Doctor Who

Non è mia abitudine, e neanche mia intenzione, fornire le istruzioni per l’uso degli articoli pubblicati sul mio blog.

Credo di aver, in tempi non sospetti, fornito anche qualche piccola chiave di lettura.

Tuttavia, considerato che da un po’ di giorni a questa parte qualcuno ipotizza, arditamente inerpicandosi per sentieri sconosciuti, mie probabili crisi interiori-evolutive, constatando digressioni discutibili, a suo personale avviso, ci tengo a puntualizzare un paio di cosine.

Io scrivo. Ok? Non secondo il flusso di coscienza dai più assai apprezzato.

O meglio. A volte, può capitare che il paradigma diario spunti fuori tra un’annotazione e l’altra, ma in seguito, tale espressione dell’anima è SEMPRE vagliata dall’occhio vigile della rielaborazione.

Ogni mio prodotto scrittorio è un’azione di volontà, è come una composizione musicale.

Cioè, quello che in soldoni vi voglio dire è non è che siccome usate le parole per parlare le capite!

Esattamente come accade nella musica, linguaggio specialistico, in cui chi non conosce non comprende la struttura compositiva, la cifra stilistica o la funzione poetica, accade nella scrittura.

Può fruire, il che è tutto un altro paio di maniche, secondo lo schema che il musicista ha scelto, ma non può produrre giudizi di valore sull’opera o addirittura sul suo autore.

Egli, il musicista, ci fa ridere, piangere, emozionare, addirittura incazzare seguendo l’andamento melodico a monte.

Non fatevi fottere dal fatto che la lingua la parlate e, dunque, lo strumento vi pare di più facile utilizzo.

Come ogni nota s’appende al pentagramma per  costruire una melodia, come ogni pausa s’interseca tra un rigo e l’altro, così ogni mia parola è soppesata per condurre a un ensamble armonico ed equilibrato.

Il gioco si stratifica nei rimandi tra titolo e corpo del testo, tra citazioni ed evidenti, sfrontate e divertite contraffazioni.

E’ per questo che soltanto una parola impera sulla porta di Nea: ironia.

Non si può capire il sapore di una torta assaggiandone una briciola.

Venite a conoscermi che ve ne offro una fetta.

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8 thoughts on “Doctor Who

    1. Sono contenta che tu abbia espresso questa perlessità, perché mi conferma da che “parte stai”.
      Tuttavia, quando parlo di “flusso di coscienza”, io mi riferisco non a un atteggiamento interiore, ma proprio a una tecnica narrativa di origine inglese, stream of consciousness, che consiste in una libera associazione di pensieri (la quale cosa andrebbe completamente contro ogni mio dettame scrittorio), molto simile all’automatismo psichico con cui gli artisti surrealisti spesso realizzavano (tutti tranne Dalì, ch’era un gran figlio e ‘ndrocchia) e loro opere.
      Tra scrittori che hanno usato questa tecnica troviamo J.Joyce, T.S. Eliot, la stessa Woolf (di cui ieri) e tra i nostri Svevo.
      Purtroppo, come evidenzi tu, la cultura occidentale, anche nell’invenzione di tecniche di scrittura, esprime confusione, accozzando anima e spirito, coscienza e mente e tanto altro.

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      1. Avevo ben capito; è appunto l’equivoco, probabilmente doloso, del far coincidere mente e coscienza che ho voluto stigmatizzare 🙂
        LA cultura è un mito, un concetto astratto che si dilegua senza LE culture. L’omogeneizzazione, anche da te rilevata, generata da certa ideologia falsamente cosmopolita, è la morte del pensiero, e dell’identità in cui solo, esso può prosperare.
        Curiosamente rilevo che proprio tra gli anglosassoni parrebbe siano da individuari i germi della patologia che affligge l’umanità moderna almeno dai tempi del puritanesimo 😉

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  1. Ecco, mi pareva appunto strano doverti fare la “lezioncina”. 🙂

    Io te pare che avremmo molte cose di cui parlare. La cosa mi piace non poco. Forse a te molto meno, vista la tua naturale predisposizione alla convivialità.

    Ti lascio questo link dove, tra una cazzata e l’altra, ci infilo qualcosa che penso seriamente.
    Potrebbe interessarti e generare nuove argomentazioni.

    Sulla parola, il linguaggio e il loro utilizzo, personalmente ho un’idea ben precisa. Sono trama e ordito di una fitta e sottile tela di ragno, fragile eppure resistente. Chi sa come crearla sa anche come distruggerla, ma chi ci casca dentro è fottuto.
    Buona lettura.

    https://neanuovaecologiaartistica.wordpress.com/2016/09/29/ground-zero-mattoni-come-parole/

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