De Sidera (parte 1): Essere dell’uomo VS Macchina biologica

PROLOGO

Stamattina ho letto un divertentissimo articolo di un sedicente mago, spiritualista e alchimista che parlava della necessità del risveglio della macchina biologica.

E ho riflettuto sinceramente, almeno ci ho provato, prima su cosa sia questa macchina biologica e poi su cosa sia ciò in cui consiste davvero il fantomatico risveglio.

Ora, la mia attitudine è di solito quella di vedere le cose nella maniera più imparziale possibile, affrontare diverse posizioni, spostarmi da un lato all’altro della questione, cercando di penetrare nella mente che ha partorito un determinato pensiero.

In un certo senso, mi permetto e premetto di essere ignorante.

Confesso di essere irreversibilmente affetta da dimenticanza compulsiva cronica, di non possedere spiccate doti soprasensibili e di aver, nel tempo, sviluppato un’atipica forma allergica al materialismo razionale.

Ebbene sì, mi trovo proprio nel mezzo, a metà tra cosa non so e cosa dovrei sapere.

È proprio da qui che parto, da questa terra di nessuno all’esplorazione di una terra promessa, forse.

Preciso che si tratta solo del minuscolo brandello di un percorso che parte da molto lontano e di cui ancora non scorgo lo sbocco, ma di cui distinguo chiaramente la direzione.

La considerazione quotidiana prende in esame i luoghi dai quali muovono due importanti filosofi, pensatori, antropologi, qualcuno li ha chiamati Maestri. Io dico che sono due uomini.
St. e Mr. G.

Entrambi dicono all’uomo “Tu sei Dio”.

Purtuttavia, per farne cose apparentemente differenti.

La Scienza dello Spirito, di cui St. è stato l’iniziatore, è una Conoscenza a cui tutti possono pervenire, sviluppando un’attenta osservazione del mondo e dell’uomo.

Essa si pone l’obbiettivo di elevare il terreno allo spirituale, l’umano al divino. Dall’analisi dei fenomeni spirituali umani giunge alla comprensione delle dinamiche celesti.

L’antroposofia, altrimenti detta, restituisce l’impronta spirituale che è nell’uomo a Dio. Il che presuppone un’antecedente discesa del Dio nella materia.

Mr. G., con la Quarta Via, punta a una conoscenza minuziosa e dettagliata degli automatismi meccanici antropici che rappresentano il 99,9% della nostra vita. Propone di affrontarne il superamento. Ciononostante, non a tutti è consentito l’accesso a questa Conoscenza.

Tant’è vero il Maestro stesso, non di rado, sottoponeva gli intervenuti a stressanti test  per assicurarsi una scrematura elitaria di seguaci.

L’obbiettivo di Mr. G. era portare non l’uomo a Dio, ma Dio all’uomo. Assicurarsi che egli arrivasse al punto di bastare a se stesso, procurandosi, con esercizi specifici, un corpo materiale, seppur più sottile, chiamato Io, dotato di Volontà, dunque padrone di se stesso.

Mr. G. fa scendere Dio all’uomo, come abbiamo detto, e presso di lui lo fa restare.

In questa dissertazione si nasconde tutta l’essenza della evoluzione dell’umanità.

In queste parole si cela l’importanza della scelta.

Non è una semplice questione manicheista di bene o male. E’ una faccenda di direzione evolutiva.

Scienza naturale e Scienza occulta hanno percorso la Storia fianco a fianco e, oggi, più che mai, una contro l’altra.

A voi l’incombenza di capirne il perché.

Il corretto moto, parlando di emancipazione spirituale, è discensionale e ascensionale, in modo da trovare nel centro l’equilibrio.

Dio si è fatto Uomo perché l’uomo si facesse Dio.

E’ questa la missione cristica.

Ignorare Cristo, rifiutarlo, significa voler  impossessarsi dell’elemento divino e custodirlo nella materia. Questo trattenere, però, lo trasforma. Poiché la materia non ha natura spirituale, ma di essa è solo un mezzo. Trasformando l’elemento divino, ne capovolge del tutto la missione.

DI QUESTA MACCHINA BIOLOGICA

St. considera l’essere dell’uomo dotato di tre corpi: corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale. Durante la vita, il corpo fisico non va incontro alla disgregazione minerale perché è trattenuto dal corpo eterico che, in base al suo lavoro, determina le caratteristiche del corpo fisico stesso.

