San Valentino, la festa di ogni cretino che crede di essere amato e, invece, rimane fregato

Travolti dallo tsunami Pissellov di matrice new age che spopola ovunque tra i webeti cibernauti contemporanei i quali mischiano impunemente spirito e natura in un nuovo paganesimo globale, mi trovo – ahimè- a leggere spesso barbarie interpretative di alcuni concetti mutuati da antiche tradizioni.
 
In primis, voglio dirvi una cosa: Gesù era ebreo.
Mo’ tutti a dì, ma che davero? oh nun me pijà per culo che io a ste’ cose ce credo. Aò ma che stai a dì, ma se è italiano?!
Eh no, era proprio ebreo, sennò nun se spiega tutto er casino c’ha fatto, no?
In secundis, oggi vorrei analizzare un concetto che viene ingenuamente abusato tra gli aforismi di genere attribuito proprio a Gesù.
“Non fare agli altri ciò che non vorresti che fosse fatto a te”, spesso ricondotto al secondo Comandamento “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.
Allora, cominciando, il primo virgolettato, per essere tecnici, appartiene al discorso intorno all’etica della reciprocità (se non siete convinti c’è Wikipedia) ovvero trattasi di un valore morale in base al principio del diritto di giustizia verso se stessi e del dovere di giustizia verso gli altri.
Per essere sicuri di non sbagliare, l’unica Legge che possa essere applicata agli altri è solo quella che si applica a se stessi.
Ora, questo concetto ha attraversato, con molteplici varianti, i secoli per arrivare fino a noi ed essere completamente stravolto su facebook.
Solo nell’Ebraismo troviamo questa formula tradotta come imperativo negativo: « Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te: questa è tutta la Torah. Il resto è commento. Va’ e studia.» 
Tra l’altro, si tratta di una frase attribuita al rabbino Hillel, precedente a Gesù.
Nel Confucianesimo e nel Buddhismo questo concetto è espresso da altre due importanti parole che sono, rispettivamente, Perdono e Compassione.
Nesll’Islam abbiamo la bellissima frase: “Aheb li akheek ma tuhibu li nafsik.” che vuol dire “Desidera per il tuo prossimo ciò che desideri per te stesso.”
Arriviamo a noi con i Vangeli, ecchetela là, e le parole di Gesù che dice: ِ «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.» Che, detta così, sembra più un consiglio che una Legge.
Questo breve percorso per dirvi cosa?
Il -non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te- è un concetto precedente a Gesù, che era ebreo.
E’ un concetto legato a una tradizione più antica di quella Cristiana e basata su una Legge arcaica, secondo la quale è la paura che la cattiveria che io infliggo agli altri possa ricadere su di me a spingermi a comportarmi “bene”, similmente al concetto di scambio del “do ut des”.
Quello che Gesù Cristo dice, invece, durante tutta la sua vita va addirittura oltre la bella frase con cui vi adornate la bocca.
L’amore non è un imperativo negativo. L’amore è spontaneo, è gioioso.
Non sarà la paura a farmi comportare bene, ma l’amore stesso che ho per me, ritrovando Dio nel mio cuore, nella mia anima e nella mia mente – aggiunge pure.
E’ qui che troviamo, dunque, il senso di “amerai il prossimo tuo come te stesso“.
Tratta gli altri non come vorresti che loro trattassero te, ma come tu ti comporti con te stesso.
Trova negli altri lo stesso Dio che trovi in te.
Ama gli altri non come vorresti che loro ti amassero, ma come tu ami te stesso.
Certo, se siete masochisti, allora me tocca raccontavve n’antra storia
(Immagine in evidenza: “Sono piuttosto stanca delle ombre! – disse la Signora di Shalott”, J. W. Watherhouse, 1916)
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7 thoughts on “San Valentino, la festa di ogni cretino che crede di essere amato e, invece, rimane fregato

      1. È stata una battuta un po’ cinica, ma che si può leggere anche in modo più delicato: vero è che il cactus ha le spine, ma perché devo proteggere qualcosa di molto prezioso che ha al proprio interno.

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  1. È un po’ come la differenza che passa tra ciò che è stato scritto nella Costituzione e la frase che si legge a caratteri cubitali nelle aule di giustizia. Nella Carta “Tutti i cittadini […] sono uguali davanti alla legge” (Art. 3). In tribunale “La legge è uguale per tutti”. Sembra la stessa cosa ma non lo è: anche ne ‘I promessi sposi’ la legge è uguale per tutti, ma don Rodrigo, l’innominato, il Conte Zio, il Conte Attilio ed Egidio possono permettersi di non rispettarla senza conseguenze, così come altri personaggi che compaiono meno ma appartengono comunque alla classe egemone; mentre, se tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, non esiste ragione per cui qualcuno sia “più uguale degli altri” (G. Orwell, ‘La Fattoria degli Animali’).
    Poche modifiche sul piano linguistico sono in grado di rovesciare i principi, per questo è un crimine tagliare i fondi per la scuola o semplificare i programmi.

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