Forse non tutti sanno che l’8 marzo 415 d.c….

ipazia2Oggi vi presento Ipazia, figlia del matematico Teone, nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 d.c..

Fu scienziata, matematica, astronoma, filosofa neoplatonica, musicologa, “madre” della scienza sperimentale, inventrice (astrolabio, idroscopio, aerometro si devono a Lei), ricercatrice sincera, studiosa appassionata.

Oggi è impossibile ricostruire nel dettaglio le grandi innovazioni in campo scientifico e il pensiero filosofico di questa immensa creatura, poiché tutto ciò che ella ha scritto è andato in cenere, insieme alla sua carne, in altro modo distrutta, a causa dell’incendio doloso della Biblioteca di Serapide

Senza contare che la gran parte di ciò che ha prodotto è stata, in seguito, attribuita a suoi esimi colleghi  maschi.

Come è accaduto, ad esempio, per la  relatività, teoria formulata da Einstein benché intuita perfettamente dalla nostra nella sua pratica manifestazione, molti secoli prima.

A raccontarvi di Ipazia è Shalim, suo  devoto discepolo al Centro Studi di Via del Sole, innamorato profondamente della sua maestra senza aver tuttavia mai consumato il sentimento presumibilmente ricambiato.

Ci tengo a sottolineare che quanto segue è storicamenterealmente accaduto.

La sanguinosa e violenta uccisione di Ipazia non è soltanto spaventosa per ciò che ha provocato al corpo e all’anima della scienziata stessa: ha segnato un importante passaggio  nel percorso evolutivo dell’intera umanità.

L’efferata barbarie è simbolo, quindi, non solo di un omicidio perpetrato ai danni della figura della donna e del suo potenziale, ma soprattutto di quella capacità solo femminile di utilizzare il pensiero razionale come esperienza di elevazione spirituale.

Ed è così che la luce di Via del Sole si spegne lentamente alla volta della Porta della Luna, indicando un inesorabile cambio di rotta fino al momento in cui, oggi, le sole forze maschili dominano la Scienza, la Conoscenza e l’Arte, indissolubile triade gemella di Corpo, Anima e Spirito.

Gli eventi dell’universo sono connessi tra loro in una rete geometrica che misura distanze, superfici, intervalli di tempo… Ogni qualvolta che si creano o si distruggono vincoli, la variazione viene percepita in tutto l’universo, quindi l’informazione si trasmette ovunque.

Perciò, invece di pretendere mimose e spogliarellista per oggi, fatevi un favore: andate a comprarvi un libro.

[…] Pietro si gira, torna da Ipazia, con la conchiglia affilata le rompe il bavaglio: “Tu non sei una pagana qualunque, il tuo sacrificio deve servire da monito, deve accelerare le conversioni in massa! Shalim non potrà non raccontare quello che ti è accaduto, tutti devono sapere come e dove si compie la giustizia di Dio!” e bacia la grossa croce d’argento che porta appesa al collo frugando con occhi freddi tra le sinuosità della mia maestra.

[…]

“Devi essere cancellata dalla vita e dalla storia, Ipazia. Se tu fossi stata solo eretica e pagana, saresti stata solamente eliminata. Ma tu rappresenti la ribellione! La ribellione portata avanti da una femmina! E pensare che noi cristiani abbiamo portato la vera evoluzione elevando la donna a essere umano, ma a te questo non è bastato. Perché credi che Dio t’abbia fatto così bella? Per rendere felice l’uomo, per amarlo e servirlo!” 

[…]

I lineamenti sconvolti della mia maestra sembrano distendersi, il suo sguardo è velato di nobile tristezza, la sua voce è accorata eppure intrisa di dolcezza: “Dio è alito razionale diffuso per tutta la materia e l’universo è stato scritto con il respiro della creazione. A noi creature umane è stato concesso un po’ di questo respiro per tentare di leggere i segreti del mondo… non importa che a leggerli siano uomini o donne.” e cerca il confronto del mio sguardo.

