Il sogno esotico

Proprio in tempi recenti, mi sono trovata incastrata in una discussione circa la purezza. Nell’arte e nella vita.

Ebbene, mi sono dunque domandata cosa sia la purezza e se l’essere simili ai bambini nel modo in cui si approccia la vita sia sinonimo di ingenuità o, peggio, di stupidità.

Non riuscendo, senza supporto, a  trovare una soluzione di sorta, mi sono, come al solito, affidata all’arte. E tra gli artisti che mi hanno risposto, ce n’è stato uno in particolare che mi ha dato il responso che reputo più interessante.

Mi riferisco al francese Henri Rousseau, storico amico di Picasso e di Apollinaire.

Il pittore in oggetto si è trovato a operare in quella Francia di fine Ottocento in cui era assai celebrata, dagli artisti più riconosciuti in ambito rivoluzionario della forma e dei contenuti, la vita in tutte le sue espressioni.

Le fumerie d’oppio erano invase di personalità eclettiche, i boudoir erano considerati preziosi contenitori di muse con le loro disinvolte prostitute, i caffè frequentatissimi per la dissipata vita mondana, l’assenzio consumato per  i suoi effetti sull’immaginario visionario artistico.

Pochi sono stati gli artisti che durante l’evoluzione storica della pittura e dell’arte in genere si sono dissociati dall’immagine inserita tra genio e sregolatezza a cui, per qualche misterioso motivo che ancora non riesco a visualizzare correttamente, pare che l’artista debba rifarsi.

Schizofrenia, omosessualità, promiscuità, devianza psicologica, infermità mentale, perversione, delirio suicida.

Insomma, un campionario quanto mai vasto e fantasioso a giustificare le grandiose opere d’arte prodotte da suddette menti.

Ora, non voglio polemizzare in toto su questo bizzarro atteggiamento moderno, anche perché riconosco che spesso, dietro a un grande talento si cela una personalità travagliata, spesso in bilico, alla ricerca di una definizione e di una identità.

Posso pensare a Michelangelo, a Caravaggio, al chiacchierato Leonardo.

Ma ciò che è accaduto in epoca moderna è oltremodo osceno.

Perché Rousseau, allora?

Come Mirò e Matisse, Rousseau si avvicina al mondo con gli occhi puliti e meravigliati esattamente come farebbe un bambino che, per la prima volta, sente lo scroscio della pioggia o assaggia la neve o ancora sotterra i piedini nella sabbia bagnata.

Avete mai visto quell’espressione?

Il disegno di Rousseau è come quell’espressione: noncurante delle persone che gli sono attorno, libero nell’assaporare l’istante, svincolato dalla compostezza, primitivo nell’accostarsi alla natura, meravigliato come al risveglio da un sogno fantastico.

Il colore vivace, la figura selvaggia, l’atmosfera onirica, il tema esotico. Un gioco intrecciato di rimandi a luoghi geografici e interiori incontaminati, lontani, altri, diversi, alternativi, eppure esistenti. Dove l’accaduto e l’ancora da venire si inseguono in sospesa teatranza.

E’ proprio la potenza evocativa delle sue tele dimostra appunto la reale presenza di queste dimensioni inconsuete a cui non siamo affatto abituati.

Questo aspetto pare aver reso Rousseau, agli occhi degli storici dell’arte, un non-pittore, uno che non ha saputo imporsi artisticamente, privo di una personalità capace di lasciare un segno evidente.

Perché pare che a questo mondo, per essere qualcuno devi necessariamente marcare il territorio, proprio come il maschio alfa in un branco di lupi.

Se sei qualcuno, pare che tu debba gridarlo ai quattro venti e solo se te ne ritorna l’eco, allora lo sei davvero. Che non si può essere qualcuno senza obbligatoriamente doverlo dimostrare. E come poi? Con atteggiamenti estremi, antisociali, schizofrenici, rivoluzionari (o sedicenti tali).

Anzi, più sei antisociale più i fan ti adorano e i tuoi imitatori ti osannano. Più demarchi il tuo territorio, più i tuoi simili, sottomessi, ti consacreranno sul monte del comando. E ti venereranno.

Rousseau, ci dicono i suoi amici, era un cuore generoso, una persona semplice, un pittore genuino.

La storia si sa, la scrive chi vince e da questa parte di globo, ahimé, la vittoria si ottiene sempre con la violenza. Pare ancora che l’essere prigionieri piaccia molto ai privi di senno.

