One way

Inutile dirlo ancora, Marcel Duchamp è stato il promotore del Brutto nell’arte contemporanea. A causa dei suoi interventi, infatti, questo concetto si è insinuato lentamente nelle opere.

Ciononostante, ho pensato che in realtà a Duchamp vada riconosciuto un grande merito, che poi è il merito del Brutto, cioè quello di aver favorito l’emancipazione dell’arte dal gusto.

Soltanto fuori dal recinto del mi “piace/non mi piace” è davvero possibile com-prendere l’opera e il suo messaggio.

Fintanto che ci muoviamo nell’ambito del gusto, tra l’altro personale, non andremo mai incontro all’oggetto dell’arte con spirito ricettivo ed esso, come ho letto sicuramente da qualche parte, non ci si potrà mai rivelare.

Inoltre, c’è dà ricordare che il Romanticismo aveva spostato l’attenzione sul bello, sull’armonia (pensiamo alla confraternita dei Preraffaelliti o all’Art Nouveau o Liberty).

Prendendo le giuste distanze dai fatti, considerando gli eventi non come separati ma come evoluzione di un unico percorso, potremmo dire che Duchamp & co. hanno rispostato l’asse.

Ora, fatta esperienza delle due lezioni, si dovrebbe appunto unificarle.

Mi piace considerare il bello come la visione interiore del mondo attraverso l’anima senziente che percepisce e fa esperienza del sensibile, come impulso alla vita, Eros; il brutto come percezione del lato tragico comunque proprio dell’esistenza stessa, la consapevolezza della morte attraverso l’anima razionale, la conoscenza di Thanatos.

Riunificare entrambi gli elementi è il compito dell’artista contemporaneo in linea con l’anima cosciente.

Qualcuno oggi mi ha ricordato che il compito dell’ Arte è e sarà sempre quello di esprimere il vero in equilibrio come espressione intima dell’ uomo in divenire. Il tuo pensiero è giusto ma non vero (fino in fondo) perché non rispecchia questa realtà. L’ Arte e gli artisti non si passano il testimone per un completamento futuro. Ci sono artisti che vanno in una direzione e chi in un’altra. Chi “serve” un padrone (Lucifero) e chi un altro (Arimane). Poi ce ne sono alcuni che riescono, in tutti i tempi, a realizzare la giusta alchimia.

Condivido del tutto il pensiero, più volte espresso in questo blog, in maniera più dettagliata nel dittico De Sidera (parte 1 e parte 2).

Tale affermazione vale nell’arte come in tutti i campi dell’esistenza. É proprio una questione di direzione evolutiva.

Quel che sento personalmente, che poi é ciò che cerco di fare con la mia ricerca umana attraverso l’arte, é portare l’attenzione dei distratti fruitori (e colleghi) sull’incoscienza di tali meccanismi, su come dietro banali equivoci interpretativi (non soltanto relativi all’estetica) si celino ben più importanti e urgenti questioni.

Conclude lo stesso qualcuno di cui sopra che tra i due poli c’è una infinità di correnti. Ovviamente ognuno deve fare il suo cammino ed è normale che in questo ci siano errori. L’importante secondo me è “sbagliare” nella giusta direzione.

(Immagine in evidenzaAnnibale Carracci, “Ercole al Bivio” Data 1595-1596)

“Fanny, sorella del più noto compositore Felix, mostrò precocemente una grande abilità nel comporre musica. Tuttavia, fu limitata dai pregiudizi del tempo nei confronti delle donne, pregiudizi sostenuti, pare, anche dal padre che non tollerava la sua attività di compositrice. Egli le scrisse nel 1820: “La musica forse diventerà la sua (di Felix) professione, mentre per te può e deve essere solo un ornamento”.

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3 thoughts on “One way

      1. è meditato, chiaro e aggiunge una riflessione nuova sul tema della bellezza…già il Barocco e poi le inquietudini piranesiane avevano spostato l’asse sulla percezione dell’ arte… ricordo un verso di Torquato Tasso dalla Liberata: “Di mezzo alla tema nasce il diletto”…ciò prima di descrivere la valle dell’orrore abitata da demoni… un genio del parlare disgiunto…non a caso chiamato ai suoi tempi “Il forsennato savio”…Le avanguardie storiche riprendono con forza il testimone del ribaltamento dei modi di percezione… complimenti.

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