Sacha Goldberger (1968)

A cura di Roberto Mazzeo

Superman, Hulk, Batman, Cat Woman, l’Uomo Ragno, e i personaggi di Star Wars: per una volta i supereroi non volano sulle nostre teste, non uccidono per salvare vite umane, non sono invincibili e immortali, bensì umani.

Così il fotografo francese Sacha Goldberger presenta gli amati personaggi della sua infanzia portandoli su un set: “I supereroi americani sono invincibili, forti, non invecchiano mai, non muoiono mai, non hanno tempo per se stessi, perché devono solo salvare le persone. Invece, nella mia serie, hanno tempo per se stessi, sono fragili, battibili, romantici. Per me è un confronto tra la forte America e la vecchia romantica Europa, è un mix tra diversi modi di vedere le cose tra due continenti”, spiega Goldberger.

Il legame con la vecchia Europa è chiaro in Super Flemish (titolo a metà tra supereroe e pittura fiamminga).

Così il fotografo francese porta idealmente questi supereroi nei quadri della pittura fiamminga, mettendoli in posa, di tre quarti, a figura intera o a mezzo busto, davanti a uno sfondo scuro, curando il vestiario nei minimi dettagli e rendendolo più elegante e pulito.

Sembra che siano stati catapultati direttamente dal grande schermo sul set fotografico.

O meglio cinematografico, dato che, per realizzare questo lavoro, iniziato cinque anni fa, sono state coinvolte più di centodieci persone: designer, truccatori, parrucchieri, costumisti, grafici digitali, storici, otto mesi di casting per sessanta attori, tre mesi di post-produzione digitale e un lungo lavoro di ricerca e documentazione sul periodo compreso tra il XV al XVI secolo.

Per Goldberger fotografare dei personaggi immortali, presentandoli sotto un’altra luce, è stato anche un modo per avvicinarli a sé e ritornare all’infanzia.
(da huffingtonpost .it)

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6 thoughts on “Sacha Goldberger (1968)

    1. Ciò che mi piace di questo fotografo è che usa l’approccio della pittura fiamminga per ritrarre i semidei moderni. Piuttosto che mettere in scena l’incontro tra Apollo e Dafne, Leda e Zeus, accende letteralmente i riflettori sulle vicende dell’eroe contemporaneo, anch’esse intrecciate intorno al simbolo e all’archetipo (si presti attenzione ai colori degli abiti, ma che te lo dico a fare? 🙂 )
      E questo, per me, è oltremodo interessante perché dimostra che passano i secoli ma le cose non cambiano mai.
      Senza voler essere qualunquista, l’altro giorno parlavo con qualcuno che mi diceva che sono stati i sognatori e gli idealisti a cambiare il mondo.
      Trovo questa frase un ridicolo controsenso per due motivi precisi:
      1- il mondo non è affatto cambiato;
      2- un sognatore e/o idealista per sua stessa natura non è affatto un pragmatico quindi può solo sognare/ideare. Come può di fatto cambiare le cose?
      E così mi domando spesso come mai la gente non ragiona mai su quel che dice e usa frasi in scatola per parlare.

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  1. Non è, infatti, un caso se l’eroe di cui sopra, prima di ricevere i superpoteri, è spesso una personcina impacciata, gracile, emotivamente instabile e con un passato tormentato, chiusa all’interno del suo mondo emotivo. Quando diventa supereroe si emancipa da tutto questo e da emarginato idealista diventa, finalmente, capace di FARE qualcosa.

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