Lewis Carroll, il tormento di John Lennon e le pretese di Yoko Ono”.

Nessuno intervenne, mentre, contro ogni sua volontà, la sentinella, tenendolo per le ampie nari, lo trainava via.

Nessuno aveva mai osato entrare in quell’ala del castello.

Nessuno, prima di allora, era stato ritenuto tanto importante da meritarsi di oltrepassare quella soglia. Nessuno aveva avuto tanto coraggio e tanta incoscienza da conquistarsi la sala più antica di tutto l’edificio.

Un banco altissimo, a forma di colonna dorica, era piazzato al centro e dietro a questo si leggeva : “La legge è uguale per tutti, se tutti sono me”.

Sotto gli occhi indiscreti dei presenti, Alì, o meglio detto Frankie, la sentinella, tormentato dall’idea di impiastricciare i candidi guanti della splendida divisa, con un rapido schioppo, liberò dalle sue leve gli orifizi nasali del tipo leggero, e quello, finalmente, poté riprendere a respirare.

Appena mollato, si sedette a gambe incrociate su una sproporzionata mattonella di granito nero di fronte al grande banco. Non troppo sicuro di essere stato la causa di tutta quella pantomima ascoltò, mentre qualcuno, vicino alle grandi finestre, assisteva a questa insolita commedia. Il giudice, scuotendo la testa, esordì in un botta e risposta con Iano:

“NOME : Maurizio;

COGNOME : Cattelan;

SESSO : A volte…;

NATO : Si;

DOVE E QUANDO : Padova, 21 settembre 1960;

VIVE E DISTURBA A : New York e Milano;

PROFESSIONE : Fantasista;

STATO CIVILE : Dicono che non lo sia mai stato;

SEGNI PARTICOLARI : Bellissimo.

Dunque, cari fratelli e sorelle, siamo qui riuniti per decidere delle sorti di questo strano individuo, le cui generalità ci sono ora note. Di lui, ahimè, sappiamo già che è un sovversivo e recidivo”.

Fece una pausa, poi riprese.

“Ti informiamo che sei stato qui convocato per rispondere di una serie di reati, in base agli articoli 17 e 53 del codice di Procedura Estetica, secondo cui la perfezione delle arti consiste nel presentarci le cose in modo che ci procurino il massimo piacere possibile e il mutato rapporto fra le cose e noi, quindi il diverso modo di gustare il piacere, avrebbe dato luogo ad arti differentib(18). Le accuse che ti sono state imputate sono le seguenti: trasgressione del formalismo classico italiano; assunzione e spaccio di atteggiamenti contrastanti in cui malizia e innocenza non sono ben distinguibili; utilizzo non autorizzato di immagini prelevate dal passato e negazione di tale utilizzo; abuso di provocazione; creazione illecita di un linguaggio specialistico e subliminale che si rivolge solo ad una fetta selezionata di intenditori, mentre i veri intenditori sono stati congedati senza essere ascoltati; diffusione irregolare di idee critiche nei confronti del sistema dell’arte; sfruttamento di materiali ed oggetti appartenenti alla cultura contemporanea ed, infine evasione da tutte le accuse sopra dette e latitanza di responsabilità nei confronti di queste, fino al 2006. Giovane… sei nei guai!”

Si bloccò una seconda volta, preparandosi, languidamente a recitare la consueta formula: “Giuri di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità? – una pausa di sospiro – Figliuolo, dai…giuralo!”

Il tipo leggero, sollevando lo sguardo verso la cattedra e sbatacchiando pigramente la testa, accordò il giuramento.

Subito l’accusa alzò il sipario e il tipo leggero si trovò spiazzato, quando si accorse che si trattava del nano in gonna. “Dunque, sei a piede libero dal 1988!”

L’imputato replicò: “Questo è quello che si dice in giro?”

Il nano continuò, snobbando la sua domanda.

“Hai incominciato diffondendo messaggi minacciosi, spaventosi, brutali, aggressivi, come ad esempio gratis gattino piccolo bisognoso affetto (Senza titolo, 1988), stasera alle 10.00 avverrà un grossissimo furto che coinvolgerà tutti, avverrà in via Mattuiani, provate a prenderci (Senza titolo, 1988), non si accettano testimoni di Geova (Non si accettano testimoni di Geova, 1989) e il voto è prezioso, tienitelo (Campagna elettorale, 1989)! Ti rendi conto della catena mostruosamente insensata a cui hai dato inizio?”

