Le Nozze

L’arte contemporanea e la psicoanalisi sono due campi molto simili e scivolosi.
Trattando entrambi temi inerenti all’Anima, si autodefiniscono, per loro stessa attuale natura, come ambiti entro i quali qualunque individuale interpretazione trova ingiustamente spazio.

Siamo in errore.

Dobbiamo diffidare dal giudizio personale, dal pensiero che viene dalla “pancia”.
E’ nostro dovere cercare laddove possa trovarsi un briciolo di oggettività.
Tendere al di sopra dell’umana medietas, in quel luogo dove non c’è più alcun gioco di tiro alla fune, ma solo virtuosa reciproca contemplazione.

(Immagine in evidenza: Amor sacro e amor profano, Tiziano Vecellio, 1515)

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24 thoughts on “Le Nozze

      1. “Genitivo soggettivo e oggettivo.
        Questa distinzione riguarda la funzione del nome in genitivo che determina sostantivi di derivazione verbale, che esprimono quindi un’azione o un modo di essere, come ‘amor’ (amore), ‘odium’ (odio), ‘fletus’ (pianto), ‘iniuria’ (offesa) ecc.” – N. Flocchini, P.G. Bacci, ‘Nuovo Dalla sintassi al testo. Il latino nel triennio’, Bompiani, Milano 2009, p. 19.

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      2. Facendo un po’ i filosofi del linguaggio, direi che questa sia una nuova prova di quanto i Romani fossero pratici nella loro ‘forma mentis’ (altro termine indicativo: il pensiero è corpo più che spirito, altrimenti non avrebbe una forma). L’amore deriva dall’amare, il concetto dai fatti.

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      3. È che tutto è molto più semplice di quel che appare. A condizione e che si comprenda bene.
        Il linguaggio è forma. Il linguaggio é vita. Nelle parole c’è l’essenza stessa dello stare al mondo.
        Io credo.

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      4. Una cosa affascinante è sicuramente che ogni lingua riflette un modo di pensare del popolo che la parla: i Latini, e noi di riflesso, avevano un’impostazione di tipo cronologico che privilegiava l’ordine delle azioni, che cosa viene prima e che cosa dopo (consecutio temporum); invece i Greci tenevano in maggior considerazione l’aspetto dell’azione, cioè se fosse una cosa momentanea o si protraesse nel tempo. Due mondi diversi, eppure abbastanza simili sotto molti altri aspetti – sempre linguistici.

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    1. che risposta articolata… 😀
      immagino abbia già scoperto che è uno dei canti contenuti nei Carmina Burana. La mia “pancia” lo riteneva la più opportuna sintetica didascalia al “Tao dell’Amore” raffigurato da Tiziano; un quadro che m’ha dato da pensare per un bel po di tempo.
      ps: la “pancia” è piena di neuroni, lo sapevi? 😉
      un saluto

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      1. Ah le risposte mie so’ sempre articolate! 🙂 Sì, per quanto riguarda i Carmina Burana essi rappresentano una “inaspettata” (per i profani) saggezza medioevale.
        Il Tao dell’Amore é wow (seconda risposta articolata! )ma mi permetto di chiedere, dire Tao dell’Amore non è una ta-o-tologia?

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      2. assolutamente si… “Se puoi dire il Tao, non è il Tao” diceva Lao Tsu. Ma daltronde il linguaggio si sa quanto sia limitato(sempre sia lodata l’arte), bisogna adattarsi. Preferivi “la complementarietà dei diversi apparentemente opposti aspetti dell’amore, di cui l’innocenza indifferente del bimbo divino intento a giocare nell’acqua simbolo di vita e della mente contenuta nel sarcofago simbolo di morte, ne è compendio e sintesi”??? ahahahahah, meglio arrischiare un tao, non trovi?
        tao tao

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