Carol Rama (Torino, 1918)

A cura di Roberto Mazzeo

Carol Rama è un’artista la cui esperienza appartiene all’arte del Novecento, alla cultura di Torino ad un percorso che a partire dalla metà degli Anni Trenta si afferma per l’originalità del linguaggio e per la straordinaria energia con la quale è riuscita a trasformare i materiali più diversi in opere dalla personale poetica.

“Il lavoro, la pittura, per me, è sempre stata una cosa che mi permetteva poi di sentirmi meno infelice, meno povera, meno bruttina, e anche meno ignorante… Dipingo per guarirmi”.

Presente sin dal 1948 alle Biennali di Venezia, la pittrice è divenuta un modello per le nuove generazioni di artisti, per quanti avvertono nella sua arte la continua attualità, che documenta ed esprime il nostro tempo.

Un inequivocabile segnale della sua modernità sono i personaggi della cultura internazionale che hanno accompagnato Carol Rama negli anni, come il poeta, scrittore e critico Edoardo Sanguineti e il musicologo Massimo Mila, l’architetto Carlo Mollino e il musicista Luciano Berio, gli artisti Andy Warhol e Man Ray.

Nel giugno 2003 le è stato conferito il Leone d’Oro alla carriera, in occasione della Cinquantesima Biennale di Venezia.

 

Postilla di Nina Camelia

Dopo la breve presentazione, vorrei spendere anch’io due parole sul lavoro di questa artista, in primis perché si tratta di una donna e poi perché affronta in maniera “sconveniente” il tema del sesso.

Poche volte, nella storia dell’arte, abbiamo incontrato donne che si sono cimentate in modo così esplicito nella pittura disinibita di scene erotiche o, meglio ancora, auto-erotiche.

Bene, Carol Rama descrive quasi selvaggiamente una sessualità libertina nel modo di manifestarsi allo spettatore, ma non per questo priva di elementi problematici.

La carne è nuda, sottoposta crudelmente allo sguardo avido, incuriosito, forse un po’ spaventato, del pubblico, che al contempo, manifesta un disappunto perbenista  a cotanta sfacciataggine.

La sfrontatezza con la quale l’artista unisce genitali a figure animali è atroce e potente allo stesso tempo.

Ne viene fuori una radicata solitudine.

La sessualità è vissuta come un dramma interiore di isolamento.

Le figure, quando non troneggia nello spazio compositivo una sola singola sagoma femminile, sono distaccate l’una dall’altra. Non vi è alcun legame che faccia emergere un coinvolgimento emotivo tra le parti.

L’erotismo è una questione individuale.

Il forte libertinaggio espressivo, però, cela una grande schiavitù morale. L’opera è fortemente percorsa da un profondo senso del tragico, rasentando la romita e muta disperazione.

L’unica redenzione è nella delicatezza dei colori che si sposano strategicamente con la pacatezza dei fondi.

La fragile consistenza pittorica dell’acquerello lascia correre il pensiero verso sfere più rarefatte, ad una frequenza vibrazionale più sottile, alla possibilità che questi corpi, contorcendosi tra verità e menzogna, intrappolati nelle pose scomode della materia, imprigionati dalla pesantezza della carne schiava dei suoi bisogni fisiologici, possano ascendere a realtà più leggere e, tuttavia, più compenetrate con l’essere stesso.

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40 thoughts on “Carol Rama (Torino, 1918)

    1. Eh beh. Il sesso come vuoi rappresentarlo?
      Io credo di sapere perché non ti piace.
      Perché é una donna che mostra la sua sessualità senza tabù e ti sbatte in faccia il suo sesso ma non per donartelo. Per farti capire quanto é potente.
      É micidiale!!!

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      1. Comunque, per una curiosa coincidenza, sia il cactus che la noce di cocco vengono usate spesso per dissetarsi in casi di emergenza.
        Ci sono: diventerò una cannuccia.

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      2. Quello mi sembra metaforicamente un dito medio…
        Allora prima partitò con un cavatappi a spirale, così da penetrare poco per volta e in modo “indolore”.

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  1. mah, io ci vedo l’infantilismo protratto di una persona che non ha ricevuto le attenzioni che desiderava, e che ricorre alla provocazione dello “scandaloso” fine a se stesso come extrema ratio per attirare gli sguardi su di se. E che si autocompiace del risultato ottenuto… un antesignana di quel futuro in cui viviamo

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