Il giudice batté tre volte il martelletto sul suo banco e l’accusa si allontanò. In quel preciso istante entrò il giullare, che con altrettanto stupore del tipo leggero, rappresentava la difesa.

“Sua maestà, – disse al giudice – vostre grazie, – si rivolse alla giuria – vado ad incominciare!”

Il tipo leggero si strofinò il naso con un dito, starnutì rumorosamente e si ripulì la mano sul copricapo del giullare, che non accortosi del fatto, parlò.

“L’imputato è, in questa sede, ingiustamente accusato di essere parte attiva e trainante di rocambolesche e un po’ divertite avventure all’interno dei meccanismi dell’esistenza. In realtà li ha scompigliati, messi a nudo, svelati, scardinati, attuando strategici, paradossali e garbati attentati al sistema dell’arte, in cui si infila con un atteggiamento sicuramente dissacrante, crudo ed irrevocabilmente provocatorio: su questo, gentili ospiti, non vi è dubbio.”

Si fermò un attimo, deglutì e riprese la sua arringa, non troppo convinto.

“I traumi subiti durante l’infanzia e l’adolescenza vengono semplicemente rielaborati, nel tentativo di autodifendersi dal mondo a cui si sente offerto, come vittima sacrificale. Quindi, per quanto si travesta da impertinente, aspro e fastidioso virus dell’arte, della cultura popolare o di qualsiasi altra forma di vita che gli stia attorno, l’imputato sta profondamente contaminando se stesso, frutto di vissuti personali e di quelle esperienze comuni a tutta l’umanità.

L’insofferenza verso la scuola, il rifiuto cronico del lavoro come punizione quotidiana e alienante, la distruzione profanatoria di strutture fatte di regole assolute, dall’arte, alla società, finanche alla religione, dunque alla moralità, ne hanno fatto uno animo sovversivo che si esprime con modalità burlesche e intenti parodici: un bambino cattivo, insomma.

Ma, cari signori, signore e signorine, qui si decide deliberatamente di non constatare la profonda malinconia, la vena triste e intimamente pessimista che vive nelle sue azioni. È vero, non si può negare la forte pressione psicologica cui l’ignaro spettatore viene sottoposto, ponendogli sotto gli occhi cose da cui è impossibile, per curiosità o per paura, distogliere lo sguardo, ma questo amaramente dimostra che, di fatto, non c’è via d’uscita e mette in ridicolo ogni forma di disciplina, a qualunque genere essa appartenga. Questo atteggiamento è indubbiamente il risultato della sua ludica consapevolezza di non poter scegliere un’ unica posizione all’interno della tirannica complessità del reale. D’altronde, come contestare il fatto che ci sono molte verità dentro l’assoluto? Nessuno è in grado di decidere quale sia quella migliore per tutti.

Nemmeno l’imputato.

Egli non si pone come giudice super partes, ma si svela uomo come tutti gli uomini, sempre alla ricerca, oltre ogni scoperta, instancabilmente curioso, appassionato ingannatore, che non smette mai di meravigliarsi e meravigliare, affrontando il puro spettacolo della tragicità dell’esistenza moderna. L’intensa consapevolezza dell’irresolubilità delle contraddizioni e della impossibilità della scelta nella realtà dei nostri giorni vanifica tutti i conflitti, trasformandoli in commedia tragicomica, malinconica eco dell’ ambiguità dell’essere, per sottolineare l’insufficienza di molti tentativi di superarla.

Impossibile trovare una sola risposta e chi ci prova si accanisce, si perde in giri di parole che restano sospese nell’aria, come seducenti ed effimere bolle di sapone. Una cosa è certa: arte non è estetica, arte non è bello. Arte è problematicità. Trascende i valori tradizionali che la rendevano insana ed inappropriata custode della bellezza. L’arte deve essere scomoda, come scomoda, spesso, è la vita quando è attraversata da dinamiche alienanti, quando si perde la possibilità stessa di sperimentare autenticamente il reale. I paradossi della trasgressione, il limite della tolleranza, provocato e sfidato, l’ironia e lo humour, il grottesco e la parodia sono intorno a noi ogni giorno, ma se non ci sono messi su un palco, mossi da esperti burattinai, non siamo in grado di riconoscerli e quindi, di scandalizzarci.