Il corpo astrale, a sua volta, impregna delle sue esperienze raccolte nel sonno, durante il ritorno al suo mondo, gli altri due corpi, permettendo loro di recuperare dalla “stanchezza” e di riprendere a fare le esperienze tipiche dello stato di veglia.

Finché l’uomo è in vita questi tre corpi, pur mantenendo ognuno la sua peculiarità, sono interconnessi fra loro.

Mr. G. considera l’uomo ordinario un terzo di uomo. Perché?

Egli è triplice e unilaterale, ci dice.

E’ costituito dalle seguenti parti che chiama centri: corpo, essenza e personalità.

Il corpo viene forgiato dai caratteri ereditari, dalle condizioni geografiche, dal cibo e da altri fattori.

L’essenza è la parte puramente emozionale, creatasi dalle influenze di sensazioni e sentimenti acquisiti nel corso della vita.

La personalità si forma a partire da ciò che l’uomo ha occasione di leggere e ascoltare.

Questi tre centri, nella quasi totalità dei casi, sono completamente scollegati fra di loro e iniquamente sviluppati. Equivale a dire che potremmo trovare un uomo di stazza imponente con un’essenza paurosa o un uomo intellettualmente impavido e fisicamente gracile.

Questo accade perché i centri si sono evoluti in maniera sproporzionata, disarmonica, per essere pertinenti. E da questo fatto peculiare procede l’addormentamento.

Per St. il centro motore è l’Io/anima.

Anche per G. lo è. Pur considerando il suo essere molteplice, nell’uomo addormentato, dunque nella quasi totalità i casi.

Nonostante ciò, mentre St. sorregge la tesi che l’Io mantenga oltre la morte fisica, eterica ed astrale, un’essenza, un frutto che determinerà la legge del destino o legge del Karma, e che dunque esista al di là dei tre cadaveri abbandonati lungo il cammino di purificazione successivo alla morte, invece Mr. G. assicura che nessun uomo nasce con l’anima, che questa sia addirittura un lusso destinato a pochissimi cioè a coloro i quali diventano in grado di scacciare tutti gli altri occasionali cocchieri e diventare padroni della propria carrozza.

St. comprova, attraverso la conoscenza soprasensibile, che dopo il distacco del copro eterico dal corpo fisico e dopo la divisione successiva tra corpo eterico e corpo astrale, incominci per l’Io un processo di miglioramento che si conclude, se superato, con la reincarnazione, mantenendo il frutto della vita passata come essenza per la vita a venire.

Mr. G. garantisce che, dopo la morte, la triplice natura dell’uomo si ridistribuisce lì da dove proviene: l’emanazione terrena torna alla terra, quella atmosferica all’atmosfera, quella solare potrebbe essere l’unica a sopravvivere, ma non per lungo tempo.

Prima di procedere, bisogna dire una cosa importantissima: St. non solo regge, ma dimostra con approccio logico-scientifico, l’esistenza di una realtà soprasensibile, ricordando che il mondo visibile è manifestazione del mondo occulto, dove occulto semplicemente significa non visibile all’occhio sensibile.

Dall’altra parte del ring, per Mr. G. tutto è materia, pur se in aggregazioni e densità differenti.

Più si scende verso il basso, più la materia è condensata, più si sale verso l’alto e aumenta la vibrazione, più la materia diventa sottile.

In quest’ottica, sarà chiaro che l’obbiettivo dell’essere al mondo per St. è il rimedio alle sofferenze provocate nelle vite passate fino alla totale ripulitura, funzionale al ritorno al mondo spirituale chiudendo, così, il ciclo delle reincarnazioni; per Mr. G. l’obbiettivo è la creazione di un quarto corpo materiale, seppur sottile, che resista oltre la morte e continui a vivere nel mondo fisico.

Altro snodo focale è la distinzione tra sonno e veglia: in antroposofia, la differenza sta nel fatto che  il corpo fisico e il corpo eterico, durante il sonno, si separano dal corpo astrale, e quest’ultimo, non completamente distaccato, rimane comunque in grado di esercitare una certa attività sugli altri due e di imprimere immagini appartenenti agli stimoli degli eventi che percepisce nel mondo esterno; per la Quarta Via, la differenza è che durante il sonno nessuno stimolo esterno riesce a suscitare alcuna risposta.

Abbiamo dunque compreso che St. e Mr.  G. hanno due visioni dell’essere dell’uomo, a tutta prima, completamente differenti.

