Dedalàrt

Accadde che Icaro, durante la fuga dal labirinto del Minotauro Minosse progettato da suo padre, volando si avvicinò troppo al Sole e cadde in mare.

Dedalo, vedendolo precipitare, senza poter far nulla per salvarlo, cominciò a piangere.

Ogni lacrima che cadeva dai suoi occhi era raccolta dalle Nereidi e trasformata in Perla di Saggezza.

Ciò che rende una perla rara, bellissima e preziosa è appunto tutto il processo attuato dalla conchiglia per crearla.

La causa è un accidente, ovvero la fortuita penetrazione di un granello di sabbia che la conchiglia riconosce come esterno al proprio corpo.

Poiché la presenza di questo granello risulta fastidiosa e irritante per l’ostrica, essa comincia a lavorare per un’evoluzione attraverso la quale trasforma l’oggetto del dolore in qualcosa di incomparabile e incantevole, inglobandolo a sé.

Così, le lacrime di Dedalo nascono dalla consapevolezza di non poter far nulla per cambiare il destino di suo figlio Icaro, mentre impatta rovinosamente nelle acque; di esserne stato in qualche modo anche la causa.

Eppure glielo ha detto, se lo ripete, eccome, di non avvicinarsi troppo al calore che il Sole l’avrebbe sciolta la cera delle ali.

Le sue lacrime raccolte sono il risultato di quella dinamica che modifica la muta disperazione in silente bruciore.

Icaro, invece, inebriato dal senso di indipendenza, invaghitosi dei vorticosi capitomboli a cielo aperto, sovrano finalmente di se stesso, ha dimenticato tutto.

Qualcuno, per questa disavventura, ha tirato in ballo  l’hybris cioè quell’atteggiamento di tracotanza di chi pensa di potersi sollevare fino alle sfere alte della luce, ignorando il proprio limite umano e che, prima o poi, riceverà in cambio l’invidia degli dei, dunque, un’atroce punizione.

Così come i marinai, abbandonati al canto proibito delle sirene, fatto di una divina melodia non comprensibile all’orecchio umano si buttano, impazziti, tra le onde del mare, pure Icaro, pensando con sfacciata cupidigia di poter ambire alla vetta più vertiginosa, perde le ali e muore.

Il succo di tutta questa pappardella è, secondo i più, che l’uomo deve accettare la sua condizione di essere limitato e che non deve mai, no per carità, permettersi anche solo di contemplarla una risalita verso il Sole.

Deve quindi restare al suo posto, senza nulla pretendere. Tacendo e aspettando paziente che qualcuno venga a liberarlo dal suo invalicabile ingorgo mentale.

Io leggo il mito in un’altra maniera.

Icaro è coraggioso, sprezzante, innamorato. Poco più che bambino, è ancora dentro un mondo in cui tutto è possibile.

Egli prende il volo, incoraggiato dal padre che allo stesso tempo, lo ammonisce di alcuni pericoli.

Il volo è libertà e la libertà richiede uno spirito indomito, impavido, focoso anche a rischio della propria vita.

Inoltre, non sottovalutiamo un dato importante: l’unico modo per uscire dall’infernale edificio, ostile anche al suo stesso inventore, non è cercare di comprenderlo o di ricordarne ogni minima girata, ma levarsi al di sopra del contorto incrocio di percorsi.

L’unica pecca di Icaro è stata Dedalo. E’ sua, infatti quella balzana idea di librarsi nell’aria con un paio d’ali che non gli appartenevano, che non fuoriuscivano dalla loro carne, totalmente aliene rispetto all’umana natura, progettate e applicate in un tentativo di aberrante ibridazione.

Ecco, per questa disavventura, se proprio dovessi tirare in ballo qualcosa, io ci tirerei l’hybrida ovvero quell’insana attitudine umana di giocare a fare Dio, di scomporre e ricomporre D.n.a., di volersi a Lui paragonare, e non avvicinare, mischiando e incrociando elementi appartenenti a razze differenti.

Siamo tutti figli di Dedalo.

E dovremmo imparare a rileggere la nostra storia sotto la luce viva di un cielo terso primaverile.

A seguire, un viaggio attraverso la pittura nel mito di Dedalo e Icaro sulle note della soundtrack del film Django Unchained di Quentin Tarantino, “Freedom” by Anthony Hamilton feat Elayna, 2012.

(Immagine in evidenza: Dedalo e Icaro, Van Dyck, 1630)

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9 thoughts on “Dedalàrt

  1. Concordo con la tua interpretazione e, considerando il rapporto che i Greci antichi – e non solo – avevano con la divinità, mi spingerei anche un po’ oltre: il superbo è senza dubbio Dedalo, non Icaro – che tutt’al più è uno sprovveduto – e gli dèi puniscono Dedalo con la morte del figlio, atroce vendetta. Non sarebbe la prima volta né l’unica cultura: i Greci, per lungo tempo, concepirono i propri numi come tremendamente permalosi, da ammansire per mezzo di riti – non per ottener grazie, ma per evitare orrende ritorsioni. Solo alcuni culti tardi cominciarono a promettere almeno serenità agli iniziati, come quelli di Demetra o di Dioniso.

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    1. questo, invece, a proposito di Icaro:
      PACE INTERIORE
      Sentirsi impotenti come marionette appese a fili, in mano a forze sconosciute. E ad ogni filo una contraddizione lacerante, come se contemporaneamente due burattinai litigassero per far prevalere la loro idea. Favorire l’uno, opporsi all’altro genera solo scompostezza, dolorose cadute, sconforto. Sentirsi posseduti da volontà occulte in grado di trascinarci in baratri senza scampo. Eppure nulla può possederci che non sia già in noi. Quelle forze che sentiamo ospiti estranei ed indesiderati siamo proprio NOI! E allora cosa fare? Fare la guerra a se stessi produce comunque una sconfitta. Cosa manca? Manchiamo noi, la nostra essenza; manca la consapevolezza di dover risvegliare la nostra anima addormentata, l’unica sovrana leggittimata a presiedere quest’orgia demoniaca. Smettere di ascoltare la mente, perchè è proprio attraverso di essa che arrivano le suggestioni di queste forze in eterna lotta tra loro, che ci fanno letteralmente impazzire con i loro contraddittori senza fine. Se ci riusciremo, se sapremo disciplinare e subordinare al loro giusto posto questa corte di istinti, passioni, desideri, lasciati senza guida, scopriremo che essi non sono mai stati dei nemici. Che il loro era il battere i piedi di bambini abbandonati, nel tentativo di attirare l’attenzione per protestare contro l’assenza dei genitori. Che folle era il pensiero di poter recidere quei fili, i quali in verità tessono le ali indispensabili per finalmente volare nella pace di un nuovo mondo.

      Icaro non viene ricordato per essere stato un campione di stupidità, ma per il coraggio di aver inseguito un sogno. Per non aver avuto paura del proprio destino. Fino alle estreme conseguenze

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