[…]

Pietro porge la sua conchiglia a un monaco che gli sta accanto, afferra Ipazia per i capelli dietro la nuca, la immobilizza con la mano sinistra, si fa aiutare dagli altri due… e con due dita dotate di unghie spaventose cava un occhio alla mia Ipazia che emette un grido straziante… dio… dio ferma questo demonio! […] il carnefice getta sull’altare, tra i petali bianchi, gli occhi del mio amore. Ipazia emette rantoli disperati, rantoli ancora più strazianti mentre… dio! dio, no! mentre Pietro con le unghie grondanti di sangue le cava… dio! le cava l’altro occhio… […]

L’ha straziata: al posto dei due piccoli soli ora ci sono due cavità sanguinolente. Ella geme, cerca di soffocare lo strazio della voce… Questo demonio non si ferma, riprende in mano la conchiglia tagliente, tuona, ordina di stendere Ipazia sul marmo dell’altare in mezzo ai petali bianchi, le avvicina il grosso guscio di conchiglia al grembo, dagli sgherri le fa divaricare le gambe, prende a squarciarle il pube, a penetrarla con la conchiglia tagliente, Ipazia emette grida strozzate, disperate, la voce rabbiosa del demonio tuona nella cattedrale densa d’incenso e di strida indemoniate: “Tu non puoi essere uccisa come qualunque nemico! Tu devi essere smembrata! Faremo a pezzi anche il tuo pensiero, i tuoi progetti, i ricordi di quel cielo che hai violato! e continua a seviziarla… “Tu sarai smembrata perché, oltre a quello che hai detto e che hai fatto, oltre tutto questo… tu sei donna!” e le squarcia tutto il basso ventre. “Donna! Donna! Donna!! […]

Pietro urla alla ciurma di monaci assassini di non colpirla al cuore, questo privilegio tocca a lui, e il branco assetato di sangue si lancia sul mio povero amore… con le conchiglie affilate le mozzano… le mozzano le dita! le staccano le mani! Ipazia è viva, lo strazio nei suoi rantoli di dolore, attaccano le sue gambe… le strappano i seni, le labbra, sangue, la divorano, le labbra della mia Ipazia.

Provo a fracassarmi la testa sul marmo del sarcofago dietro di me, ma i figli di Satana me l’impediscono… m’obbligano a scavare con i miei occhi nello scempio del tuo corpo […] mentre a decine, a centinaia piombano sull’altare a strappare un brandello di quella povera creatura… a strapparle i rimasugli del ventre! […]

Pietro il Lettore, ebbro di sangue, si fa largo nel sangue, deve urlare… gridare, i monaci non vogliono cedergli il posto, riesce a piombare sul corpo seviziato, alza la conchiglia d’avorio e cala un colpo mortale sotto i brandelli del seno d’Ipazia squarciandole il cuore… un ultimo sussurro di vita… il macellaio non si ferma, scava, lo estrae, lo solleva… protende la mano insanguinata in alto, un urlo di gioia si leva dal branco assetato di sangue! Pietro getta il cuore della mia maestra in mezzo ai petali ormai insanguinati […]

Questi sciacalli assetati di sangue raccolgono i brani maciullati di Ipazia e li ficcano in due sacchi di iuta e poi fuori via nella notte, trascinano i resti d’Ipazia per terra […]

Ma l’orgia infernale continua per le vie della città: brancolano ebbri di sangue sotto il palazzo vescovile, i sacchi sanguinolenti levati al cielo, gridano vittoria! E poi… e poi l’ultima corsa verso la Porta della Luna e infine al Cinerone… qui si brucia la spazzatura…  il branco di demoni getta in mezzo all’immondizia i resti de mio amore. […]

“Questo dice Agostino da Ippona! La donna è immondizia! E anche tu, Ipazia d’Alessandria, sei solo immondizia! Immondizia! Immondizia!” 

