La patatina tira

Oggi, cari affamati lettori di Nea, vi svelerò un piccolo segreto che viene taciuto insieme ad altre verità per evitare che voi diventiate personcine indipendenti, libere nel pensare e nell’agire. Affinché la vostra capacità di discernimento sia facilmente plasmabile e la vostra volontà pressoché nulla. Individui leggeri nella testa che, invece, si sa è la parte del corpo che pesa di più.

Ho intenzione di rivelarvi questa sorprendente celata notizia a una maniera che mi è molto cara e alla quale ormai siete abbondantemente avvezzi. Attraverso l’Opera d’arte.

Oggi, amati famelici frequentatori del mio giardino pensile, vi parlerò del celeberrimo dipinto di Mr.Vincent Van Gogh, “I mangiatori di patate”.

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I mangiatori di patate, 1885

Di questo olio su tela ho letto, durante tutto il mio sentiero dentro alle pagine lucide od opache, plastificate o ruvide che trattavano d’arte, solo ed esclusivamente cose positive.

La lettura più classica dell’opera è la seguente.

Si tratta di una scena domestica della vita contadina. Una famiglia è riunita intorno al tavolo per consumare la sua meritata cena a base di prodotti provenienti dal Nuovo Continente: patate e caffè (?), anche se potrebbe trattarsi di qualche altro tipo d’infuso caldo a noi sconosciuto.

L’atmosfera viene, dai più ridondanti nomi della storia e della critica dell’arte moderna, definita addirittura sacra, poiché ciò che il caro e vecchio Vincent decide di mettere sotto gli occhi dell’ignaro spettatore è la dignità che risuona dai colori, dall’ambiente, dai visi dei protagonisti: queste persone stanno consumando un pasto sudato, guadagnato dignitosamente dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro nei campi, a contatto con la sporca e nera terra. Quindi, questo momento è un liturgico riscatto spirituale, a detta dei sopracitati esperti, che eleva la misera condizione umana dei contadini a quella di mistici intenditori dei segreti della vita.

Or dunque, procedo con la mia personale interpretazione.

E parto proprio, come è ovvio che sia, dalla pittura e dal disegno nella sua nuda composizione.

La disposizione è simmetrica: quattro figure sedute a tavola, due frontali nella zona centrale, a sinistra dello spettatore un profilo e a destra un tre quarti. Quello che viene fuori è uno spazio circolare nel quale l’osservatore viene accolto.

Ciò nondimeno l’ingresso può essere soltanto visivo.

A noi non è dato di entrare fisicamente nella scena, poiché il passaggio è bloccato dalla figura centrale di una bambina di spalle. L’unica in piedi e completamente in ombra, perché in controluce. Ed è proprio questo suo essere “oscura” a suscitare la mia curiosità. La sagoma impatta violentemente col chiarore profuso dalla lampada a olio sulla sua testa, unica fonte di luce centrale di tutta la scena che irradia sui volti e sugli oggetti presenti nella rappresentazione.

Il vapore prodotto dal calore dei cibi sale fumoso nell’aria e confonde le espressioni imbruttite dei contadini.

I colori hanno toni bruni. Variano dal grigio al marrone, dal verde scuro all’ocra. Un altalenarsi schizofrenico di sfumature calde e fredde che allontanano e avvicinano freneticamente l’occhio.

I tratti somatici sono pesanti, le mani rustiche e callose, l’ambiente scevro, le facce quadrate, ruvide, gli occhi pesanti, i vestiti grossolani, gli sguardi spogli, rasseganti.

Campeggia luminosa come fosse d’oro, nel mezzo, la patata.

Ora ditemi che non state ridendo! V’ho beccato, eh?

Ebbene sì, adorati fan delle radici aeree! Van Gogh aveva preannunciato una grande verità: attorno alla patata si riuniscono gruppi di persone imbruttite e convinte che sia il dono più prezioso per la sopravvivenza umana. Sentitamente ringraziando.

E invece no.

Preparate le orecchie e sgranate gli occhi, concentrate l’attenzione e abbattete ogni vostra idea preconcetta.

Prima di riprendere l’analisi filologica ed estetica del dipinto, facciamo un piccolo salto nell’agronomia e capiamo che cosa è la patata e come e quando è giunta in Europa.

La patata, pianta erbacea della famiglia Solanaceae, è originaria dell’America meridionale, più precisamente della regione delle Ande, dove era coltivata nel periodo precolombiano, probabilmente duemila e più anni prima della Conquista (come dimostra l’arte indigena), nonostante che varie specie selvatiche di Solanum da tubero fossero presenti anche in America settentrionale.