Come in uno spettacolo personale, in una privata rappresentazione teatrale, il nostro mangiafuoco lascia che la violenza più sofferta si insidi nelle nostre menti con inaspettata lascivia, attraverso pupazzi di lattice e stoffa, fantasmi spettrali, ammassi di stracci e luci pallide e crudeli, feticci antichi di suicidio e morte. Ed è sempre un uomo, con le sue incertezze, le sue paure, le sue illusioni e il suo essere a metà tra il divino angelo e il bruto animale, un essere fragile e affascinante, crudele e indulgente, umano.

L’analisi introspettiva è così profonda e intima. L’imputato si è fatto strumento di indagine sociale e ricerca sugli spazi e sugli altri infiniti io con cui quotidianamente si confronta, spogliando la necessità vitale di vedere e far vedere. Egli intende abbattere gli argini di un Cosmo apparente e affrontare un viaggio imprevisto e imprevedibile nel pozzo, per riappropriarsi del Caos, il primo a generarsi, inteso come l’insieme di fenomeni in contrasto fra loro che, non a caso, hanno impresso tracce immense nell’uomo. Ma questo lo ha lasciato avvolto in una silenziosa profondità, appeso tra ingegno e stoltezza, incastrato nel suo stomaco oscuro. Lo scopo : aprire quel vaso e studiarne lo straordinario contenuto.

Il suo esclusivo teatro dell’assurdo, sospeso tra realtà e finzione, simula e sovverte le regole della cultura e della società in un continuo gioco di scambi, atti di insubordinazione e furti simbolici. Rifiuta di prendere qualsiasi posizione ideologia o morale, concentrandosi invece sulla riproduzione della realtà nella sua complessità.

Ferisce a morte i miti, gli eroi e le metafore della cultura popolare, al limite dell’illegalità, annotando l’assurdità delle strutture sociali costruite dai media e sui preconfezionati principi di giusto, sbagliato o di inflessibile moralità. Tutto questo nascondendosi dietro la maschera di uno squilibrato clown: ma quanto è savia questa sua dissennatezza?”

I membri della giuria scattarono in piedi e lanciarono i cappelli verso l’accusa, il che, inspiegabilmente, significava che la difesa aveva fatto un buon lavoro.

Iano corse vero il tabellone e segnò uno a zero per la difesa.

Il nano si avvicinò al tipo leggero e incominciò ad interrogarlo.

“Dimmi, le tue opere d’arte…”

“Opere d’arte? – lo bloccò stupito – Non ho mai studiato arte, dunque, non sono un artista. Sapete, ho smesso di chiedermi se sono un artista, ma devo ammettere che mi sono sempre sentito un artista, quando ho studiato arte all’Accademia di Nizza.”

“Stai dicendo un mucchio di menzogne!” Lo accusò, come ovvio, l’accusa.

“L’arte dovrebbe mentire.” Replicò lui.

“Questo vuol dire che stai dicendo il giusto?” Chiese confuso il nano.

“L’arte dice la verità.” Sentenziò a risposta.

“Insomma, stai cambiando le carte in tavola?” Saltò su il tipetto.

“Ho cambiato idea ogni giorno, perché non adesso?”

“Sua giustizia – il nano si rivolse al giudice – l’imputato si sta prendendo gioco dell’accusa!”

“Figliuolo – ribadì il giudice, toccandosi impudicamente il caschetto albino – la tua posizione è critica, perché continui a farci perdere tempo? Ammetti la tua colpevolezza e andiamo tutti a farci una bella vacanza ai Caraibi!”

“Sono innocente e non cambierò mai idea!” Così dicendo incrociò le braccia e mise il broncio. “Ma questa non mi è nuova”.

(18)Montesquie, “Sul gusto nelle cose della natura e dell’arte”, in A.A.V.V. Antologia dell’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1977.

Leggi successivo.

Annunci

One thought on “Bidibibodibiboo: l’arte della provocazione. Parte Uno: Il Grande Provocatore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...