(Estratto da Ipazia, A. Petta- A. Colavitto, prefazione di M. Hack, La Lepre Edizioni, 2009)

(Immagine in evidenza: Hypatia by Charles William Mitchell 1885)

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38 thoughts on “Forse non tutti sanno che l’8 marzo 415 d.c….

  1. le pregiudiziali ideologiche, quelle dei parabolani di allora così come quelle dell’odierno “femminismo”, sono per antonomasia antistoriche. Ti invito all’attenzione per evitare di cadere in certe trappole.
    I grandi esseri, sono grandi perché sono ESSERI! Il fatto che siano uomini o donne è una contingenza secondaria. E giustappunto l’aneddoto in cui Ipazia mostra la pezzuolina imbevuta di mestruo al suo amico/allievo distratto e invaghito dalla propria femminilità, dovrebbe far intuire quanto ad Ipazia fregasse di essere donna o uomo. Questo per dire che non direi proprio Ipazia rappresenti “le donne”, ma eventualmente un modello universale di realizzazione di se stessi cui ispirarsi. Non trasformiamo i modelli in bandiere svilendoli, perché la differenza è sostanziale… e pericolosa: Symbolon significa “mettere insieme”, ed il suo contrario è Diabolon 😉
    chiedo venia se son risultato sconveniente
    ps: vale anche per il post su Lilith

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    1. Ti ringrazio per l’onestà nell’espressione del tuo pensiero.
      Premetto che la parte in corsivo é un estratto da un romanzo storico, per cui parliamo di dialoghi e descrizioni, seppur realmente accaduti, appunto romanzati.

      Per quel che riguarda Ipazia, invece, vale la prima parte del testo. Ella rappresenta il femminino che si disvela attraverso il corpo di questa donna, che non a caso é donna.
      Rappresenta un momento fondamentale nel percorso evolutivo spirituale dell’umanità.
      Non trovo ora questa la sede per entrare nel merito, ma brevemente, Ipazia era un’anima che viveva ancora -direttamente- in contatto con la dimensione sacra. La sua uccisione é uccisione simbolica di questo tipo di conoscenza misterica che si é potuta rivelare proprio perché Ipazia era una donna.

      Non é mia intenzione sventolare bandiere. Non sono femminista.
      Il mio obiettivo é spostare l’attenzione su cose serie relative all’essere femmine e al diventare donne slegato dalle semplici emancipazioni politiche e sociali che non servono a nulla (e nom cambieranno mai lo stato delle cose) se dietro non c’è un cammino di consapevolezza. Perché per quanto un essere é, a prescindere dal genere di appartenenza, é sempre il genere di appartenenza a determinare il modo in cui é.

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      1. sono una pletora i parametri che determinano l’essere, il genere è solo uno fra tanti. E sono refrattario a qualsiasi ulteriore dicotomia derivante proprio perché è ostacolo all’integrazione e quindi alla possibilità di pienamente essere. La dimensione sacra è perlappunto neutra, e se è vero possediamo un Anima è anche vero che si accompagna ad uno Spirito. Quelli furono secoli davvero oscuri in quanto pochissimo documentati, ma una certa idea più obiettiva me la son fatta. Magari nel tempo la sviscererò.
        Non me ne volere, e spero di non essere frainteso, sono devotissimo a Sophia, alla Mater, e giusto ieri, mi pare, te ne ho girato una testimonianza; solo non mi piacciono le mancanze di equilibrio(ho fatto la battuta) dell’oltranzismo, qualunque forma esso assuma ☺️
        Viva il principio di mediazione della complementareità, abbasso quello conflittuale degli opposti

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  2. Inoltre, riflettendo sulla pezza imbevuta di mestruo, mi viene da fare un’ulteriore considerazione, da donna: non che a Ipazia non interessasse essere donna (poiché credimi, come immagino avvenga per l’uomo, non puoi “dimenticarti” mai di essere femmina e slegartene, dovendo fare i conti con le trasformazioni periodiche del tuo corpo), ma piuttosto che avesse compreso che quel sentimento che “muove” gli uomini verso le donne (vale anche al contrario) fosse semplicemente una questione biologica, legata alla fertilità scandita dal ritmico flusso di sangue. Che l’attrazione tra i sessi sia solo funzionale alla continuazione della vita della specie.
    Mostrare il proprio sangue, dunque, rappresenta elevare l’elemento vitale femminile a puro Amore per la vita universale.

