Capire tu non puoi

Dicono che sono le emozioni a farci sentire vivi.

Eppure io, ogni volta che un’emozione forte mi attraversa mi sento morire: un silenzioso tonfo incontenibile mi esplode dentro come se mi crollasse in testa il tetto di gioia o mi venisse meno sotto i piedi il pavimento di dolore.

Non aspiro alla saggezza epicurea, tuttavia penso a quanto atroce possa essere l’esistenza di coloro i quali vivono in moto alternato continuo, sull’altalena dei sentimenti.

Esplodere di esaltazione per un nonnulla per poi deprimersi irrimediabilmente senza alcun apparente motivo più e più volte nell’arco di poche ore non è solo deleterio, è decisamente insano.

Bene, se esiste un inferno, lo immagino esattamente così.

“In medio stat virtus”. Pur nel suo approccio materialistico all’essere, esso motto esprime una grande intuizione.

Su questa sottile corda che divide la luce dal buio, si muovono improbabili funamboli contemporanei, del tutto ignari che per non cadere di sotto, non bisogna “sentirsi” vivi, ma essere in equilibrio.

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15 thoughts on “Capire tu non puoi

  1. Io credo di trovarmi nello stato emotivo descritto nel tuo articolo: alti (ma non ultimamente) e bassi, ma senza mai una via di mezzo.
    Vedendola da un’altra prospettiva, questo squilibrio crea comunque un equilibrio.

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  2. Da quel punto di vista mi sento abbastanza in equilibrio: sono un tipo mediamente tranquillo e in ogni caso ho un’assicurazione contro i “bassi”: la mia etica mi impone di cercare un lato positivo o almeno indagare per capire. L’analisi aiuta a metabolizzare.

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  3. L’analisi aiuta a comprendere.
    Senza di essa saremmo come gli animali.
    Tra le cose che ci differenziano dagli altri esseri viventi, c’è la facoltà di formulare domande, farsi venire un dubbio.
    Il dubbio è il motore della trasformazione.
    Poi siamo d’accordo che a furia di domandarsi si ritorna al punto di partenza. Cioè niente più dubbi ma con consapevolezza.
    D’altronde è tutto qui.
    Ci spostiamo per rimanere dove siamo, ma essendone coscienti.
    L’inizio coincide con la fine, ma dopo aver percorso lunghe distanze.

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