Adonna Khare (1980)

A cura di Roberto Mazzeo

La matita della californiana Adonna Khare non è un mero strumento figurativo; sa dischiudere mondi tanto lontani, quanto estremamente vicini (se non interni, a noi).
Nell’intuizione dell’artista il mondo animale e la natura vengono giustapposti ad oggetti e situazioni del quotidiano umano, in un effetto surreale dalle tinte stranianti.

Mezzo principe dello straniamento è la perfezione e la semplicità del tratto che buca gli occhi più di qualsiasi tavolozza impressionistica. Nelle opere della Khare, in forma di ritratto o marasma orgiastico, le forme animali sembrano assumere una connotazione psicologica: chimere cerebrali, creature mentali, rêverie che parlano delle nostre psicosi, delle stagioni della vita, delle nostre manie.

Merito non indifferente dell’artista, sicuramente non digiuna della lezione surrealista e simbolista, è la dimestichezza nel coniugare tre visioni del mondo apparentemente lontane: i meccanismi automatici di primo Novecento trovano un contrappunto nei simboli di matrice tardo ottocentesca all’interno di una cornice iperrealista, cifra non troppo rara della nostra era tecnologica.

E proprio in questo risiede il valore aggiunto della Khare che emerge con la sua matita dal caos di illustratori, disegnatori e pittori di stampo iperrealista: l’esasperazione del realismo non viene trattato come una mera questione tecnica, bensì come una questione di contenuto, come un modello conoscitivo all’interno del quale il confine tra realtà e finzione, più che labile, si fa superfluo.
(da chaimarg .it)

Postilla di Nina Camelia

Oggi, reduce dal mood “massacri (verbali) violenti” di ieri sera, trovo che l’introduzione non renda esattamente giustizia al lavoro di questa artista.

Concordo sul discorso che il disegno, perfetto nell’anatomia, nei bilanciamenti del chiaroscuro e nella struttura compositiva, in questo iperrealismo di fondo, non sia affrontato in maniera meramente tecnica.

E questo è un fatto.

Relativamente ai contenuti, però, non sono affatto propensa a ridurli a puro automatismo psicotico, non li ingabbierei nel mondo dell’inconscio, funesto e ardente calderone di cui non è consigliato sollevare il coperchio.

Sono convinta che essi siano piuttosto intrisi di potente e meditato simbolismo.

L’accostamento con le bestie mi fa più pensare a un leggendario bestiario, appunto, attraverso il quale le caratteristiche degli animali e dell’uomo si sovrappongono e si mescolano, non in una brutale sintesi di qualità e attributi negativi, generati da un non meglio precisato subconscio di freudiana memoria, bensì in una unione e traslazione delle reciproche potenzialità di entrambi.

Aggiungo che il senso di straniamento è dovuto non tanto alla sopra ipotizzata atmosfera surrealista (poiché elemento fondante del surrealismo è anche il colore ampiamente saturato delle immagini) quanto alle grandi dimensioni dei supporti che strappano la grafite dalla sua dimensione illustrativa consacrandola a mezzo espressivo dell’arte.
Quello di Adonna Khare è uno scenario oltre immaginativo, addirittura post-umano, in cui la bestia si confonde con l’uomo e l’uomo ritorna bestia in un  mutuo rimando di stati dell’essere, labili e indefiniti.
Annunci

3 thoughts on “Adonna Khare (1980)

  1. ogni espressione rappresentativa dell’immaginazione si potrebbe definire “automatismo psicotico e simbolico”; specialmente di quel che definiamo “genio”, che appunto sottace ad una vera e propria possessione estranea 😀
    “inconscio” mi pare come “quantistico”, un termine intercalare che si fa star bene ovunque senza però avere cognizione di causa precisa di cosa si stia parlando
    è la relazione tra gli elementi della singola opera a dichiarare se a monte c’è un intento comunicativo o semplicemente rappresentativo/estetico
    la penso così, e condivido l’impressione(da profano) che quest’artista non è(almeno non in tutte le opere) meramente prigioniera del “mestiere” 🙂

    Liked by 1 persona

    1. Inconscio, anima, emozioni, sogni e tante altre parole spesso sono vere e proprie vittime sacrificali dell’ignoranza più becera (il più delle volte inconsapevole, e questo vuole aprire un minimo spiraglio di redenzione). E’ vero che il significato del linguaggio sta nell’uso che se ne fa (come diceva qualcuno), tuttavia questa idea è un’arma a doppio affilatissimo taglio, poiché ci allontana dalla ricerca di quella verità esperibile nell’etimologia delle parole.
      La parola contiene in sé tutta la verità, non posso non continuare a sostenere fortemente questa idea. Ed esiste certamente un’oggettività indiscutibile che solo chi cerca, e non per fede comunemente intesa, trova.
      Gli scettici sono solo individui che non hanno mai cominciato a cercare.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...