    Così…

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      1. E vedi… tu stai rispondendo da uomo.
        Perché, mi sono sempre domandata, gli uomini amano affondare il proprio corpo nel nostro, ma davanti al sangue mestruale si “schifano”?
        Ipazia, donna, aveva capito anche questo è senza perdere la verginità.

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      2. non lo dico io, lo dice l’aneddotica che ci è arrivata ahahah
        “Questo, dunque, ami o giovane, niente di bello”, parola di Ipazia
        certo non è da escludersi che Damascio fosse un cesso d’omo e Hippy se lo volesse cavare così dalle balle… ahahahah

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  3. E perdonami, se mi applico, ma sento l’argomento molto profondamente, non dobbiamo dimenticare tutta la strategia di distrazione e distruzione del ruolo femminile attuata dalla Chiesa Cattolica, proprio a partire da questo evento (a cui sono seguiti altri che hanno visto donne protagoniste).

    E’ un fatto vero che la scienza, la conoscenza e l’arte siano state ingiustamente rappresentate da soli uomini, non perché questo sia veramente accaduto, ma perché questo ha scritto la storia.

    E’ anche vero che questa cosa ha un valore fondamentale per chi intende disarmonizzare gli equilibri tra le forze spirituali, spingendo prepotentemente sul solo approccio maschile alla vita e alle cose.
    Perché è appunto dividendo, in questo caso il maschile dal femminile, come anche tu dici, che si attua il progetto diabolico.

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      1. fai attenzione alle contraddizioni nel testo, introdotte per non essere tacciato d’eresia(sottolineando che Pico faceva pienamente parte del medesimo cenacolo di Marsilio Ficino, colui che redasse il Corpus Hermeticum). Penso, ad Ipazia, sto discorso sarebbe piaciuto molto:

        Quando in noi vi è molteplicità, allora abbiamo la discordia, che produce lotte più gravi che le guerre civili e se a queste vorremo sfuggire, se aspireremo a quella pace, che ci sospinge così in alto da collocarci fra le creature più eccelse del Signore, soltanto la filosofia potrà reprimere e sedare addirittura queste discordie. Che se l’uomo avrà ottenuto tregua da questi suoi nemici interni, la filosofia morale, anzitutto, reprimerà e rintuzzerà le sfrenate rivolte di tanti nostri appetiti carnali e gli assalti leonini del nostro animo iroso. Provvedendo meglio alla nostra salute avremo conseguito la sicurezza della vera pace, la quale verrà in soccorso e liberamente adempierà tutti i nostri voti.

        Poiché l’uccisione di queste due fiere sarà per così dire il sacrificio della scrofa onde sarà sancito l’inviolabile patto di una santa pace fra lo spirito e la carne.