Per fare buona arte, Una che abbia il diritto di chiamarsi tale, non si deve essere pazzi. Ma per niente proprio. Neanche un po’.

Poi giunse a quel che par sì averlo a nui,

che mai per esso a Dio voti non ferse;

io dico il senno: e n’era quivi un monte,

solo assai più che l’altre cose conte.

Era come un liquor suttile e molle, atto a esalar,

se non si tien ben chiuso; e si vedea raccolto in varie ampolle,

qual più, qual men capace, atte a quell’uso.

Quella è maggior di tutte, in che del folle

signor d’Anglante era il gran senno infuso;

e fu da l’altre conosciuta, quando

avea scritto di fuor: Senno d’Orlando.

E così tutte l’altre avean scritto anco

il nome di color di chi fu il senno.

Del suo gran parte vide il duca franco;

ma molto più maravigliar lo fenno

molti ch’egli credea che dramma manco

non dovessero averne, e quivi dénno

chiara notizia che ne tenean poco;

che molta quantità n’era in quel loco.

Altri in amar lo perde, altri in onori,

altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;

altri ne le speranze de’ signori,

altri dietro alle magiche sciocchezze;

altri in gemme, altri in opre di pittori,

ed altri in altro che più d’altro aprezze.

Di sofisti e d’astrologhi raccolto,

e di poeti ancor ve n’era molto. 

Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, Astolfo sulla Luna

(Immagine in evidenza: Henri Rousseau, La guerra, 1894)

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15 thoughts on “Il sogno esotico

  1. Gli artisti “perversi” si allontanano, e pure di molto, da quel concetto di purezza infantile che hai citato all’inizio.
    Come ho scritto da qualche parte, sembra che certi atteggiamenti nascano quasi per rispettare un cliché, anche se poi derivano spontaneamente a causa di qualche devianza comportamentale.
    Quindi, la purezza presa in questione, è quella del “male”.

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    1. Esatto, purtroppo siamo tutti un noiosissimo cliché. L’arte, il web,la famiglia e, infine, la “comitiva”: ognuno deve recitare un ruolo senza mai assaporare l’ebbrezza di essere completamente, disinteressatamente, strafottutamente se stessi.
      Purtroppo, nell’arte, il danno è assai maggiore.

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  2. Discorso di grande interesse. Il cliché dell’artista tutto genio e sregolatezza è stato teorizzato dai Romantici, i quali ci hanno dato all’atto pratico una delle pagine più sublimi della Storia dell’Arte ma, sul piano teorico, hanno fatto più danni di qualunque invasione barbarica – penso al fatto che, per esempio, i libri di letteratura risentono tutt’ora dell’influsso della “Storia della Letteratura Italiana” del De Sanctis, il quale dava preminenza solo agli autori che piacevano a lui: ha eclissato Guicciardini, ammazzato i barocchi, e via discorrendo…

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  3. (Mi ha pubblicato il commento prima che lo finissi…)
    L’artista genio-e-sregolatezza è una teorizzazione romantica, ma in realtà dovevano esserne inconsciamente convinti anche tutti gli artisti e letterati precedenti, perché per esempio le biografie degli scrittori antichi sono molto romanzate: i biografi aggiungevano dettagli stravaganti o fatti straordinari alla storia dei grandi autori ogniqualvolta non ne contenga abbastanza. I lettori si aspettavano che uno come Virgilio, che era riuscito a scrivere l’Eneide, non potesse aver avuto una vita normale; ma la verità, e proprio per evitare la delusione si inventò, è che Virgilio – cito testualmente la prof. di latino e greco che avevo al liceo, un genio – “doveva essere uno di quelli che mettono via i maglioni nell’armadio divisi per colore”…

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    1. Buongiorno, sì non solo c’è una sorta di delusione quando si scopre che l’artista che magari ha dipinto o realizzato un’opera grandiosa era incessantemente angosciato dalla perfetta successione cromatica dei suoi tubetti di colore sulla credenza, ma pure una balorda tendenza a non considerare validi coloro i quali hanno, al contrario, ostentato una vita tranquilla e priva di eccessi. Per celebrare la balzana teoria, è stato anche scritto un libro, “Nati sotto Saturno” da R. e M. Wittkower, Ed. La Feltrinelli, che, oltre ad essere male informati su Saturno, giustificano tutte le diabolerie messe in atto dai saturnini e umorali artisti a giustifica delle grandiosità estetiche.

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