St. ha dato a vita a un Sapere che ognuno, anche autonomamente, può arrivare a scoprire, riunendo le diverse discipline toccate dall’antroposofia nella sede del Goetheanum.

Mr. G. ha fondato un Istituto in cui ai partecipanti venivano impartiti specifici esercizi atti a venir fuori dall’addormentamento.

Sono convinta però che, andando avanti con una lettura più approfondita, vi accorgerete che cominciano ad apparire in un certo modo compenetrati.

Quasi due misure della medesima figura, quasi due gradini di una stessa scalinata, quasi due interruttori della stessa lumiera.

Chiaramente questi sono solo brevi accenni generali di percorsi molto più complessi.

DEL FANTOMATICO RISVEGLIO

In realtà, finora, vi ho solo preso in giro. Vi ho teso un tranello.

La cosa che mi premeva comunicarvi è l’urgenza dell’arte.

Che l’anima si disperda nell’Universo o che ritorni ciclicamente per purificarsi, che il sonno sia lieve o profondo, che St. e Mr. G. siano complementari o in antitesi, una cosa solo martella nella testa: il risveglio.

Le persone di cui volevo parlarvi, invece, sono Rothko e Malevic, due pittori della scena artistica del Novecento che reputo, a riguardo, particolarmente interessanti.

Il primo, mai naturalizzato statunitense, il secondo di origini ucraine ma dai più preso per russo.

La pittura di Rothko esprime, come lui stesso ha ammesso, le emozioni fondamentali dell’uomo. Addirittura, l’artista si rivolgeva alle sue opere come figlie di una grande violenza, raffiguranti l’attimo esatto precedente la catastrofe in procinto di accadere.

Quello che emerge, tuttavia, dalle sue tele è una densa spiritualità mistica mutuata dalla rigorosa educazione religiosa ricevuta  in età giovanile.

La sospensione del momento presente, astratto da qualunque contesto di flusso, si converte in uno shot evocativo del dramma che si consuma ogni giorno sulla faccia della Terra e annuncia, premonitore, quello a venire.

È così che scorgiamo, tra un monocromo e un accoppiamento di complementari, il Tiqqum ‘Olam.

Secondo la tradizione ebraica, la tragica esistenza umana e il dolore dell’essere al mondo sono attraversati dalla volontà di ripararlo, dall’impegno di collaborare col Signore al perfezionamento della Creazione.

Si rivela ai nostri occhi un pittore che non finiva di sottolineare il ruolo sociale dell’artista e dell’unità con l’arte, ritenendola il solo modo di oltrepassare la Storia.

Malevic, il supremo, oltre che suprematista, non era uno che ci andava leggero.

Esagerando, ha spinto ai massimi termini il concetto di arte fine a se stessa.

L’arte si basta da sé, dice, non le serve altro, nemmeno la natura. Nulla. La soddisfano il colore e la forma. In particolare il quadrato che è l’immagine mentale del cubo, simbolo dell’uomo.

Concetti astratti che pur sono costitutivi del suo essere. Concetti per cui l’arte si espleta nella sua unica funzione plastica ed estetica.

Nessuna responsabilità sociale, nessuna intenzione risolutiva, nessuna arrampicata al di là della forma.

La forma governa. Malevic sancisce la supremazia della forma. E il colore non ne è che un occasionale attributo. Tant’è vero che le sue tele si esprimono principalmente col bianco e col nero, caratteri estranei allo spettro radiante.

Come per Rothko, i mezzi espressivi sono decisamente quelli dell’astrazione.

La figura è assente, l’anatomia ignorata, il mondo sensibile irrilevante.

Entrambi sono pervasi da una forte componente mistica, non c’è dubbio. Eppure la direzione è opposta.

Pare chiaro che in tutti e due i casi, l’uomo e il suo viaggio terrestre siano percorsi dall’afflizione e che l’arte, in un certo qual modo, abbia provato a dare una risposta all’angoscia che, talora, pervade lo stare al mondo.

Le opere degli artisti in analisi hanno un potere evocativo e un’influenza sull’anima dell’uomo non indifferente. Il loro fascino è evidente e il valore non assolutamente discusso.

La sofferenza è necessaria, è il motore dell’arte, della vita.

Il travaglio è fondamentale per la vita, propedeutico direi.

Non c’è nascita che non sia preceduta da un lavoro madre/figlio nel sangue e nel dolore.

