De Sidera (parte 2): Arte tra sviluppo armonico e missione universale

 

Rembrandt - The Jewish Bride, 1667
Rembrandt – La sposa ebrea, Dettaglio, 1667

“I moderni non comprendono più che si parli dell’arte come di una realizzazione del divino: possono solo capire che l’uomo abbia il bisogno di dare forma a cose secondo il suo temperamento, la sua ispirazione.” (R.S.)

Eccoci, infine, ritrovati all’inizio di un articolo che risulterà apparentemente più impegnativo di quelli che lo hanno preceduto, da un po’ di tempo a questa parte.

Premetto che non mi cimentavo in qualcosa di più corposo volontariamente, perché consideravo i tempi non ancora maturi.

A essere onesta, non trovo neppure questo momento abbastanza adatto, tuttavia sento che posso cominciare ad approfondire la trattazione in maniera più sostenuta.

Quantunque io reputi i motti di spirito, le brevi annotazioni e gli estemporanei appunti come un suggerimento di verità molto più sincere delle affannose disquisizioni scritte intorno a ragionamenti per lo più ignoti alla maggioranza (quale appunto il qui presente si prefigge, e rischia, di diventare).

Nell’articolo De-sidera (parte 1), scritto qualche tempo fa (leggi qui), abbiamo affrontato un piccolo insolito viaggio, scortati da due singolari figure portatrici di due grandi insegnamenti.

Se ancora vi sentiste indecisi su quale svolta prendere, se al momento presente dubbi insonni v’affollano i pensieri, mentre la fronte si corruga tra le agitate vicende della sciagurata condizione umana, vi consiglio di mettervi comodi, prendervi del tempo da dedicare a questa lettura e dimenticare il più possibile quel che già sapete. Ammesso che sappiate qualcosa.

St. e Mr. G., i nostri.

Secondo Mr. G., come vagamente accennato al link qui, il risvegliarsi dallo stato di sonno significa imparare a dominare la macchina biologica umana, destandola dalla meccanicità.

Uno dei primi imperativi, a detta sua, è comprendere che tutto accade e che l’uomo, in merito a com’è di base, non è capace di fare nulla, poiché non è, essendo addormentato.

Solo chi è è capace di fare.

Rafforzare la volontà attraverso tecniche, spesso portate alle estreme conseguenze, come quella più celebre dello stop, sollecita il ricordo del sé, l’osservazione dell’automatismo e ne avvantaggia la comprensione e il superamento a favore di una maggiore presenza.

“L’illusione suprema dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutti pensano di poter fare, ma nessuno fa niente. Tutto accade.” (G. I. G.)

Non aggrottate le sopracciglia. Non corrucciate lo sguardo. Non abbiatene a male, perché, fortunatamente per noi, non siamo del tutto simili a un’automobile, a una macchina da scrivere o a un fonografo.

Per St., il risveglio è qualcosa di più sottile e misterioso, di più intimo, se vogliamo di più umano.

Esso consiste nello sviluppo di quell’organo preposto alla percezione e all’indagine dei mondi soprasensibili dai quali la stessa macchina biologica, in oggetto a Mr. G., muove.

Egli afferma che non esistono imprescindibili punti di partenza, ma solo accessibili punti di arrivo.

Come la parola del Cristo predicata per strada agli umili e agli ignoranti parimenti che ai sapienti e ai dotti, senza distinzioni di genere, così il messaggio di St. vola, di conferenza in conferenza, verso il più inimmaginabile numero di persone.

«Non li temete dunque, poiché non cè niente di nascosto che debba esser rivelato, e nulla di segreto che non si debba sapere. Quel che vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce del sole; e quello che vi è stato detto all’orecchio, predicatelo sui tetti» (Mt 10, 26-27).

Rafforzare la volontà con esercizi di concentrazione e osservazione, attraverso tecniche di meditazione sul pensiero libero dai sensi, grazie alle associazioni di idee intenzionalmente create, nonché con la programmazione di azioni banali da svolgere metodicamente ogni giorno,  fortifica  gli intenti e sollecita la formazione della capacità di vedere al di là dei limiti del corpo fisico.

“La padronanza del pensiero, il dominio degli impulsi volitivi, l’imperturbabilità di fronte al piacere e al dispiacere, la positività nel giudicare del mondo, la spregiudicatezza nella concezione della vita. […] Egli deve dominare i pensieri e i sentimenti a tal segno che l’anima acquisti il potere di procurarsi momenti di completa calma interiore; […]  Poter considerare le proprie esperienze, le proprie gioie e i propri dolori, come fossero quelli di un’altra persona, è una buona preparazione per l’educazione spirituale.” (R.S.)

A questo punto, mi pare doveroso aprire una breve e necessaria, parentesi.

