‘Cos we are living in a material world and I am a material girl (ahahahahaha)

Tra l’inadempienza e una promessa c’è una sola cosa: la verità.

Sotto invito del mio eterno amico Al Rami, mi ritrovo oggi a spendere due parole su un tema che non mi è soltanto assai caro, è proprio il tema attorno al quale ruota molta della mia ricerca estetica: la Spiritualità. E come essa viene interpretata dai moderni internettologi di gabbaniana memoria.

A questo punto, ammetto che non ho resistito alla tentazione di affrontare la cosa in maniera scanzonata e leggera, come sono solita fare quando mi piglia il guizzo della cazzimma.

Poi, però riflettendo, ho pensato che sarebbe stato ingiusto verso tutti quei fans soggiogati dal mio imperante fascino mediatico, avvinti da un sudditizio spirito gregario nei confronti della mia pers(ic)ona social.

Parto, per cui, spiegando che per me Spiritualità altro non è che un andare verso lo Spirito e null’altro.

Su che cosa sia lo Spirito, impegnatevi voi che io c’ho da fare.

Tuttavia, ciò che più accade sul web e che a me fa rimescolare gl’intestini (dal crasso al tenue, finanche al retto) è la reiterata battaglia all’ego a vento come se questo fosse l’avvento della malattia del millennio, da debellare con qualunque medicina e vaccino possibile, reperibili sui suddetti networks ovviamente, il più delle volte rappresentati da qualche citazione di Osho o Jung (che si sa, come il nero, stanno bene su tutto).

Non puoi dire una cosa che ah! l’ego. Non puoi esprimere un’idea argomentata, zaac! uè, c’hai l’ego. Se sei sicur* delle cose di cui parli, ammazza che ego che c’hai.

E’ che oggi va di moda assai il pressapochismo, l’approssimazione. La conoscenza fa impressione.

Nowdays, è ben tollerato il principe zulù da trono televisivo che sì, è vero, è (assai) poco colto, sbaglia tutti i congiuntivi – oh n’azzeccasse uno! (che io al solo suono di se io sarei cado come corpo morto cade) -, ma c’ha un core granne.

E attenzione, che l’azzeccamento dei tempi e dei modi verbali non è assolutamente una condicio sine qua non non si possa intraprendere un viaggio verso alte sfere. E il core granne è sempre una gran buona cosa.

Ciononostante, non si può manco sperare, in un delirio alcolico od onirico, che un bruco diventi farfalla senza passare dallo stadio di crisalide o, meglio ancora, che dall’uovo di una mosca nasca una libellula. Non importa che tu sia libellula, mosca o farfalla. Importa che tu comprenda e attui l’Io, verso la sua realizzazione.

Allora, amici miei carissimi, partiamo dal pre-supposto che l’ego ce l’abbiamo tutti, chi più chi più meno. Non c’è bisogno di fare a gara chi ce l’ha più grosso, ok?

Che tanto vinco sempre io.

L’ego serve, l’ego “serve”.

Esso è il trampolino da cui l’Io s’innalza verso il raggiungimento del vero Sé. Se lo eliminiamo, che cosa ci resta più da fare? Dobbiamo sporcarci le mani, imbrattarci, infilarci nel fango per comprendere quanto è profonda la pozzanghera prima di ripulirci e sistemare la strada dissestata dalla pioggia.

E invece, ai tuttologi del web piace guardare gli ego degli altri, misurarli col proprio, utilizzando un apposito strumento in cm, brevettato da Freud in persona, chiamato egometro e, ve lo assicuro, questo è l’unico campo in cui chi ce l’ha più corto non si sente colto da ansia o da frustrazione. A tutta prima.

Ecco a voi signori, io sono qui a donarvi i miei guanti e la mia livrea.

“Il filosofo odierno si sente a suo agio quale “spettatore del mondo”: si sente cioè a suo agio nel darsi al “voyeurismo” o alla “scoptofilia”. (R. Steiner)

Vi lascio ora alle parole di Al Rami sullo stesso tema.