E’ l’unico modo per venire alla Luce e vivere autonomamente.

Quel che nella contemporaneità accade, però, è  solo atteggiamento, esteriorità.

Credo che nell’arte, e per me arte e vita coincidono, s’è capito, ci voglia pudore.

L’Etica è una vittima incosciente della Storia,
ieri ho visto due uomini che si tenevano abbracciati
in un cinemino di periferia.
E penso a come cambia in fretta la Morale.

Nella “condivisione”, chiamiamola così, della sofferenza appartenente ad alcune forme d’arte contemporanee, non vedo nulla di catartico.

Vi trovo, piuttosto, l’esaltazione egoica dell’artista che investe lo spettatore con l’esteriore supremazia razionale. Il suo narcisismo intellettuale produce solo sterili concettualizzazioni e nessun godimento estetico vero.

Esiste poi, un’altra forma di sofferenza, ancora più pericolosa e tossica di quella appena citata, anzi della stessa una naturale espansione: la sofferenza sociale.  In genere massificata e indotta.

Gli schemi rigidi, le gabbie morali, i ritmi di lavoro estenuanti, le pressioni fiscali asfissianti conducono tutti a un’alienazione (e mi pare che già Qualcuno prima di me abbia trattato l’argomento), a una separazione, a una scissione interiore, appunto, alla schizofrenia e a quel che ne consegue, comprese le incomprensibili dimenticanze di prole nelle auto.

Tutto ciò accade per questo. E’ inutile puntare il dito sul singolo. Siamo ridotti ad automi.

A che cosa serve, perciò, la sofferenza? Qual è la chiave per non soccombere? Di cosa è fatto il fantomatico risveglio?

È fatto di resiliente pazienza. E di com-prensione.

Consiste nel capire che la vita è mia e nessun altro uomo decide per me.

Che il tempo è mio e non lo scambio, a basso costo, con della carta stampata.

Che il corpo è mio e non lo consumo con un orgasmo a perdere.

Che devo riconquistare ciò che mi è stato espropriato illegittimamente e che, invece, mi spetta di diritto in quanto abitante di questo pianeta.

Che ho il dovere di conoscere me stesso e abbracciare l’infinito potenziale, individuale e collettivo. Per quanto mi è concesso dall’Universo.

E l’arte che ruolo ha nel fantomatico risveglio?

Nella sua doppia manifestazione, l’arte si pone quasi come due misure della medesima figura, quasi come due gradini di una stessa scalinata, quasi come due interruttori della stessa lumiera.

EPILOGO

Per percorrere il sentiero basta mettersi in cammino.

Quello che seminiamo raccoglieremo. È pur vero che chi semina datteri, non mangia datteri.

Indiscutibilmente, per camminare ci vogliono piedi sani, gambe robuste, fiato lungo, forte resistenza.

Per non dimenticare scarponi antiscivolo, giacca a vento, cappello per ripararsi dal sole e dalla pioggia.

Anche la preparazione al viaggio è altrettanto importante. Perché da come ti prepari dipende l’andamento della spedizione. Inoltre, citiamo le variabili accidentali:  intemperie,  interruzioni, deviazioni, incontri, la notte.

La difficoltà non sarà, comunque,  un deterrente.

Ripenso a quel sentiero nel bosco, punteggiato di cespugli di fragoline e piante di nocciole. Ci sono meravigliosi alberi di ciliegie e adoro staccarle direttamente dal ramo e mangiarle, sputandone i noccioli lungo la via.

E sto ben attenta non masticarli, visto che sono tossici, per questo li sputo. Per allontanare il veleno e spingerlo in fondo alla terra dove, dopo un processo di “digestione”, germinerà a nuova vita.

Mi prendo il rischio di tirare su muri instabili.

Me ne assumo comunque la responsabilità, tanto ho ancora i lavori in corso.

Credo che questo trivellare continuamente la Terra dipenda da uno scatenarsi impazzito di forze solamente maschili, disarmoniche e noncuranti dell’altra polarità.

In questo momento storico, l’umanità, parimenti al mezzo uomo o al  terzo, se non addirittura a al quarto di uomo che la compone, ha seguito uno sviluppo unilaterale. I centri non funzionano in sinergia.

La Terra è violentata, violata e questa potrebbe, e sottolineo potrebbe, essere una strategia per spostare e trasformare alcune cose in modo da dirigere l’evoluzione verso altre rotte.