Intanto, assicuratevi di aver letto più e più volte il De-sidera (parte uno), prima di formulare qualunque illazione, a meno che non vediate già addentro l’argomento per permettervi la mancanza.

Non è questa la sede per stabilire influssi di sorta, sebbene ve ne siano e anche in maniera riconoscibile.

Quel che a me interessa, qui e ora, è prendere (tutto ciò che mi serve) e com-prendere (tutto ciò che mi serve).

Indipendentemente dall’obbiettivo che Mr. G. si pone di raggiungere col suo insegnamento, non possiamo non considerarlo una tappa obbligata sulla strada verso la conoscenza della materia entro la quale viviamo questa esperienza terrestre.

Egli attua una vera e propria vivisezione delle dinamiche meccaniche antropiche e, senza dubbio alcuno e fino a prova contraria, la tal cosa serve proprio per capire come siamo fatti, in parte, e cominciare ad attuare il cambiamento.

Una volta fatto fagotto di queste importantissime lezioni, dobbiamo decidere, perché a quel punto siamo in grado, che cosa farne.

Possiamo, in seguito, volgere questa “materia” che non da sola ci compone e che ormai padroneggiamo, verso l’indagine di quel mondo non visibile all’occhio fisico di cui parla St.

Uno degli strumenti esposti nella Scienza dello Spirito, di cui appunto St. è il propositore, per raggiungere il chimerico risveglio, è l’arte e in particolare l’euritmia*.

Anche Mr. G., coi movimenti delle danze sacre*, considera l’arte un passaggio fondamentale per procedere dall’addormentamento allo stato di coscienza oggettiva.

In entrambi i casi, di certo, l’arte si fa tramite e non fine.

“L’arte di oggi non è necessariamente creativa. Per noi l’arte non è uno scopo ma un mezzo.” (G.I.G.)

In quest’ottica, tutto il castello di carte costruito nel tempo dall’estetica, attraverso uno sfiancante lavorio di una pedante parte di intellettuali, riguardo all’arte autoreferenziale, circa l’arte fine a se stessa, relativamente all’arte come puro e semplice godimento artistico o manifestazione di un’idea, viene inesorabilmente a crollare.

È strabiliante notare come, nonostante le opposte direzioni che questi due uomini percorrono con grande saggezza, le idee da loro esposte arrivino, in un certo punto, a guardarsi e quasi accarezzarsi per poi riprendere ognuna la sua strada.

Continua Mr. G. che esattamente come nell’uomo, anche nell’arte di oggi ogni cosa è meccanicità, ogni riproduzione artistica non è che insipida, e inutile, imitazione esteriore della natura, ammiccando, pertanto, al platonico pensiero secondo il quale l’arte è una via fallace verso la verità.

Egli però, non si limita a muovere una gratuita accusa all’arte moderna. Spiega che esiste una netta, regolarmente ignorata, distinzione tra arte soggettiva (via fallace) e arte oggettiva.

L’arte soggettiva è quella che noi erroneamente chiamiamo arte, eppure in realtà arte non è.

Confusi?

Non preoccupatevi.

A un livello emozionale poco sviluppato, il rischio di cadere preda delle tracce individuali ed equivocare il senso originario delle intenzioni dell’artista è assai alto.

Per dirla più semplicemente, sia l’artista, al momento della creazione, che lo spettatore al momento della fruizione, interpreteranno, leggeranno e faranno fruttare le personali impressioni e forme secondo il proprio punto di vista, seguendo ciò che è stato loro insegnato, in linea con la soggettiva predisposizione interiore.

Useranno  e intenderanno un linguaggio espressivo in base al suddetto ragionamento.

Questa dimensione prettamente individuale e unilaterale porta al malinteso, all’inesatta parafrasi, a infinite, quanto assurde e illogiche, diatribe.

Ecco l’insidiosa arte soggettiva.

L’arte oggettiva, invece, è la vera arte.

Essa presuppone che l’artista possegga ampiamente, da un punto di vista umano, morale e specialistico, competenze tali che gli permettano di far quadrare matematicamente un determinato significante col corrispondente significato, secondo il dinamico principio di azione-reazione.

Per ogni forza che un corpo esercita su di un altro corpo, ne esiste istantaneamente un’altra uguale in modulo e direzione, ma opposta in verso, causata dal corpo che agisce sul corpo“. (Terza legge della dinamica di Newton)

L’artista è colui il quale maneggia con massima maestria le tecniche per inviare, senza errori, le informazioni al pubblico.

(Potrei aprire una lunga parentesi circa le responsabilità dei mittenti e il potere che soggiace alle loro capacità. Tuttavia, mi fermo qui e lascio a voi l’arduo lavoro di formulare logiche riflessioni).

Non c’è a questo punto alcuna possibilità che il fruitore non percepisca esattamente il messaggio.