Esistono numerosissime varietà, differenziate su base botanica o agronomica. I tuberi sono utilizzati interi per l’alimentazione umana e animale. Dai tuberi si estrae industrialmente la fecola (amido) o si produce alcol, per usi alimentari e industriali.

Lunga, complessa e non completamente chiarita è la vicenda dell’introduzione, e soprattutto della diffusione, della patata in Europa, in relazione a condizioni colturali diverse.

Dall’America meridionale la patata arriva in Europa soltanto alcuni decenni dopo la sua scoperta, e con ogni probabilità solo dopo aver raggiunto un porto dell’Atlantico via terra o via fiume.

Nel Seicento le patate sono ancora una curiosità botanica, e il granduca Ferdinando II de’ Medici, avendo ricevuto i tuberi dalla Spagna nel 1667, li fa piantare a Firenze nel giardino di Boboli e nell’orto dei Semplici.

Pur essendo introdotta nel vitto delle guarnigioni austriache, la patata fino al 1830-1840 è usata quasi esclusivamente come alimento per gli animali.

Di fatto solo nella seconda metà dell’Ottocento la patata entrò veramente nella produzione agricola del nostro Paese, divenendo parte dell’alimentazione degli italiani.

Ciò detto, Qualcuno ora verrà in nostro soccorso per spiegarci come si comporta la patata a livello digestivo nella nutrizione umana.

Con le patate noi non consumiamo certo i frutti.

Se mangiassimo ciò che nelle patate sono i frutti, ne otterremmo addirittura un veleno, un veleno mortale. Quindi nella patata non ci è consentito mangiare quel che mangiamo con lenticchie, fagioli, piselli eccetera, o con i cereali, la segale, il grano.

 Ma allora, cosa consumiamo con la patata? Ebbene, noi consumiamo la parte sottostante, cioè il tubero. E il tubero è quella parte di tutte le piante, delle radici e così via, che l’intestino digerisce meno di tutto.

I frutti vengono digeriti nell’intestino, ma della patata non si possono mangiare i frutti. E il tubero non è una vera radice, è un rizoma.

 Noi mangiamo la patata, essa giunge nello stomaco e nell’intestino. Qui però non può venire subito digerita, e dunque risale non digerita attraverso il sangue. Ora, anziché giungere a questo livello del cervello già ben raffinata, come avverrebbe per la segale e il grano, ed essere subito rimandata giù nel corpo, la sua digestione dovrà aver luogo qui nel cervello.

 Cosicché quando mangiamo un buon pane di segale o di grano, lo digeriamo correttamente nello stomaco e nell’intestino, e non dobbiamo più pretendere dalla nostra testa di provvedere alla sua digestione, e allora la testa lo può distribuire al corpo.

 Quando al contrario mangiamo patate, avviene che la testa deve impegnarsi innanzitutto per digerire la patata. Ma se la testa deve essere utilizzata per la digestione non può più pensare, poiché per pensare deve avere forze libere, nel qual caso il corpo inferiore deve assumersi il compito della digestione.

 Così, se l’uomo mangia troppe patate – il che si verificò sempre più a partire dal momento in cui la patata fu introdotta in Europa e acquistò importanza –, la testa viene progressivamente esclusa dal vero e proprio pensare. E l’uomo perde sempre più la capacità di pensare con la parte mediana della sua testa. Egli pensa allora solo con la sua parte anteriore.

 Ma questa parte anteriore della testa che dipende dai sali, porta a diventare sempre più esclusivamente uomini razionali materialisti. La testa anteriore non può affatto pensare a quello che è veramente spirituale. Proprio tramite la parte anteriore della testa si diventa veri e propri uomini razionali.

 È così che in realtà il pensare interiore spirituale retrocesse in Europa dal momento in cui prese piede la nutrizione a base di patate.

 Dobbiamo ora avere chiaro che l’essere umano non è costruito unicamente dalle forze che sono sulla Terra. Vi ho detto ripetutamente che l’uomo viene formato da tutto ciò che lo circonda, che è una creatura del sole, della luna e delle stelle.

 Se l’uomo mangia solo patate, utilizza la sua testa mediana esclusivamente per digerire patate. E così si separa dal mondo circostante, non lo riconosce più. Allora dice: sono solo chiacchiere balorde quel che si dice del mondo, che vi sia una realtà spirituale che scende dal cosmo.

 Si può allora dire: è il consumo esagerato di patate che ha in gran parte spinto al materialismo negli ultimi tempi.

