Ispirazione

Spesso si confonde, presumo involontariamente, la necessità di non sprecare nessun attimo della propria esistenza con la razionalità e la razionalità con l’incapacità di abbandonarsi ai tormenti del cuore.

Trovo che rendere gloria a ogni momento di vita vissuta senza cestinarla in sterili “emozionismi” da due soldi sia la più grande testimonianza dell’importanza della Via del Cuore e che la razionalità sia l’espressione massima della vera Conoscenza.

Distinguo, invero, in queste formali accuse che mi vengono tanto sovente quanto gratuitamente rivolte, un fortissimo razionalismo che vuole nel consumismo sentimentale, oltre che economico, l’unico reale scopo dell’esistenza.

Per spezzare il filo delle dipendenze bisogna restituire all’oggetto della dipendenza la sua funzionalità.
Quando estrapoliamo un oggetto, un sentimento, una persona o una situazione qualunque dal flusso del suo essere, ecco che questi diventano padroni assetati di attenzione e noi ridicoli schiavi deliberatamente incapaci di opporre una qualche resistenza.

Diamo un nome e una funzione alle cose.
Usiamo il coltello per tagliare, la forchetta per inforcare, il cucchiaio per raccogliere, i denti per assimilare

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10 thoughts on “Ispirazione

  1. Quanto è vero! Il mio prof. di filosofia del liceo, una volta, aveva fatto una riflessione sul problema della violenza; la potrei riassumere così: violenza è trattare qualcosa come altro da sé. In questo senso, anche estrapolare le cose dal loro contesto, fino a farne dei padroni, è violenza, e doppia: da una parte si fa violenza alla cosa estrapolata, elevandola ad un livello cui non appartiene; dall’altra si fa violenza a sé stessi, ancora di più, perché si diventa schiavi. L’esempio più classico è il denaro, che viene trasformato da mezzo in scopo, col risultato che l’uomo – il “fine in sé” di Kant – si trasforma in mezzo: una deformazione che dovrebbe farci commuovere come fu per Dante, quando vide i maghi, nell’Inferno, con la testa ruotata indietro di centottanta gradi.

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      1. Dante sviene ogni volta che non sa come spiegare un assaggio letterario. E’ una tecnica scrittoria, una strategia stilistica. Ma sicuramente questa cosa possiede un significato emotivo. Molte possono essere le interpretazioni.
        Bisognerebbe capire fino in fondo qual è la vera natura dell’opera dantesca, la corretta lettura di metafore, incontri, descrizioni, dialoghi e narrazioni. Se sia veramente “cattolico” l’approccio da avere o se “nasconde” un filtro sconosciuto ai più.
        Una volta svelato l’arcano, sarà facile comprendere perché l’amore sensuale di due anime unite anche dopo la vita gli provoca svenimento.

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      2. La critica ha dibattuto molto: c’è chi parla di pietà verso i due amanti adducendo proprio gli ultimi versi (“…di pietade / venni men, così com’io morisse”); ma altri fanno notare che se Dante provasse pietà per loro non li avrebbe messi all’Inferno. Secondo me hanno ragione quelli che vedono nel libro “Galeotto” la chiava dell’episodio: attraverso questa coppia, la cui relazione extraconiugale serve solo a collocarla, Dante condanna un certo modo di fare e intendere la letteratura: la vera lussuria di Paolo e Francesca fu perdersi dentro il libro e trasformare la sua storia nella loro, senza filtri. Si può anzi ritenere che il Poeta volesse chiudere i conti con quello stilnovo di cui era stato il cofondatore – infatti Francesca cerca di impietosirlo proprio ricorrendo a quelle formule: “Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende” è un palese rimando a Guinizzelli – e affermare con forza che quel che il poeta scrive non può permettersi d’essere di cattivo esempio. Quando sente che di mezzo c’è un romanzo cortese, ripensa ai suoi versi giovanili e teme che possano aver perduto qualcuno: ha pietà di sé stesso.

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      3. Questo ha senso se pensiamo che lo Stilnovo e i versi dell’amor cortese (maschile e femminile) siano riferiti ad una donna/uomo o comunque a una persona.
        L’Amore è l’oggetto di quei versi. L’amato/a è solo un pretesto per riferirsi all’Amore.
        Non tralasciamo l’ipotesi che Dante potesse essere in stretto contatto con i Rosacroce.

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      4. Infatti Dante solleva un problema di ricezione dei testi: se tutto questo poteva essere chiaro nella mente del poeta, lo era altrettanto in eventuali lettori non addetti ai lavori, come dovevano essere Paolo e Francesca che leggevano “per diletto”?

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      5. Ecco, hai centrato il punto. Sono all’inferno perché hanno frainteso tutto. Hanno visto Beautiful e si sono immedesimati nella trama senza cogliere l’ordito. La tessitura risulterà imperfetta, incompleta.

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      6. E il povero Dante rimarrà col patema di aver eventualmente e inavvertitamente traviato altri lettori, convintisi che “Amor, ch’a nullo amato amar perdona” fosse una giustificazione universale e preventiva.

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