Vi anticipo che mi piace assai questo nostro accostamento. Mi piace perché, nonostante si possano intuire due vie spirituali differenti, tra di noi c’è tantissimo rispetto, tolleranza e fraterno affetto.

E questo si evince dagli articoli e da come li ha interconnessi sul suo blog http://alramiastrologo.blogspot.it/

Chi mi conosce sa che io sono molto spirituale. Quando mi chiedono se credo in Dio, io rispondo di sì, che ci credo ciecamente. Quando mi chiedono se credo nella reincarnazione, dico di no, categoricamente. Ogni fede merita rispetto e non si può minimamente discutere sul fatto che chi crede nella reincarnazione ha ragione e chi non ci crede ha torto (e viceversa). No: su questi argomenti non si sa nulla e non si può sapere nulla. Quindi non ha senso discuterne: ognuno può credere in quel che vuole, nel pieno rispetto delle idee altrui. 

Il mio approccio si basa sull’umiltà di prendere in considerazione l’ipotesi che il mio credo sia sbagliato. Non posso essere così arrogante da stabilire il vero dal falso. Nessuno ha la verità in mano! Per me la fede può essere soltanto una verità personale; nessuno può proclamare di essere nel giusto e nessuno può dire che gli altri sbagliano. Infatti ogni religione ha i suoi punti deboli. Per esempio la storia di Gesù, così come la conosciamo potrebbe essere falsa; la Bibbia potrebbe essere stata male studiata, e la storia della reincarnazione si sa che è nata solo per questioni legate al mantenimento delle caste. Insomma: se andiamo a indagare fino in fondo, con metodo, con estrema meticolosità su ogni religione, andrebbe a finire che diventeremmo tutti atei. Perciò, la fede è un bisogno dell’animo e non della ragione.

Credo in Dio ciecamente dal punto di vista emotivo, ma dal punto di vista razionale so che potrei essere in errore. Non ho alcuna prova che Dio esista. E anche se avessi mille prove non potrei mai esser certo che siano state interpretate correttamente. Infatti bisogna stare attenti a non confondere la realtà con l’interpretazione che noi diamo a essa. Lo stesso vale anche per i fenomeni legati alla dimensione del misticismo. Perciò, quel che mi rimane da fare è credere senza farmi domande, perché nel momento in cui me le pongo viene a cadere la fede e subentra la ragione. Fede, per me, significa credere senza se e senza ma, senza ragionarci sopra. Perché se si ragiona si scopre che nessuna religione è valida fino infondo. 

Per me, essere spirituale non significa citare le ricerche di certi scienziati per dar spessore alle mie tesi. In realtà ciò che dice la fisica e la scienza circa alcuni fenomeni come quelli quantistici, sono solo ipotesi: tutto è in constante revisione e non può essere ancora usato per convalidare questioni come l’anima, lo spirito, l’aldilà. Per cui non mi sognerei mai di dire che una certa ricerca conferma la reincarnazione o l’esistenza di Dio, o che siamo esseri di luce. Sarei bugiardo se dicessi una cosa del genere! Sarei un’impostore! Per me è importante essere spirituale, ma con la massima onestà. 

Mi è stato riferito di una persona che ai piedi di una piramide in Egitto è stato investito da un campo di energia elettromagnetica e che perciò si è “risvegliato”. Gli è stato chiesto come facesse a sapere che quel campo era proprio elettromagnetico e non vi fosse invece un altro tipo di energia, ma lui ha risposto dicendo “non devo dimostrare nulla a nessuno”, “lo so e basta”. Poi gli è stato chiesto quali fossero gli effetti di questo campo elettromagnetico ed ha risposto: “emetto luce”. Gli è stato chiesto di portare una prova di ciò, ma ha risposto: “non sono tenuto a dare dimostrazioni”, “non voglio convincere nessuno”.  Ecco: questo è l’esempio lampante di ciò che non è spiritualità ma è millanteria. Il vero spirituale, secondo me è semplice, non ha bisogno di citare in causa cose che non conosce. È chiaro che quella persona non sa nulla di energia e di elettromagnetismo, ed è chiaro che vuole dar di sé un’immagine grandiosa. La spiritualità è una cosa bella, ma non può essere impiegata per fingere di essere investiti da poteri speciali. Un mondo di vera spiritualità è un mondo di vera onestà. 
                                                                       