La cosa avviene dal profondo della Terra, ma anche dall’alto dei Cieli.

Il fuoco, delle viscere terrestri e della palla di sole che illumina il giorno, e il suo mantenimento a “temperatura costante”, dato anche dalla giusta distanza, ci permette di non bruciare e, allo stesso tempo, di non ghiacciare.

Per quanto riguarda la fede, sono sempre stata contraria a considerarla un dono.

 La fede è frutto solo della Conoscenza. Il resto è superstizione.

E ciò che intendo  io per Conoscenza è osservazione attenta.

Se osserviamo attentamente le cose intorno e interno a noi, non avremo alcuna possibilità di sbagliare direzione.

Le
opposte forze, finora esaminate, unite in una danza ora lenta ora convulsa, hanno da sempre manifestato la loro azione a mezzo delle opere dell’intelletto e dell’estro umano.

In certe circostanze, i passi sono talmente sincronizzati e perfettamente combacianti che risulta impossibile distinguerne le appartenenze.

Di tanto in tanto, le voci sono a tal punto sovrapposte, il playback così preciso, che un occhio poco esercitato non sarebbe in grado di cogliere la differita.

E credendo di cantare la guelfa melodia, si corre il rischio di salmodiare l’opposta fazione.

durer-vergine-con-scimmia
Madonna con scimmia, A. Durer, 1498

Infatti, provate ora a indovinare chi dei quattro ha detto una cosa del genere:

“Anche dentro di noi c’è una Luna, un Sole e così via. Noi costituiamo un intero sistema. Se voi scoprite in che cosa consiste la vostra Luna e qual è la sua azione, potrete comprendere il Cosmo.”

Bello il Sole, io seguo il suo cammino. Vediamo dove mi porta.

Ritenete quanto detto frutto di un ragionamento del tutto personale.

(Immagine in evidenza: Miniatura tratta dal breviario di Maria di Savoia, Biblioteque Municipale Chambery)

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25 thoughts on “De Sidera (parte 1): Essere dell’uomo VS Macchina biologica

  1. tocchi decisamente troppi punti per un commento puntiglioso
    per quanto riguarda il titolo, forse ti piace l’etimologia come piace a me: de-sidera= senza stelle cum-sidera, l’opposto 😉
    “Nel cosmo non c’è nessun problema che non sia stato l’uomo ad introdurvi”, scrissi… intendendo che non riusciamo a capacitarci di un “divino” impersonale, e di una manifestazione che è pura espressione artistica delle possibilità dell’essere. Un opera scevra da categorizzazioni e giudizi di merito, che è possibile apprezzare e comprendere solo se considerata nella sua interezza. Invece la mente umana non fa altro che vivisezionare l’esistenza in brandelli sempre più minuti, e limitandosi ad osservare quei pezzi, perdendo puntualmente il senso dell’insieme, ed inventandosene altri di sana pianta
    immagino di aver scritto qualcosa di sconclusionato ahahahh

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      1. forse è proprio la conferma al resto… è tutta un opinione ahahah

        dal web:
        L’origine della parola desiderio è una delle più belle e affascinanti che si possa incontrare attraverso lo studio della meravigliosa disciplina che è l’etimologia.
        Questo termine deriva dal latino e risulta composto dalla preposizione de- che in latino ha sempre un’accezione negativa e dal termine sidus che significa, letteralmente, stella.
        Desiderare significa, quindi, letteralmente, “mancanza di stelle”, nel senso di “avvertire la mancanza delle stelle”, di quei buoni presagi, dei buoni auspici e quindi per estensione questo verbo ha assunto anche l’accezione corrente, intesa come percezione di una mancanza e, di conseguenza, come sentimento di ricerca appassionata.

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  2. No. De è complemento di moto da luogo oppure di argomento. Non è un caso che si dica “esprimi un desiderio” guardando una stella che cade. Desiderio non è percezione di una mancanza (questo è ciò che la cultura ha pasticciato nel tempo). Stando all’etimologia, il desiderio rappresenta qualcosa che proviene, o cade, dalle stelle, perciò di superiore, di miracoloso ma che, in un certo modo, è anche nostro. Del web, francamente me ne infischio. 🙂

    Per quanto riguarda le possibilità dell’essere:
    https://neanuovaecologiaartistica.wordpress.com/2015/11/21/enjoy-the-silence/

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