L’arte, dice  Mr. G., è così, come un libro di chimica nelle cui pagine è possibile leggere perfettamente ciò che l’autore voleva scrivere, poiché sia il linguaggio monosemico che l’oggetto della materia corrispondono a verità.

Ora m’aspetto che molti di voi insorgano insoddisfatti in difesa delle beneamate emozioni.

L’emozione non è del tutto ignorata, anzi! È indispensabile, considerato che l’arte non si rivolge all’intelletto umano.

Sarà possibile sentire a livello emotivo e in maniera chiara un’opera solo se l’emozione sarà sufficientemente sviluppata.

E questa cosa dipende dai vari livelli e gradazioni esistenti tra gli uomini.

Lo so che non vi piace, ma fatevene una ragione.

Ciò nonostante, non disperate. C’è sempre un rimedio. Qualunque differenza può essere appiattita, qualsiasi distanza, per quanto ampia, accorciata.

Con questa giustificazione, mi concedo un breve excursus.

L’estetica è un campo della filosofia che si è venuta autonomamente delineando in ambito filosofico nel clima illuminista del 1700 (anche se ne troviamo acerbe impronte in autori decisamente più antichi e più saggi), quando Diderot e D’Alembert, tra le pagine della prima Enciclopedia, invitarono Montesquieu a scrivere un saggio sull’argomento del gusto, certamente insolito nei suoi scritti, anche se non estraneo ai suoi interessi.

È stato da qui che l’arte, da espressione di “massimo piacere possibile mediante il sentimento” ha intrapreso la via verso la testimonianza del divino nel mondo.

Questo accadde principalmente quando Schelling, pensatore romantico tedesco dell’Idealismo Estetico, formulò nel suo pensiero il sistema secondo il quale il compito dell’arte sia afferrare gli eterni archetipi delle cose, trasportando l’infinito nel finito.

Ogni bellezza sensibile è soltanto un pallido riflesso dell’infinita bellezza che mai potremo percepire con i sensi.

Sono queste le premesse che St. confuta per arrivare a una lettura antroposofica della missione dell’arte.

Stando all’estetica tedesca, infatti, il ragionamento sopra esposto, propenderebbe alla visione di Mr. G..

Infatti ne risulta che l’opera d’arte non è bella di per se stessa, grazie a ciò che è, ma in quanto riproduce l’idea di bellezza. Ovvia conseguenza di questa idea è che il contenuto dell’arte è identico a quello della scienza (ricordate il libro di chimica?), poiché alla base di entrambe vi è la verità eterna che è anche bellezza. Per Schelling (e Mr. G. per lappunto) l’arte è soltanto scienza oggettivata.

“Un’opera d’arte è una tautologia in quanto è una rappresentazione delle intenzioni dell’artista”

Quello che Kosuth cerca di dire, in termini non propriamente comprensibili, vaghi,  fumosi  e fumogeni (a volte anche allucinogeni), è che l’opera d’arte è arte, implicando così che è simultaneamente opera e definizione dell’arte stessa. “Art as idea as idea”

E l’artista diventa il medium tramite il quale la verità si disvela.

“The true artist helps the world by revealing mystic truths.” 

Come potete tranquillamente intuire dalla lettura delle sopracitate frasi, perciò, tutta l’arte contemporanea, dalla seconda metà del Novecento in poi, risulta interamente inquinata, contaminata da questa forma mentis.

joseph-kosuth-an-object-self-defined
Self-defined oject (green), J. Kosuth, 1966

L’estetica tedesca dell’Ottocento ha marchiato con vigore e nel profondo tutti i movimenti artistici/intellettuali fino a noi, avvelenando l’arte e la sua vera missione, confondendo direzioni e obiettivi, mescolando, in un indissolubile essere amorfo, bellezza e bruttezza, manipolando verità e menzogna.

Scrive St., invece, che il bello non è il divino in veste sensibile-reale, ma il reale-sensibile in veste divina. L’artista non porta il divino in Terra, facendolo fluire nel mondo, ma solleva il mondo alla sfera del divino.

Questa precisazione di rotta è fondamentale, necessaria e irrinunciabile!

Per Mr. G., l’arte è quel mezzo con cui i tre centri dell’uomo (corpo-essenza e personalità, sentite a me, rileggetevi il De-sidera-parte uno) evoluti in maniera sproporzionata e scollegata, possono raggiungere un equo accrescimento verso uno sviluppo armonico. Sempre trattenendo l’uomo entro il suo potenziale e nei limiti reali-sensibili individuali, seppure spesso egli stesso fosse solito riunire i singoli in vitali gruppi di lavoro, velocemente costituiti e altrettanto rapidamente sciolti.

Per St., l’azione creativa non opera per amore dell’individualità, ma per amore dell’oggetto riconosciuto. Un atteggiamento altruistico attuato dall’individuo, non per l’individuo. Ciò che sta alla base di una tale azione è l’amore ovvero la piena dedizione di se stessi all’oggetto.