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19 thoughts on “‘Cos we are living in a material world and I am a material girl (ahahahahaha)

  1. La prima parte mi è piaciuta, ma sarò sincero: ho evitato rigorosamente la seconda, dopo aver letto la parola “astrologo” nel link.
    Comunque, sempre simpaticissima nel tuo esporre le idee, che ogni tanto convidivo pure.

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    1. Lascia cadere i pregiudizi, Vittorio. Al Rami è una persona preziosa, colta e preparata e il suo approccio è molto tecnico. Tra l’altro l’astrologia non è l’oroscopo, come i più erroneamente credono, ma una Scienza Sacra. Ciò nondimeno, non andrò oltre.

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    1. Il componimento è meraviglioso. La grandezza di Trilussa sta proprio nella sintetica e diretta semplicità (che è frutto solo di un complesso pensare, diciamolo questo). Ha la stessa forza di Esopo.
      Non credo di aver capito esattamente che cosa tu voglia dirmi… 😛

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  2. Le parole astrologo e astrologia purtroppo sono liquidate con troppa frettolosità. Eppure chi siamo oggi lo dobbiamo agli astrologi. È grazie a loro che esiste la divisione del tempo in sessagesimali, dopo millenni ancora usati. È loro l’invenzione del calendario e persino i nomi dei giorni della settimana sono di origine astrologica. Grazie all’ astrologo esistono gli orologi, la clessidra la Meridiana. Per non parlare della bibbia che è quasi interamente astrologica. Ed è astrologica la divisione sociale e politica. Non c’è settore della conoscenza che non derivi dall astrologia. Astronomo e astrologo erano la stessa cosa, è risaputo; e oggi non esiste astrologo che non sia anche astronomo (E non viceversa). Ma che ci vogliamo fare per gli ingrati?

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  3. Questioni di profondo interesse. È sempre importante ricordare che il rapporto con lo Spirito è sempre personale e non c’è una visione giusta a prescindere. Ormai si fanno le guerre su tutto, mai una conversazione civile con gli internettologi. Qui si vede la grande importanza della pazienza.

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      1. Un po’ lì capisco: quando per tanto tempo vedi governare personaggi con un ego (nel senso deteriore) smisurato, finisci a volte per dare la caccia anche all’ego “buono”. Tra l’altro, il trucchetto universale per impedire a chi ha ragione di vedersela riconosciuta è sempre farlo passare per antipatico – o in politica dargli del populista, ma qui siamo sulla larga scala.

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      2. Ecco esatto. È proprio quel che penso capiti a me. Qua.do nella discussione “non appiedano” più, tirano in ballo il mio ego piuttosto che continuare ad argomentare.
        Che sostanzialmente suppongo di essere una personcina cosciente dei propri limiti. Quindi spesso mi trovo riversata contro considerazioni sul mio conto che non credo pertinenti al mio essere.

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      3. Purtroppo succede. Che cosa si può fare in quei casi? Si resiste coscienti di come siamo: nessun altro ci conosce così come noi, né forse potremmo mai aprirci così tanto a un altro. Parlando della “Coscienza di Zeno”, M. Lavagetto scrisse che “confessarsi è mentire”, nel senso che, anche quando il narratore non mente programmaticamente, come fa Zeno, in ogni caso non saprà mai essere completamente sincero.

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