 È chiaro che è soprattutto chi non ha mezzi a ricorrere alle patate, che costano poco. I benestanti hanno più possibilità di acquistare ciò che agisce sulla testa anteriore, e possono dunque aromatizzare e salare di più i loro piatti. Gli aromi agiscono sulla testa anteriore come i sali.

Ne consegue che questi diventano sempre più razionali, e gli altri si fanno facilmente abbindolare in tutto e per tutto da loro, visto che non sanno più utilizzare la loro testa per pensare. Così la patata ha una relazione molto particolare con lo spirito: essa, in realtà, ha reso materialista lo spirito umano.”

Non sarebbe la prima volta che Van Gogh riesce a cogliere, forse inconsapevolmente, verità appartenenti al mondo del soprasensibile.

Già nella sua “Notte stellata” e nel modo in cui dipinge i cieli e i suoi astri, il pittore ha manifestato una  straordinaria chiaroveggenza e un contatto indiscutibile con universi altri e alti: galassie che si trovano nella sua anima e che si rivelano attraverso il colore come premonitrici di future scoperte astronomiche.

Anche in questo caso, Vincent riceve un grande suggerimento e dipinge una dinamica umana che si discosta completamente da quanto riportato dalle interpretazioni critiche dell’opera.

In realtà, noi non troviamo assolutamente nulla di sacro nei personaggi dipinti, nelle loro fattezze, né nelle loro facce. Se guardiamo a un’icona bizantina non troveremmo alcuna somiglianza. Non mi riferisco al piano compositivo, ovviamente, piuttosto a quello espositivo e narrativo.

Nella tela in esame, è tutto molto aspro, rozzo, campagnolo, scabro, grossolano, basso, materiale e non perché appartenente al mondo rurale e agreste della fatica o della terra, ma perché viziato dall’approccio materialistico alla vita secondo il quale non vi è possibilità di elevarsi al di sopra della carne, non esiste nulla la di là del nostro sguardo sensibile.

Invero, leggendo le parole con cui il nostro Ispiratore ci descrive l’assiduo consumatore di patate, possiamo tranquillamente riconoscerlo nei visi delle figure presenti nel dipinto di Van Gogh.

Se facciamo silenzio, se restiamo  in attenzione, se ci mettiamo in ascolto privo di pregiudizio e ci facciamo trascinare nella famigliarità della rappresentazione, possiamo anche sentirlo parlare, quell’uomo che porge il tubero alla donna intenta a versare il caffè nelle tazze: “Sono solo chiacchiere balorde quel che si dice del mondo, che vi sia una realtà spirituale che scende dal cosmo.”

E ci sarà pure un motivo per cui il costo delle patate è rimasto invariatamente basso nel tempo, se troviamo ovunque pacchetti di patatine fritte, al forno, rosolate, aromatizzate, tonde, triangolari, a stick,  a palline, a cornetti, col buco, a quadretti, al formaggio e così vi nell’infinita varietà industriale. Ci sarà pure una spiegazione se rappresentano l’alimento più desiderato dai bambini nei pasti dei fast food.

Adesso, io non voglio sembrare una di quelle che si schierano coi complottisti di bassa leva o con quanti sostengono, con veemente fantasia, l’esistenza di orditi piani segreti atti a renderci tutti schiavi di un sadico progetto di controllo mentale; di tecnologie ultravanzate destinate a leggerci i pensieri più intimi e a usarli contro di noi, rendendoci marionette impotenti; di gruppi di potere occulto assetati di comando e con smanie di imperialità; di pianificazione di conquista per cui noi tutti ci facciamo facilmente abbindolare in tutto e per tutto da loro, visto che non sappiamo più utilizzare la nostra testa per pensare!

No, non lo sto dicendo!

Voglio solo dirvi di mettere più sale nella vostra zucca, di fortificare la vostra volontà, di purificare la mente e il corpo.

Solo la bambina è distaccata dal gruppo degli adulti.

Solo la bambina non è illuminata dal giallo delle patate che parte dalla tavola.

Solo la bambina rimane in piedi di fronte alla luce che le svetta sul capo. Il suo viso non ci è dato di vedere. Sicuramente ancora delicato, incontaminato e non abbruttito dal materialismo. Intimamente connessa con l’impronta divina.

Ecco, fate come lei.

Mettetevi a tavola, partecipate della condivisione, ma portatevi il pranzo da casa.

E fate attenzione, soprattutto voi maschiacci: il danno causato da abuso di patatina è – empiricamente comprovato –  inarrestabile, lento e degenerativo.

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