Ci troviamo di fronte  alla grande differenza tra i nostri due amici: mentre per Mr. G. l’uomo parte da una situazione di schiavitù e di impossibilità del fare non essendo ancora diventato se stesso, per mancanza di una coesione volitiva, invece St. sostiene che l’uomo è certamente capace di azioni realmente libere e sono quelle azioni scaturite dall’amore.

Attenzione però a non farvi infinocchiare dalla parola amore. Amore non deve lasciarvi credere che l’approccio di St. all’uomo e al mondo sia più ingenuo o romantico di quello di Mr. G..

 St., per la precisione, annota che ogni aspirazione umana superiore tende alla libertà. Agire liberamente al di là degli impulsi naturali, cosa possibile e realizzabile in qualunque momento per tutti, al di là delle leggi del mondo sensibile, al di là delle passioni e degli ordinamenti umani sia la via e la meta migliore dell’uomo.

Sottostare sempre meno a ciò che richiede la natura, o la macchina biologica come suggerirebbe qualcuno, e seguire sempre più l’idea riconosciuta dallo spirito, rende libero lo spirito.

Non finisce qui.

Il lavoro di risveglio suggerito dalla Quarta Via., anche attraverso le danze sacre, tende a un’immersione totale nell’io singolare; il lavoro suggerito dall’Antroposofia, anche attraverso l’euritmia, tende alla devozione verso l’altro, come se stesso, spinge a vedere nell’altro il riflesso sacro della vita, come in se stesso.

“Oggi non è più valido il motto:
Conosci te stesso e conoscerai il mondo,
ma il suo contrario:
Conosci il mondo e conoscerai te stesso.
E come primo passo, guardando fuori nel mondo, incontriamo l’ altro uomo, incontriamo il ‘tu’.”

Gregorat (Presenze Cristiane, Ed. Privata).

Libertà è domino dello spirito sulla natura.

raphael_5_portrait_of_a_young_woman_la_fornarina
Raffaello Sanzio, La Fornarina, 1518-1520

*euritmia: L’Euritmia, o l’espressione del giusto ritmo, è un’arte nuova fondata da Rudolf Steiner agli inizi del Novecento. Essa mira a ricondurre il ritmo dell’uomo ad una nuova armonia con il ritmo della natura e del cosmo. (http://www.liberascuola-rudolfsteiner.it)

*danze sacre: I Movimenti e le Danze Sacre sono un’antica disciplina per conoscerti meglio, contattare ed esplorare il tuo mondo interiore, armonizzando corpo, emozioni e pensieri. (http://www.danzesacreemovimenti.com)


Non sono solita sbandierare la bibliografia utilizzata da me o le fonti alle quali mi abbevero, ciò nondimeno, per dare maggiore autorevolezza alle stronzate che scrivo, vi lascerò un piccolo vademecum (o vade retro, it depends on your perspective) dove troverete le vostre conferme con le quali, di conseguenza, potrete offendermi in maniera più dettagliata e puntuale.

Fate in modo che il vostro disappunto sia per me degno di interesse.

Ossequi.

Bibliografia (in ordine sparso e casuale, non siate pignoli):

D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Casa Editrice Astrolabio, 1976

Georges I. Gurdjieff, Vedute sul mondo reale, Neri Pozza, 2014

R. Steiner, La scienza occulta, Editrice Antroposofica, 2015

R. Steiner, Arte e conoscenza dell’arte – Fondamenti di un nuova estetica, Editrice Antroposofica, 2014

R. Steiner, La missione universale dell’arte, Editrice Antroposofica, 2011

Georges I. Gurdjieff, I racconti di Belzebù a suo nipote, Neri Pozza 2004

R. Steiner, Teosofia, Casa Editrice Carlo Aliprandi

Simona Chiodo, Un’arte senza estetica, Mimesis, 2004

Lea Vergine, Quando i rifiuti diventano arte, Skira, 2006

P.D. Ouspensky, L’evoluzione interiore dell’uomo, Edizioni Mediterranee, 2010

 Antologia dell’Enciclopediapedia di Diderot e D’elembert, De Agostini, 1977

F. Poli, Arte contemporanea, Electa, 2003

Giovanni RealeDario Antiseri, Storia della filosofia dalle origini a oggi. Vol. 6: Illuminismo e Kant, Bompiani, 2009

Giovanni RealeDario Antiseri, Storia della filosofia dalle origini a oggi. Vol. 7: Romanticismo, Idealismo e suoi avversari, Bompiani, 2010

(Immagine in evidenza: David Dalla Venezia, op. n. 566, 2008)

 

 

Annunci

One thought on “De Sidera (parte 2): Arte tra sviluppo armonico e missione universale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...