Valiant: New Eden start-up

“Non riusciamo mai ad ammirare la nostra dolce Luna per intero, ma solo per la faccia che vediamo. Più ci avviciniamo a lei, nel tentativo di conquistarla in tutta la sua totalità, più le facciamo ombra. E l’altra faccia ci resta sempre nascosta.”

Risuonano, le parole, come rintocchi di un allarme di coprifuoco.

Eccoci. Catapultati in un tempo non molto lontano dal nostro. Tutto è rovesciato: il sopra è sotto, il dentro è fuori, l’alto è il basso.

Il mancato riflesso, famelico vampiro, ci risucchia in un vortice di emozioni, simboli, enigmi, segnali e codici difficili da decifrare.

Nonostante il grigio imperante e la nebbia monocroma che ci investe come una galassia fumosa, nonostante ogni battito di cuore sia stato sostituito da un metallico click sul mouse e ogni parola trasformata in un solitario ticchettio sulla tastiera del computer, nonostante gli scoppi delle bombe ci abbiano resi del tutto sordi al dolore e le carezze mai date  mutati in insensibili cotenne, nonostante tutto, ancora la vita c’è.

L’aria è apocalittica, ma la fine è là fuori. Non qui.

Ancora una speranza. Una luce.

Julian e Futura sono i protagonisti di questo psicotropo trip all’incontrario, come suggerisce il backmasking a inizio brano.

Sono gli Adamo ed Eva post-umani. Rapiti, o salvati, da entità soprasensibili che loro chiamano alieni, hanno l’occasione di intraprendere un cosmogonico viaggio al di sopra della vita ordinaria, in rotta verso un nuovo pianeta.

Anime in evoluzione, elette allontanandosi a penetrare i meandri più bui della mente umana,  a scrutare gli anfratti più remoti della memoria terrestre, a leggere i contorti stati mentali, totalmente deviati, conseguenze dell’avanzata inarrestabile della silenziosa Terza Guerra mondiale in atto sulla Terra.

La musica mi ha lasciata sospesa magistralmente tra sonorità artificiali e colori rock progressive. Acida a volte, lieve altre, mai dolciastra. Tutt’al più, agrodolce e pungente come una stilettata in mezzo agli occhi.

Tra i pezzi che ho ascoltato, ho provato subito un antico richiamo da parte di quello in cima al post.

E per rispondere all’appello, bisogna essere coraggiosi.

Non a caso “Valiant” è il titolo del nuovo lavoro dei Sickabell (Leggi articolo qui).

Un’eco muta si è tessuta immediatamente tra il mio mondo interiore e quello rappresentato in quest’album.

“Sì questo è un concept, – mi dice Giuliano, tastiere e voce del gruppo – e si può suddividere in tre atti:  The end’s out there è lo Spazio, il nuovo Inizio; Forest of ghosts (clicca sul titolo per ascoltare il brano) è il brano che apre l’orizzonte verso il degrado delle relazioni interpersonali, vissute come un inferno psicologico; Third World War è il momento della guerra.”

L’amore, questa chimerica creatura, può salvare tendendoti una mano o vomitarti nell’abisso più profondo, calciandoti un tiro basso e inaspettato.

L’amore, sacra pareidolia, può fagocitarti tutto intero e rigettarti fuori tra sforzi e contorsioni inimmaginabili.

L’amore, che muove il Sole e l’altre Stelle, può carburare il motore verso una vera esistenza.

“In allegato al lavoro musicale – continua lui – abbiamo portato avanti un pamphlet in cui sono spiegate le canzoni poi contestualizzate nel concept. Ogni pezzo viene proprio nominato. Si tratta di un vero e proprio mini-libro, non è una banale spiegazione.

Ci tengo a precisare, però, che diverse cose, tra quelle che abbiamo scritto nel pamphlet, non rispecchiano il nostro personale pensiero, non è un trattato individuale. Abbiamo immaginato e ci abbiamo buttato dentro cose autobiografiche e cose di pura fantasia. A differenza di Julian e Futura non abbiamo una visione così drasticamente negativa della famiglia, sicuramente in certi aspetti sì, ma in altri no. Quello è il dialogo tra i personaggi.

Tutto può essere anche interpretato simbolicamente. E’ una di quelle robe che, anche letta, difficilmente si spiega.

Per esempio, in “Forest of ghosts”. Abbiamo provato a immaginare l’esplorazione dello stato mentale di un drogato che ammazza persone per darle in pasto alla sua ragazza cannibale.

Nella prima fase della canzone lui le racconta come ha ammazzato una preda per lei e poi la osserva dicendole “Hai mangiato qualcuno COME FAREBBE un cannibale” perché lui non vuole rendersi conto che lei lo è. Alla fine è un meccanismo che scatta in molti rapporti.

Nel secondo ritornello, quello in cui immagina di parlare con Captain Quinlan dopo aver ingozzato il proprio topo domestico, lui si è appena sparato una dose.

Quindi ha le allucinazioni.

Dopo passa alla fase di down depressivo, dove fa considerazioni negative sull’amore e sulla vita.

E poi alla fine se la scopa cinicamente, dicendole che è una nullità dannata.”

Ciò che questo gruppo di musicisti va facendo è oltremodo interessante.

Strafregandosene delle mani fluttuanti piene di lucine e  delle bandana con immagine e cuoricini, qui la musica mette le palle sul tavolo.

Rende suono un simbolo attraverso una storia esattamente come il mito fa con l’archetipo.

E ci ricorda che sì, cari tutti, la fine è vicina. Ma la prossima Luna è già pronta per chi ha saputo bagnarsi nell’umida terra delle radici e rispuntare verde gemma in cima al ramo più alto.

Cosa succederebbe se una valanga d’acqua irrompesse d’improvviso in un formicaio?

POSTILLA

“Valiant” sarà fuori lunedì 21 novembre.

Musiche e testi: Giuliano Vernaschi
(In Third World War, Forest of ghosts e Waves of sin i testi sono stati scritti con Isabel Myškin).
Chitarre: Fiorino Cellucci.
Basso: Ivan Cellucci.
Batteria: Marco Lupo.

L’album ha comportato un anno di produzione (settembre 2015 – ottobre 2016).

Registrato da Yuri Zangheri.

Mixato da Yuri Zangheri con i Sickabell.

Mastering: Giovanni Versari (già autore del mastering di Drones dei Muse, ma ha lavorato anche per Afterhours, Verdena, Mario Biondi ecc.).

Copertina & immagini: Francesco Romoli.

Il video di Third World War è stato scritto, girato e montato da Giuliano Vernaschi.

Lei  Martina Naldi,Lui il mio caro e bellissimo amico Victor Morena. Il luogo è la campagna riminese.

Non abbiamo un sito, basta cercare “Sickabell” su Facebook, su Youtube, su Instagram, su Twitter, su Soundcloud oppure venire a casa nostra, specificando chi siete al citofono.
Altro?

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