        La dialettica della ragione ammansirà i contrastanti dibattiti delle orazioni e gl’inganni animosamente tumultuanti nel sillogismo. La filosofia naturale rappacificherà le liti e i dissidi dell’opinione che opprimono, distraggono e dilacerano qua e là l’anima inquieta. Ma la calmerà in modo da costringerci a ricordare che la natura è nata, come dice Eraclito, dalla guerra, e perciò è detta da Omero contesa. Tuttavia non può essere in sua facoltà di presentarci una vera quiete e una solida pace, essendo questo dono e privilegio della santa teologia. Solo questa c’indicherà la via alla pace e ci sarà di guida, come quella che, vedendoci affaticati e ancora lantani, esclamerà: «Venite a me voi tutti che vi affaticate, venite e io vi rifocillerò; venite a me e vi darò la pace che mai vi potranno dare il mondo e la natura». Chiamati così soavemente, invitati così benignamente, colle ali ai piedi, quasi Mercuri terrestri, volando all’amplesso della beatissima madre, fruiremo della sospirata pace, pace santissima, indivisibile congiungimento, unanime amicizia, per cui non solo tutte le anime concordano ora in quell’unica mente, che è sopra ogni mente, ma si trasformano in modo ineffabile e interamente nell’uno-tutto.
        Questa è quell’amicizia che i Pitagorici dicono sia il fine di ogni filosofia.
        Questa è quella pace che Dio dà ai beati nel cielo, che gli angeli, scendendo in terra, annunciarono agli uomini di buona volontà, affinché questi ultimi, ascendendo al cielo, diventino angeli.

        Questa pace desidereremo agli amici, questa pace al nostro secolo e a ciascuna casa in cui entreremo; questa pace augureremo all’anima nostra, acciocché si faccia per essa la stessa casa di Dio, acciocché discenda il re della gloria, dopo che, per mezzo della morale e della dialettica, si sarà liberata da ogni sozzura e si sarà adornata di ogni filosofico sapere, coronando di serti teologici la somma delle porte.
        Allora il re della gloria, venendo insieme col Padre, porrà la sua dimora presso l’anima. Se si mostrerà degna di tanto ospite, la cui misericordia è immensa, vestita di aurei paludamenti, quasi di vesti nuziali, fornita della molteplice varietà delle scienze, riceverà il bellissimo viandante, non già come un ospite, ma come uno sposo. Per non essere mai più staccata da lui, desidererà essere sciolta dai legami col popolo suo e, dimentica ormai della casa del padre, anzi obliata di se stessa, bramerà morire a sé, per poter vivere nello sposo, al cui cospetto è certo preziosa la morte dei suoi santi, se può dirsi morte la pienezza della vita, la meditazione della quale i sapienti dissero essere il fine ultimo della filosofia.(Pico della Mirandola)

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      2. Dissimula un discorso teologico per elevare la filosofia a meta suprema?
        Finge di parlare di Dio é disquisisce intorno alla supremazia della Conoscenza? Illude di preferire la pacifica fede mentre esalta il dinamismo degli opposti?
        Domando.
        Perché é davvero così ben strutturato che i confini tra i concetti sono quasi invisibili.
        Probabilmente se non mi avessi avvisata non le avrei colte le contraddizioni di cui parli e avrei semplicemente pensato, come forse la maggioranza dei lettori, di non essere in grado di comprendere.

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      3. vedi, è per questo che ti dico bisogna stare attentissimi con la storia, e più precisamente con ogni convinzione storica ci formiamo ☺️
        nello specifico il rapporto uomo donna, per quel che mi è stato dato rilevare autonomamente, è sempre stato il medesimo, cioè sommamente variegato, in ogni epoca… al di la di qualsiasi apparenza culturale o dogmatica

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      4. Certo. Se esistevano i detrattori di Ipazia, compresi i suoi violenti aguzzini, esistevano anche personalità maschili in grado di provare ammirazione, riverenza e sincero affetto per lei.
        Non volevo stigmatizzare in toto l’atteggiamento dell’uomo verso la donna. Non sono così ingenua! Non sono squadrista.
        Volevo intanto ricordare che l’8 marzo sono successe tante cose, non solo ‘sta fabbrica, e suggerire perché oggi ci troviamo in questo bell’ingarbugliato squilibrio.

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    1. Non lo trovo in disaccordo con l’articolo di Nea dell’8 marzo scorso.
      Ripeto che la mia non voleva essere una presa di posizione femminista, ma solo ricordare, in un giorno particolare, che cosa è successo a una donna “intelligente” in un lontano passato ad opera di poteri oscurantisti.

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